Il Venerdì

La scienza contro la siccità

Quel che resta del Po a Boretto, Parma (Piero Cruciatti / AFP via Getty Images)
Quel che resta del Po a Boretto, Parma (Piero Cruciatti / AFP via Getty Images) 
L’attuale crisi non sarà purtroppo l’ultima. Ecco allora le soluzioni degli esperti: invasi per l’acqua piovana, condotte che tengono, droni, satelliti. e perfino riuso dei liquami
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Forse gli unici soddisfatti della situazione sono i cercatori di reperti storici e paleontologici lungo il Po, la cui secca è la peggiore da almeno 70 anni: con  acque così basse stanno emergendo dal fondo cose mai viste, dai semicingolati della Wermacht, fino a crani di cervi giganti e leopardi.

Molti di più sono invece i preoccupati: dai coltivatori di riso del Vercellese, le cui risaie non hanno acqua per poter essere riempite, a quelli di grano pugliese, che vedono i raccolti deperire fra secco e calore eccessivo, passando per i tanti cittadini (a partire dai romani) che rischiano di trovarsi con i rubinetti a secco. Paradossalmente l'unica regione italiana per ora tranquilla dal punto di vista idrico è la Sicilia, in cui le piogge nei mesi scorsi sono state poco meno del solito.


Nel resto d'Italia è un disastro: la piovosità fra autunno e primavera è stata del 44 per cento in meno sulla media, con il record del Nord-Ovest dove è mancato il 70 per cento di pioggia e neve. "Siamo in presenza di una tempesta perfetta" dice Ramona Magno, ricercatrice dell'Osservatorio Siccità dell'Istituto di Bioeconomia del Cnr. "Non soltanto è piovuto meno, ma abbiamo avuto anche temperature di circa 2°C superiori alle medie, che hanno aumentato l'evaporazione dell'acqua, e un'eccezionale scarsità di neve, -40 per cento. Senza neve in fusione, aree normalmente ricche d'acqua, come la Pianura Padana, restano a secco a primavera. Inoltre, anche se la siccità è sempre esistita nel Mediterraneo, da fenomeno raro sta diventando quasi normale: questo secolo l'abbiamo già vista nella primavera del 2001, 2003, 2006,  2011 e 2017. Quella del 2022 rischia di essere la peggiore".

La secca del lago di Bracciano del 2017 dovuta ai prelievi d’acqua destinata a Roma (Alessandro Serranò / AGF)
La secca del lago di Bracciano del 2017 dovuta ai prelievi d’acqua destinata a Roma (Alessandro Serranò / AGF) 

Record emissioni nel 2021

E non si può dire che non si era stati avvertiti. "Un recente studio del Met Office britannico conferma che l'effetto del cambiamento climatico nell'area del Mediterraneo è stato già, e sempre di più sarà,  quello di portare siccità, oltre che più caldo, mentre nel Nord Europa provoca più precipitazioni" dice Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico. "Il riscaldamento del pianeta rinforza sempre di più il bollente anticiclone africano, che un tempo si fermava in Sicilia, spingendolo fino alla Svizzera, deviando le perturbazioni atlantiche verso Nord. Il grave rischio che il Mediterraneo corre per il cambiamento climatico è annunciato da molti anni, ma non abbiamo fatto nulla per invertire la rotta: nel 2021 si è toccato il record di emissioni globali di CO2".

 

Le conseguenze, a meno di improbabili prolungati e diffusi periodi di pioggia fra luglio e agosto, non  saranno piacevoli. "Il grano in genere non viene irrigato, bastano le piogge primaverili, ma caldo e siccità quest'anno faranno diminuire i raccolti del 10-20 per cento, riducendo la possibilità di compensare le conseguenze della guerra in Ucraina" dice Stefano Forbicini, agronomo della Consorzi agrari d'Italia. "Le colture piantate in primavera, invece, vanno irrigate adesso, ma in molti casi non sarà possibile, con conseguenze gravi sulle produzione delle più sensibili, come mais e riso".
A peggiorare il problema, la risalita dell'acqua di mare in aree come il delta del Po e la Puglia, a causa del calo della portata di fiumi e falde, che rende inutilizzabili i pozzi.

Altissimo rischio incendi

E non c'è solo l'agricoltura: poca pioggia e neve hanno fatto crollare la produzione idroelettrica, -40 per cento nei primi mesi del 2022, proprio quando serviva per ridurre la dipendenza da metano russo.  Mentre si annuncia una stagione di fuochi forestali potenzialmente disastrosa, peraltro già cominciata con roghi sulle Alpi Occidentali durante l'inverno e ora in Sicilia.

Infine, ciliegina sulla torta, è iniziato il razionamento dell'acqua potabile in certe aree urbane: già parecchi comuni del Nord hanno chiuso l'erogazione di notte. "La zona dei Castelli Romani, che fornisce parte dell'acqua della capitale, ha 50 milioni di metri cubi in meno nei suoi laghi rispetto alla media, a causa di piogge primaverili passate dai 350 mm di media ai 150 di quest'anno: si pensa di compensare prelevando di più dalla sorgente dell'Aniene, ma quel fiume, come del resto il Tevere, è già ai minimi di portata. E anche altre fonti, come il lago di Bracciano, sono in sofferenza. A Roma e dintorni si rischia il razionamento" avverte Massimo Gargano, direttore generale Anbi, l'associazione dei consorzi di bonifica.


Ma cosa si può fare, se non per invertire il trend climatico, che richiederà un ritorno alla ragionevolezza globale e molti decenni di lavoro, almeno per ridurre le sue conseguenze?
"Usare meglio l'acqua che abbiamo" sintetizza Giordano "Nonostante siccità o alluvioni l'Italia riceve ogni anno sempre circa 300 miliardi di litri di acqua dal cielo, solo che mentre un tempo erano ben distribuite lungo le stagioni, oggi si passa da siccità ad alluvioni. Bisognerebbe quindi aggiungere centinaia di piccoli invasi idrici, agli ottomila già esistenti, realizzandoli soprattutto al Nord, che, essendo abituato ad avere molta acqua, non si è mai attrezzato per accumularla. Questi bacini fermerebbero parte dell'acqua piovana, rilasciandone un po' nel terreno, per rimpinguare le falde, e conservando il resto per i periodi secchi".

Un piano per 300 bacini

Costruendoli su più livelli, potrebbero servire per l'accumulo di elettricità rinnovabile, pompando l'acqua fra il basso e l'alto. "Abbiamo pronto un piano per 300 bacini, al costo di tre miliardi, da confrontare con gli 1,4 miliardi di danni all'agricoltura solo nel 2022, occorre trovare le risorse necessarie".

La centrale di Presenzano, Caserta (Maria Laura Antonelli / AGF)
La centrale di Presenzano, Caserta (Maria Laura Antonelli / AGF) 

In attesa dei bacini, ci sono anche altre soluzioni. "L'agricoltura ha già fatto molto per ridurre i suoi consumi idrici, passando dall'assorbire il 60 per cento dell'acqua consumata in Italia al 40, grazie soprattutto al diffondersi di sistemi di irrigazione a goccia" dice Forbicini. "Ma si può ancora migliorare, sia aumentando nel terreno la materia organica, come compost o letame, che aiuta a trattenere l'umidità, sia diffondendo l'agricoltura di precisione, che usando sensori, analisi e foto da droni o satellitare dei campi, mostra i punti esatti dove servono acqua e nutrienti, evitando sprechi. E bisognerà creare varietà colturali adatte al clima più caldo e secco che ci attende".

Si può poi, come fanno Israele e California, riutilizzare per i campi o l'industria le acque fognarie depurate, oggi scaricate in mari e fiumi. Alcuni pensano però che gli agricoltori le rifiuteranno. "Sono ricche di fosforo e azoto, e se certificate come sicure, non vedo perché non dovremmo usarle" dice Forbicini.

Quanto vale il tubo

Per l'idroelettrico, invece, il rimedio è il fotovoltaico galleggiante. "Se ne potrebbe installare abbastanza sui bacini idroelettrici in modo da raddoppiare e più la loro produzione, compensando con il sole i cali durante le siccità" dice il fisico dell'Università di Firenze Marco Rosa Clot.

Pannelli fotovoltaici galleggianti in Germania: posti sui bacini idroelettrici andrebbero a compensare il calo d’acqua (Getty Images)
Pannelli fotovoltaici galleggianti in Germania: posti sui bacini idroelettrici andrebbero a compensare il calo d’acqua (Getty Images) 

Per quanto riguarda le città, oltre a sensibilizzare sullo spreco, la soluzione tecnica è un evergreen. "Riparare le reti di distribuzione, che perdono il 40 per cento dell'acqua potabile nel terreno.Rimedio alle siccità che si annuncia quando l'acqua viene a mancare, dimenticandolo quando torna a piovere" conclude Giordano. Visto però che il Pnrr destina a queste riparazioni 900 milioni, chissà che non sia la volta buona, così che la prossima, non lontana, siccità, ci trovi più preparati. 

Sul Venerdì del 1 luglio 2022