Pale eoliche? Non nel mio giardino
di Giacomo Talignani , di Giacomo TalignaniRinnovabili sì, ma non dietro casa mia. E neppure in mare aperto a più di dieci chilometri dalla costa. Poi ovviamente non sulle colline del Mugello dove nacque Giotto, o a ridosso di fitte foreste calabresi. Nell'Italia che preme per la transizione ecologica ed energetica nel difficile tentativo di frenare la dipendenza dalle fonti fossili, decine di comitati Nimby (Not In My Back Yard, non nel mio giardino), associazioni, sindaci e organizzazioni in difesa del paesaggio, tengono in scacco diversi ambiziosi progetti di impianti rinnovabili, soprattutto eolici ( i dieci qui sotto per esempio) già bloccati nel tempo da burocrazia e soprintendenze. Per tutti, la parola d'ordine è progettare un futuro più verde, basato sull'energia pulita: ma che sia lontano da casa o dai luoghi del cuore.
Rinnovabili sì, ma non dietro casa mia. E neppure in mare aperto a più di dieci chilometri dalla costa. Poi ovviamente non sulle colline del Mugello dove nacque Giotto, o a ridosso di fitte foreste calabresi. Nell'Italia che preme per la transizione ecologica ed energetica nel difficile tentativo di frenare la dipendenza dalle fonti fossili, decine di comitati Nimby (Not In My Back Yard, non nel mio giardino), associazioni, sindaci e organizzazioni in difesa del paesaggio, tengono in scacco diversi ambiziosi progetti di impianti rinnovabili, soprattutto eolici ( i dieci qui sotto per esempio) già bloccati nel tempo da burocrazia e soprintendenze. Per tutti, la parola d'ordine è progettare un futuro più verde, basato sull'energia pulita: ma che sia lontano da casa o dai luoghi del cuore.
1) RIMINI (EMILIA ROMAGNA)
"Troppi impatti per la navigazione, l'avifauna e animali marini: l'impianto non s'ha da fare". Si potrebbe riassumere così la posizione di comitati come Basta plastica in mare, ai quali si aggiungono Italia Nostra, gruppi di ornitologi,
club nautici e assessori locali. Il progetto prevede una cinquantina di pale in alto mare che Energia Wind 2020 vorrebbe realizzare tra Rimini e Cattolica. Circa 330 megawattche garantirebbero energia pulita a 120mila abitanti. Sembra che nemmeno l'idea di spostare le pale ad almeno 16 chilometri dalla costa basti a convincere i contrari.
2) MUGELLO (TOSCANA)
Sul Monte Giogo di Villore e Corella, nel Mugello in cui nacque Giotto, sono state autorizzate dalla Regione dieci gigantesche pale eoliche di 170 metri per 30 megawatt di potenza (l'impianto più grande della Toscana). Guidati
dal comitato Crinali liberi, cittadini e associazioni si oppongono ed è in atto un contenzioso tra Regione e Soprintendenza per il possibile impatto paesaggistico e ambientale.
Fra le denunce, anche la costruzione di strade per trasportare i materiali attraverso almeno sei ettari di bosco (anche se le società Agsm-Am si sono dette disposte, una volta ultimata l'opera, a rimuovere l'asfalto) e i pericoli di dissesto idrogeologico e frane.
3) CASTEL SAN GIORGIO (UMBRIA)
In provincia di Terni, a Castel San Giorgio, verso Bolsena, la Rwe Renewables Italia sta portando avanti il progetto di un impianto da sette aerogeneratori da 6 megawatt ciascuno. In prima linea, qui, è il sindaco
del comune di duemila abitanti, Andrea Garbini che, sostenuto da comitati, sostiene che il territorio umbro non avrà alcun ritorno economico dalle pale e tutto da perdere dal punto di vista paesaggistico. In Umbria l'eolico
è un tabù: per il Coordinamento associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena si tratta di "impianti distruttivi e devastanti del territorio, costosi e scarsamente produttivi".
4) SAN MARTINO E ROTELLO (MOLISE)
All'idea di 12 grandi aerogeneratori che sovrastano i campi d'ulivi si è scatenato un putiferio anche nel Basso Molise. Qui, nei comuni di San Martino in Pensilis e Rotello, è in corso di autorizzazione (con un primo parere positivo del Ministero) un impianto della Wind Energy che garantirebbe una potenza di 48 megawatt. Radunati in comitati, diversi residenti, amministratori e consiglieri contrastano l'iniziativa parlando di "impianti invasivi che minano lo straordinario patrimonio agricolo di qualità". Dice il Comitato per la salvaguardia del territorio molisano: "È l'ennesima minaccia al patrimonio produttivo, paesaggistico, culturale, identitario del basso Molise".
5) CARLOFORTE (SARDEGNA)
Di recente sono stati avanzati sei progetti, anche a sudovest di Carloforte o nella zona di Sant'Antioco. Iter e autorizzazioni sono in fase embrionale, ma associazioni ecologiste come
il Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG) hanno fatto opposizione alle concessioni demaniali marittime. Lo definiscono un "assalto al mare" che "è conseguenza della scarsa pianificazione delle reali esigenze energetiche".
6) SAN BARTOLOMEO IN GALDO (CAMPANIA)
Sotto le bandiere di No eolico selvaggio alla fine dello scorso anno sono scesi in piazza i sindaci di diversi comuni del beneventano. Qui, a San Bartolomeo in Galdo e in località Sant'Angelo, protestano contro la possibile realizzazione di un parco da sette aerogeneratori di 28 MW di potenza, alti 180 metri e promossi da Edelweiss energia. Le associazioni chiedono di destinare altrove l'opera, perché la zona prescelta è un cuore agricolo del territorio sannita che non deve essere modificato.
7) SANT'ARCANGELO (BASILICATA)
La Basilicata conta la più alta percentuale di impianti d'Italia, e tuttavia, dopo anni di "mini eolico selvaggio", dice basta a nuovi progetti, complice una legge regionale che limita la potenza massima a 3 megawatt, ostacolando la realizzazione di nuovi impianti. Un anno fa Legambiente aveva promosso il Manifesto per le energie rinnovabili in Basilicata, ma l'invito non è stato colto. Il caso simbolo è Sant'Arcangelo (Potenza), impianto costituito da otto aerogeneratori (potenza 19,20 MW) che dopo aver ottenuto le autorizzazioni, tra cui la valutazione di impatto ambientale, è oggi ostaggio dei pareri e vincoli di Soprintendenza e Regione.
8) SALENTO (PUGLIA)
In un lungo tratto di costa che va da Porto Badisco fino a Santa Maria di Leuca, le società Falck Renewables e Blue Float Energy stanno portando avanti il progetto Odra Energia, il più grande parco eolico offshore galleggiante italiano: 90 turbine alte circa 250 metri ad almeno 12,8 chilometri dalla costa. Avrebbe una capacità di 1,3 GW e una produzione annuale stimata di circa 4 terawattora, l'equivalente del consumo di oltre un milione di utenze domestiche. Ma il Comitato tutela Costa Adriatica Salentina, composto da sindaci di decine di paesi coinvolti e relativi cittadini, si oppone con decisione: parlano di "ennesimo attacco alla bellezza del Salento e di distruzione del patrimonio paesaggistico".
A nulla è valsa la proposta di spostare le pale ancor più al largo.
9) MONTEROSSO CALABRO (CALABRIA)
La Calabria è una delle regioni italiane dove lo sviluppo delle rinnovabili crea più contrasti. Un progetto discusso è ad esempio quello di un parco da 3 pale per 20 MW, che però, secondo gli ambientalisti, potrebbe portare all'abbattimento di quattromila alberi. L'impianto della tedesca Essen è previsto nel vibonese, nella zona di Monterosso calabro. Qui Italia Nostra, insieme ad altri comitati sta portando avanti una battaglia per "fermare il distruttivo progetto dagli impatti ambientali e paesaggistici".
10) EGADI (SICILIA)
Sulla spinta dei comitati Nimby, e dopo che anche la Regione Sicilia ha dato parere sfavorevole, al largo delle Egadi non si costruirà più uno dei parchi eolici più grandi d'Europa. Il progetto Medwind Italia, presentato da Renexia, prevedeva 190 turbine eoliche in grado di produrre energia elettrica per 3 milioni e mezzo di famiglie e tanti posti di lavoro. Anche qui sindaci, autorità e cittadini si sono uniti per evitare l'impatto sul "panorama delle Egadi e la pesca". Basite associazioni come Legambiente. Wwf, Greenpeace, che dicono che il parco si sarebbe potuto fare "migliorando il suo impatto visivo e naturalistico". Inoltre, le pale eoliche avrebbero anche garantito "una zona di ripopolamento ittico" in un'area dove di pesce ce n'è sempre meno.
Sul Venerdì del 15 aprile 2022