La trave della sinistra
di Michele Serra , di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, perché Conte no, colpevole di aver fatto cadere il governo Draghi (con tanto di destra a bordo), e Renzi invece sì, che pure ha fatto cadere il governo Conte II (un esperimento, certo difficile ma concreto, di campo largo in costruzione)? È saggio, secondo te, portarsi ancora una volta la serpe in seno? O è destino?
Eliano Zigiotto
Caro Serra, vorrei sperare che il Partito democratico non pensasse di allearsi con il movimento 5 Stelle.
Oreste Cantoni (Bergamo)
Tra le tante (tantissime) lettere sulla situazione politica e sul voto imminente, ho scelto queste due, esemplari per sintesi e chiarezza. Un “no ai cinquestelle” e un “no a Renzi”. Cari Oreste ed Eliano, mi viene voglia di dirvi: andate a cena insieme e vedete di mettervi d’accordo tra di voi, perché io non ne sono capace, …
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, perché Conte no, colpevole di aver fatto cadere il governo Draghi (con tanto di destra a bordo), e Renzi invece sì, che pure ha fatto cadere il governo Conte II (un esperimento, certo difficile ma concreto, di campo largo in costruzione)? È saggio, secondo te, portarsi ancora una volta la serpe in seno? O è destino?
Eliano Zigiotto
Caro Serra, vorrei sperare che il Partito democratico non pensasse di allearsi con il movimento 5 Stelle.
Oreste Cantoni (Bergamo)
Tra le tante (tantissime) lettere sulla situazione politica e sul voto imminente, ho scelto queste due, esemplari per sintesi e chiarezza. Un “no ai cinquestelle” e un “no a Renzi”. Cari Oreste ed Eliano, mi viene voglia di dirvi: andate a cena insieme e vedete di mettervi d’accordo tra di voi, perché io non ne sono capace, o meglio: non ce la faccio più. Non so a che punto saremo, quando questo numero del Venerdì sarà in edicola, ma c’è poco da essere ottimisti sulla possibilità di un’alleanza larga quanto basterebbe a sperare di vincere. La volontà di escludere questo e quello, tra i vari capi del centrosinistra (pochissime, quasi zero le donne, e vorrà pur dire qualcosa) mi sembra molto più forte della necessità di intendersi, sopportarsi, cercare una sintesi decente. Mi chiedo se anche gli elettori di destra possano fregiarsi di una dialettica così vivace; se cioè esista qualcuno che scrive ai giornali per dire “mai con i fascisti” e qualcun altro che non ne può più di Berlusconi e non vede l’ora di levarselo di torno. Ma mi sembra proprio di no. Quel mondo è meno avvezzo a discutere di politica, vota volentieri nel mucchio e non si fa troppe domande. E così gente che si ritiene “liberale” voterà per una coalizione che con il pensiero liberale non ha alcuna attinenza, nemmeno la più vaga. E gente che si ritiene “vicina al popolo” voterà per la flat tax, che premia i ricchi e punisce i poveri, senza sapere nemmeno che cosa sia, oppure sapendolo ma considerandolo un trascurabile dettaglio: l’importante, per mezza Italia, è non avere la sinistra tra i piedi, costi quel che costi. Certe volte invidio tanta semplicità di pensiero e tanta svagatezza, quel “me ne frego” di fondo che evita di farsi il sangue marcio per le vicende politiche. Noi di sinistra no, noi siamo devoti alla pesantezza, specie quando si tratta di fare di ogni pagliuzza una trave, e di ogni trave l’occasione per darcela sulla testa a vicenda.
Sul Venerdì del 5 agosto 2022