Il Venerdì

Simonetta Di Pippo: facciamo la pace, almeno nello spazio

Passeggiata degli astronauti all’esterno della Stazione spaziale internazionale (Alamy)
Passeggiata degli astronauti all’esterno della Stazione spaziale internazionale (Alamy) 
Lassù Stati Uniti e Russia collaborano da sempre. Ma presto Luna e Marte saranno terre di conquista. «Perciò servono nuove regole» dice l’astrofisica. Intervista
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Finora lo Spazio ha aiutato a mantenere rapporti che sulla Terra non erano proprio idilliaci. Spero che possa continuare a svolgere questa funzione. Ma servono nuove regole da applicare al di fuori della Terra". Simonetta Di Pippo da 35 anni ("40 se consideriamo anche la laurea in astrofisica") si occupa di satelliti e astronauti, di sonde e stazioni orbitanti. Lo ha fatto a inizio carriera nell'allora neonata Agenzia spaziale italiana (Asi), poi è stata responsabile del volo umano nell'Agenzia spaziale europea (Esa). Quindi per otto anni ha diretto l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello Spazio extra-atmosferico. Ora è stata chiamata dall'Università Bocconi di Milano per guidare lo Space Economy Evolution Lab, una struttura ideata per formare i futuri "manager spaziali", capaci di integrare le competenze economiche con quelle ingegneristiche, scientifiche e di diritto spaziale. Di Pippo sarà ospite, il prossimo 5 giugno, al Cicap Fest a Padova, dove parlerà di esplorazione del cosmo, missioni su Marte e turismo in orbita.

Romana, 63 anni, l’astrofisica Simonetta Di Pippo è rientrata in Italia dopo 14 anni all’estero, ai massimi vertici di Esa e Onu. Oggi è docente alla Bocconi di Milano
Romana, 63 anni, l’astrofisica Simonetta Di Pippo è rientrata in Italia dopo 14 anni all’estero, ai massimi vertici di Esa e Onu. Oggi è docente alla Bocconi di Milano 

Dottoressa Di Pippo, il conflitto in Ucraina avrà ripercussioni, secondo lei, sulle collaborazioni "cosmiche" tra la Russia e gli altri Paesi, a cominciare dalla Stazione spaziale internazionale?
"Per il momento le operazioni a bordo della Iss non hanno subìto alcun cambiamento, non risultano problemi specifici. Sulla Stazione spaziale hanno sin dal principio convissuto una parte russa e una non russa. I manuali sono diversi e le due lingue ufficiali sono inglese e russo. Dal pensionamento della flotta Shuttle, i russi hanno consentito a tutti gli astronauti di andare e tornare dalla Stazione grazie alla navicella Soyuz. E più in generale, per far funzionare la Iss, c'è sempre voluta la dedizione di tutti, sia per la manutenzione che per gli esperimenti a bordo. Per questo si è trattato di un grande esempio di collaborazione internazionale. Ma in questo momento critico ci vuole un uso spinto della diplomazia, più di quanto si sia fatto finora. E non solo nello Spazio".
 

Lei ritiene necessarie nuove regole. A cosa si riferisce?
"Nei prossimi anni assisteremo a una accelerazione nelle attività spaziali, che riguarderanno soprattutto la Luna, gli asteroidi e Marte. Senza regole chiare sullo sfruttamento delle risorse, sottoscritte da tutti i protagonisti, potrebbero nascere non pochi problemi".
 

Cominciamo dalla Luna...
"Nei prossimi vent'anni ci sarà una esplorazione sistematica del nostro satellite. La Nasa e i suoi partner hanno il programma Artemis, l'Italia è stato il primo Paese europeo ad aderire. C'è poi un altro accordo tra russi e cinesi per una esplorazione congiunta della Luna firmato lo scorso anno. È un approccio interessante perché punta sulla collaborazione tra diverse nazioni, mentre finora l'esplorazione lunare era stata appannaggio di grandi potenze che agivano da sole: gli Usa, la Russia, la Cina. Tuttavia l'esplorazione sistematica della Luna non è normata e la mancanza di regole potrebbe in futuro portare a qualche problema, anche se i programmi dei due blocchi non nascono per essere competitivi, come ai tempi della Guerra fredda. Il fatto che siano molti i Paesi coinvolti, anziché pochissimi soggetti, fa però sperare che si sentirà il prima possibile la necessità di una governance globale".

Perché servono regole anche per gli asteroidi?
"La Nasa il prossimo agosto lancerà la sonda Psyche, che nel 2026 raggiungerà l'omonimo asteroide. Si tratta di un oggetto molto grande, una sorta di pianeta mancato fatto di metallo: nichel, cobalto, platino, oro... La missione andrà a studiare l'asteroide, orbitandovi intorno per capire esattamente di cosa è fatto. Perché si immagina di poter un giorno atterrare su questo oggetto e di poterne estrarre i metalli che ci interessano, soprattutto in un momento in cui le terre rare scarseggiano sulla Terra e creano, là dove sono localizzate, tutta una serie di instabilità geopolitiche. Ma anche questa è una situazione non normata. In linea di principio, esiste un accordo di non appropriazione delle risorse spaziali, ma il trattato in vigore è molto generico. Vanno definite linee guida che consentano un'esplorazione più regolamentata".
C'è dunque ancora margine per una diplomazia dello Spazio?
"Io ci credo. Una delle ultime cose che ho fatto prima di lasciare il mio incarico all'Onu è stato inserire nell'agenda del Segretario generale lo Spazio come uno dei sette pilastri fondamentali della politica delle Nazioni Unite, in particolare la gestione del traffico spaziale, lo Spazio come bene comune per le future generazioni e il suo uso a scopi pacifici. Tutto questo sarà discusso a settembre 2023 al Summit of the future".

Andare in orbita resta un privilegio per pochi grandi Paesi?
"L'ufficio che ho diretto alle Nazioni Unite negli ultimi otto anni ha attivato il programma Access to Space for All. Tra le iniziative di successo, l'accordo con l'Agenzia spaziale giapponese che ha coperto i costi per il lancio e la messa in orbita di piccoli satelliti: un costo che sarebbe enorme per un Paese in via di sviluppo. Il primo esperimento lo abbiamo fatto con l'Università di Nairobi, in Kenya: hanno dovuto finanziare solo la realizzazione del satellite, poi lanciato nel 2018. Ma la missione ha fatto sì che il Kenya si sia dovuto dotare di una legge sullo Spazio, formare un'agenzia e personale competente all'Università. Insomma si è innescato un processo virtuoso. Lo stesso abbiamo fatto poi con Guatemala e Mauritius".
Perché dopo 14 anni all'estero ha deciso di tornare in Italia?
"Era il momento di ridare indietro agli studenti quello che ho imparato. E nella space economy, che sarà la spina dorsale dell'economia del futuro, c'è un problema legato alla forza lavoro: ci sarà bisogno di formare i professionisti in modo diverso da come è stato finora e lo Spazio, insieme alle tecnologie digitali, sarà determinante in questa nuova formazione. La Bocconi mi ha offerto questa opportunità: fare un discorso multidisciplinare di educazione allo Spazio, non solo scienza, non solo ingegneria, non solo economia, non solo diritto spaziale, ma un'integrazione di tutte queste discipline".
Quarant'anni dedicati a realizzare progetti spaziali. Ma non le è mai venuta voglia di andarci, nello Spazio?
"A dire il vero, qualche anno fa ho fatto un volo parabolico, dove l'aereo in caduta libera simula l'assenza di gravità: per sei minuti ho galleggiato come un'astronauta. Ma non escludo che quando sarà più facile e alla portata di tutti andare in orbita, potrei farci un pensiero".

Secondo lei esistono forme di vita intelligente al di fuori della Terra?
"Possiamo soltanto valutare ciò che abbiamo verificato secondo il metodo scientifico. E al momento non c'è alcuna evidenza".
Quando ha scelto questo lavoro?
"Da bambina lessi tutto Jules Verne... anzi no: di recente ho scoperto un titolo che mi mancava, Il mondo sottosopra. Ma credo che un ruolo fondamentale lo ebbero le immagini dell'allunaggio e dei primi passi sulla Luna degli astronauti americani. Ancora oggi quando assisto al decollo di un razzo verso lo Spazio provo la stessa emozione".
A quale scoperta spaziale le piacerebbe assistere?
"Più che a una scoperta a una missione. All'epoca della nascita dell'Asi lavorai a un progetto per l'esplorazione di Europa, una delle lune di Giove, ricoperta di ghiaccio e con sotto un oceano primordiale. Volevamo capire quale fosse lo spessore del ghiaccio per perforarlo ed esplorare le acque sottostanti. Credo sia ancora da fare, ci direbbe molto sul passato e sul futuro della Terra".

Sul Venerdì del 27 maggio 2022