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L'energia eolica in Germania: dove osano le pale

Torsten Levsen (a sinistra), ceo del colosso dell’eolico Denker & Wulf e Jan Philip Albrecht, ministro dell’energia dello Schleswig-Holstein, seduti in cima a una turbina a vento. Nella regione ce ne sono tremila (Markus Scholz / Picture Alliance / Getty Images) 
Reportage dallo Schleswig-Holstein, nord della Germania. Qui la svolta eolica è già realtà E fa contenti tutti: ministri, manager, contadini. E uccelli migratori  
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KIEL (Germania) Mani grosse, giacche pesanti, anfibi sporchi di fango. I tycoon dell'eolico tedesco hanno i piedi ben piantati a terra e l'animo sempre grato alle correnti di nord-ovest: "C'era la Ruhr con il suo carbone, ora c'è lo Schleswig-Holstein con il nostro vento" dice Dirk Ketelsen, colosso sessantanovenne che ci accoglie in quella che era la stalla dei suoi maiali e ora è la sala riunioni di una delle maggiori aziende di energia rinnovabile del nord della Germania. Sa di mare e di terra, il carburante che alimenta la svolta verde della locomotiva d'Europa: dietro gli argini che le proteggono dal Mare del Nord, le pale ruotano in mezzo a campi di granturco, segale e orzo, con giri sempre più larghi, sempre più potenti, sempre più carichi di un'energia che trent'anni fa sembrava un capriccio, e oggi indica la via d'uscita dalla doppia gabbia delle emissioni che surriscaldano il pianeta e dei…

KIEL (Germania) Mani grosse, giacche pesanti, anfibi sporchi di fango. I tycoon dell'eolico tedesco hanno i piedi ben piantati a terra e l'animo sempre grato alle correnti di nord-ovest: "C'era la Ruhr con il suo carbone, ora c'è lo Schleswig-Holstein con il nostro vento" dice Dirk Ketelsen, colosso sessantanovenne che ci accoglie in quella che era la stalla dei suoi maiali e ora è la sala riunioni di una delle maggiori aziende di energia rinnovabile del nord della Germania. Sa di mare e di terra, il carburante che alimenta la svolta verde della locomotiva d'Europa: dietro gli argini che le proteggono dal Mare del Nord, le pale ruotano in mezzo a campi di granturco, segale e orzo, con giri sempre più larghi, sempre più potenti, sempre più carichi di un'energia che trent'anni fa sembrava un capriccio, e oggi indica la via d'uscita dalla doppia gabbia delle emissioni che surriscaldano il pianeta e dei combustibili fossili che finanziano le guerre di Putin. 

Oggi è allarme in tutta Europa, ma già a inizio anno, mentre il resto del continente sonnecchia nella morsa pandemica, il vicecancelliere tedesco Robert Habeck convoca una conferenza stampa per annunciare quella che lui stesso definisce un'impresa "gigantesca". Si tratta di cambiare radicalmente e in corsa l'energia che alimenta la quarta economia del mondo, e Habeck, ministro verde dell'Economia e della Protezione climatica, snocciola una serie impressionante di numeri su quello che non è stato fatto finora e quello che va fatto d'ora in avanti. Negli ultimi trent'anni si è passati dallo 0 al 42 per cento di energia elettrica da fonti rinnovabili; nei prossimi otto si dovrà passare dal 42 all'80. E ancora: finora le emissioni di anidride carbonica sono diminuite di 15 milioni di tonnellate all'anno, dal prossimo anno i milioni dovranno diventare 40. Non ce la farà mai. Probabile. Ma fa capire che lui, il governo, la Germania tutta, ci proveranno con ogni mezzo. Soprattutto con uno: l'energia del vento. A chi gli chiede come si fa a non pensare che siano solo parole, Habeck risponde invitando a farsi un giro in Schleswig-Holstein. È il Land dove vive la sua famiglia, e dove lui è stato ministro dell'Energia dal 2012 al 2018: "Dieci anni fa le fonti rinnovabili producevano il 60 per cento dell'energia elettrica consumata nel Land, oggi siamo al 160 per cento".

Cinque milioni di case

È tutto verde, piatto, dritto. Siamo praticamente in Danimarca, affacciati su due mari - il Baltico e il Mare del Nord - che inondano i campi di vento. Ma quando chiediamo all'attuale ministro dell'Energia Jan Philip Albrecht il segreto dell'eolico made in Schleswig-Holstein, non comincia dall'alta pressione: "Il successo delle nostre rinnovabili è merito dei tanti agricoltori che hanno capito presto come le pale avrebbero aumentato la redditività dei campi". In tutto sono tremila turbine a vento che pompano l'energia necessaria a circa cinque milioni di famiglie. Tanta tecnologia: negli ultimi quarant'anni la produttività di una singola pala è aumentata anche di seicento volte. E tanta terra, che si insinua fin negli uffici ovattati del colosso Denker & Wulf: "Sono cresciuto in campagna, ho studiato agraria e ho cominciato con sei piccole pale nei campi di famiglia" ci dice Torsten Levsen, amministratore delegato di quest'azienda che in tutta la Germania ha già installato 1,5 gigawatt di potenza eolica, qualcosa come il fabbisogno energetico di un milione e 200 mila alloggi. "Ricordo le contestazioni, gli striscioni che ci chiamavano distruttori dei campi, e ci intimavano di lasciare in pace patate e pomodori. Ma è stato allora che ho capito che questo era il futuro della terra e dell'energia". 

Reinhard Christiansen che trent’anni fa allevava mucche e oggi gestisce 5 parchi eolici (Raffaele Oriani) 

Contadino è anche Reinhard Christiansen, che allevava mucche e oggi è uno dei guru riconosciuti dell'eolico al confine tra Germania e Danimarca: "Sono partito trent'anni fa tra le risatine di tutti e le minacce di qualcuno" ci dice nella sua bella casa-ufficio piantata in mezzo ai campi. "Ma quando dopo cinque anni di contestazioni e aggiustamenti le prime pale hanno cominciato a girare, il vento è davvero cambiato: tutto il Paese ha voluto partecipare all'impresa, e oggi gestisco cinque parchi eolici che coinvolgono 1.200 soci e garantiscono l'energia ad almeno 40 mila famiglie". Ci aveva avvertiti Marcus Hrach, giovane manager a capo del Bundesverband Windenergie (Associazione imprese eoliche) dello Schleswig-Holstein: "Da noi il successo dell'eolico con i suoi 11mila lavoratori diretti e 1,2 miliardi di euro di valore aggiunto non è merito di multinazionali e fondi di investimento, ma delle comunità locali che hanno saputo cogliere al volo l'occasione".

Negli anni Ottanta l'energia dello Schleswig-Holstein era famosa soprattutto per le contestazioni oceaniche alla costruzione della centrale nucleare di Brokdorf: "Ero contrario, ma non scesi in piazza perché non potevo abbandonare le mie vacche" ci dice Christiansen. È stata una centrale modello, per dodici volte sul podio delle più efficienti al mondo. Ma lo scorso 31 dicembre ha chiuso nell'indifferenza generale: "Nel 2021 abbiamo rilasciato permessi per 220 nuove pale, che da sole produrranno tanta energia quanta ne produceva la centrale" spiega il ministro Albrecht. "In realtà la chiusura di Brokdorf ci torna utile perché libera linee elettriche per l'export di energia rinnovabile".  

La centrale nucleare di Brokdorf chiusa nel 2021 (Getty Images) 

Andate nello Schleswig-Holstein, aveva detto Habeck. Se la Germania non richiamerà in servizio il nucleare nemmeno per guarire dalla cronica dipendenza da gas, carbone e petrolio russi, sarà anche per posti anonimi e unici come la piana di Reussenköge, dove novanta altissime pale si godono le brezze sempre vivaci del Mare del Nord. È la nuova energia figlia di nuovi tycoon: Dirk Ketelsen per esempio. Trent'anni fa fatturava 100 mila euro con la sua impresa di agricoltura biologica: "Ma in tasca ne restavano pochi, andavamo avanti solo perché mia moglie insegnava a scuola". Oggi dalla sua fattoria appena dietro l'argine guida un impero che macina 500 milioni di fatturato annuo: "Gestiamo il parco di Reussenköge che coinvolge praticamente tutti gli abitanti del nostro Comune" spiega mentre si toglie il fango dell'ultimo sopralluogo all'ennesima pala da installare. "Ma progettiamo impianti eolici in tutta Europa, e ora anche in Turchia". Grazie a gente come lui lo Schleswig-Holstein è diventato una sorta di utopia verde, dove chiudono le centrali nucleari e fiorisce l'energia a emissioni zero: "Certo, sono diventato ricco" se la ride. "Ma ho iniziato tutto questo per cambiare il mondo. E ce l'ho fatta".

Dirk Ketelsen, proprietario di un’azienda di energie rinnovabili (Getty Images) 

Da queste parti si è sempre solo all'inizio: incontriamo vecchi guru e giovani rampanti, ma per tutti quello che conta è il prossimo salto da fare. C'è da irrobustire le linee elettriche: "Oggi soffia il vento ma molte pale sono ferme perché la linea è sovraccarica" dice Reinhard Christiansen. "Torna tra un paio d'anni e vedrai che avremo risolto il problema". Ma cosa se ne faranno di tanta energia? "Un secolo fa la Ruhr si è riempita di industrie perché aveva il carbone" ragiona Ketelsen. "Ora tocca a noi, e tra le mie pale voglio portare i data center di Amburgo che hanno un enorme bisogno di corrente elettrica". 

Siamo davvero dentro un paradigma diverso, che si porta dietro avveniristici piani di centrali a idrogeno che chiuderebbero il cerchio riversando l'energia pulita sul fronte del riscaldamento domestico e della mobilità sostenibile: "Come vede la mia Hyundai rilascia solo un po' d'acqua" dice l'ingegnere Marko Bartelsen, che cura un progetto pilota di trasformazione dell'energia eolica in carburante a emissioni zero. Ci vorranno anni, ma non si torna indietro. In questa terra di ombre lunghe e inverni che non finiscono mai, la sterzata è talmente decisa che accanto al vento del nord si è cominciato a sfruttare anche la luce da sud: lo Schleswig-Holstein (date un'occhiata alla mappa d'Europa) produce una volta e mezza l'energia solare della Campania felix.

Niente pugni di ferro

Ma sarà tutta così la Germania di domani? Torsten Levsen di Denker & Wulf ha molti dubbi: "Noi siamo una grande azienda ma in Schleswig-Holstein tutti i nostri parchi eolici hanno come soci le comunità locali e i proprietari dei terreni" spiega nel suo ufficio con splendida vista sul canale Baltico-Mare del Nord. "Altrove è molto più difficile coinvolgere partner del posto, e da investitori esterni è facile subire contestazioni".  Il governo federale ha assicurato che fino al 2030 in tutta la Germania l'eolico avrà la precedenza su ogni altro interesse: "Ma il pugno di ferro non è l'approccio giusto" dice Ingo Ludwichowski dell'associazione ambientalista Nabu. "In Schleswig-Holstein l'eolico si è affermato perché ha tenuto conto delle esigenze di tutti, anche degli uccelli migratori. Altrove si è voluto procedere d'imperio e si sono provocate caterve di cause civili". C'è la rotta delle oche, il volo del nibbio, l'indipendenza energetica e un pianeta da salvare. A Berlino sanno mettere in fila le priorità. Ma il grande nord dimostra che l'energia di domani non è fatta solo di kilowattora. Ci vogliono comunità, imprenditori, consenso. Hanno chiesto a Robert Habeck se pensa di contattare personalmente tutte le decine di ministeri, comitati e associazioni pronti a opporre resistenza. Di solito gli piace dilungarsi. Questa volta ha risposto semplicemente "Sì".

Sul Venerdì del 15 aprile 2022