Ombre nere su Lucca
dal nostro inviato Riccardo Staglianò , dal nostro inviato Riccardo StaglianòLucca. A domanda di Aldo Grandi, autore di una biografia di Almirante, di una fatwa contro la salute della Boldrini e direttore di La gazzetta di Lucca, il neo-assessore Fabio Barsanti rispondeva di essere stato con CasaPound a Milano per festeggiare i Fasci di combattimento fondati da Mussolini cento anni prima. "Allora hanno ragione quando dicono che lei è, fondamentalmente, fascista?": "Non l'ho mai negato". "La legislazione razziale?": "Un errore". "La Repubblica di Salò?": "Un onore". E via conversando di quando ce ne vollero venti di sinistra per picchiare lui da solo. L'intervista, impeccabilmente titolata "Fabio Barsanti, fascista senza se e senza ma" è dell'8 aprile 2019 ma non si trova più sul sito che la ospitava. Verosimilmente tolta per non gettare un'ombra nostalgica sulle ambizioni istituzionali del fondatore di CasaPound nella cittadina toscana.
Un tempo f…
Lucca. A domanda di Aldo Grandi, autore di una biografia di Almirante, di una fatwa contro la salute della Boldrini e direttore di La gazzetta di Lucca, il neo-assessore Fabio Barsanti rispondeva di essere stato con CasaPound a Milano per festeggiare i Fasci di combattimento fondati da Mussolini cento anni prima. "Allora hanno ragione quando dicono che lei è, fondamentalmente, fascista?": "Non l'ho mai negato". "La legislazione razziale?": "Un errore". "La Repubblica di Salò?": "Un onore". E via conversando di quando ce ne vollero venti di sinistra per picchiare lui da solo. L'intervista, impeccabilmente titolata "Fabio Barsanti, fascista senza se e senza ma" è dell'8 aprile 2019 ma non si trova più sul sito che la ospitava. Verosimilmente tolta per non gettare un'ombra nostalgica sulle ambizioni istituzionali del fondatore di CasaPound nella cittadina toscana.
Un tempo famosa per essere la mosca bianca Dc in terra di comunisti, oggi ha aggiornato l'anomalia virando sul nero. Al secondo turno del 26 giugno scorso, infatti, i pochi andati alle urne (4 su 10) hanno mandato al governo della città, con una maggioranza risicata (51 per cento), Mario Pardini, ex presidente della partecipata che gestisce Lucca Comics. Con il cospicuo supporto (la sue liste hanno preso il 9,5 per cento, solo un punto in meno di quella del sindaco) del neofascista Barsanti. Che, a differenza di cinque anni fa, non si è presentato sotto le insegne di CasaPound (che pure, con l'8 per cento, segnò il record nazionale) ma con quelle di Difendere Lucca. Difenderla da chi Barsanti non me l'ha voluto dire. Né ha voluto parlarmi della sua visione del mondo. Un'occasione persa, per capire com'è stato possibile che pezzi di società civile di sinistra, Cinquestelle e un sindaco in quota Pd abbiano tranquillamente appoggiato un fan del Ventennio. E, soprattutto, se il risultato è frutto di un peculiarissimo cortocircuito locale o si tratti invece di un esperimento di sdoganamento estremo - l'ultima volta che ho controllato avevamo pur sempre una Costituzione antifascista - che potrebbe fare scuola su scala nazionale.
Fascisti su Lucca
In molti indicano in Umberto Sereni, già sindaco della vicina Barga, già prof di Storia all'università e una vita a sinistra, l'artefice di questa fusione tra centrodestra e destra radicale. Da Taddeucci, pasticceria sinonimo del celebre buccellato locale, parla di "risultato maturo, atteso, sperato" e del suo ruolo nel togliere da Barsanti lo stigma dell'"uomo nero". A partire dal rebranding della lista. Sì, ma perché? "In dieci anni la sinistra locale non mi ha mai nemmeno contattato. Barsanti invece ha manifestato attenzione. Così, in un bar, per anni ho tenuto lezioni di storia aperte ai giovani simpatizzanti di CasaPound. Assetati di sapere, ho rivisto in loro lo spirito del '68". Ma il fatto che non rinneghino il fascismo? "Non vedo atti di fascismo in città". E che, da consigliere, Barsanti sia stato l'unico astenuto sulla proposta di cittadinanza a Liliana Segre? "Un'uscita infelice, un errore imperdonabile". Evidentemente perdonato dal momento che di lui dà "un giudizio largamente positivo, lo considero un amico". Il tutto continuando a concepirsi di sinistra. Mistero.
Curve pericolose
Non meno fitto di quello che circonda Alberto Veronesi, direttore d'orchestra e figlio del chirurgo Umberto, ex-Pd che si faceva riprendere mentre contestava Salvini perché troppo di destra. Al primo turno, con Italia Viva e Azione, aveva preso il 3,5 per cento ma poi è stato sconfessato da Calenda per la svolta pro-Pardini (e Barsanti, "la peggiore destra"). "Tecnicamente Difendere Lucca è una lista civica. Senza alcun richiamo a CasaPound o al fascismo. E camicie nere in città non ne ho viste" mi dice quando, con un ritardo record di 75 minuti, arriva alla caffetteria Turandot. E Barsanti, che su Instagram posta foto affettuose di e con il Maestro? "Mi ha fatto un'impressione ottima. È apertissimo al dialogo (devo essere stato sfortunato, ndr), conosce la città come pochi e sa tutto di sport, di cui è assessore". Quello dello sport in città non è un terreno neutro, ma il campo da gioco della destra radicale. A partire dai Bulldog, violentissimi ultras della Lucchese, responsabili di almeno un decennio di sangue a danno di avversari sportivi ma soprattutto politici, salvati da una settantina di anni di carcere da una provvidenziale prescrizione e il cui capo, il temutissimo Andrea Palmeri, cui poteva bastare un'occhiata storta per spaccare teste, è oggi foreign fighter nel Donbass con tanto di mandato di arresto europeo.
La meglio gioventù
Se c'è uno che si è dato il compito di rinfrescare la memoria al distratto elettorato lucchese è l'attivista Lgbt Massimiliano Piagentini, gestore della pagina Facebook Difendere Lucca da CasaPound, in cui prova a rintracciare genealogie e mettere in fila fatti. Nella fotina di apertura del suo sito si vede, a un presidio di CasaPound, Barsanti accanto a Gianluca Casseri, una specie di proto-Traini che uccise due senegalesi a Firenze e poi si sparò (Barsanti ha negato qualsiasi rapporto). Oppure altri scatti con Fabio Vitrano, ultrà della Meglio Gioventù, emanazione dei Bulldog, che andava a giro armato in città. "Gruppi diversi ma stesso album di famiglia" mi spiega nel bar con la miglior aria condizionata che riusciamo a trovare: "Barsanti ha avuto un obbligo di dimora ed è stato rinviato a giudizio nel 2017 per una rissa contro gli antagonisti a Lecce. Eugenio Santelli, il suo responsabile della raccolta alimentare, è stato arrestato e condannato per lesioni contro i tifosi della Reggiana". Per essere aperti al dialogo, usano parecchio le mani. Ma in città non importa? "In questi cinque anni da consigliere d'opposizione, Barsanti è stato riverginato dai media locali" spiega Piagentini, "a partire dalle interviste benevole sul sito Lo schermo (ex-direttore e fondatore sono nello staff del sindaco, ndr) a quelle di NoiTv in cui non lesinavano simpatia e stima".
Biacca mediatica a parte, i voti si sono spostati per alcuni "casi". A partire da quello citatissimo della Manifattura Tabacchi, dove si facevano i sigari toscani. Enorme e dismessa da anni, fino al piano di riqualificazione avanzato dalla potente Fondazione Carilucca assieme all'immobiliare Coima. A quanto pare tanto vago da realizzare un'opposizione civica dall'estrema sinistra a CasaPound. Tra cui la stimata e introdotta avvocata Lodovica Giorgi, progressista da sempre: "Ed è lì che, semplici cittadini preoccupati, ci siamo alleati con i consiglieri di opposizione. Dai grillini a Barsanti, che si è dimostrato serissimo". Con una storia mai rinnegata di "fascista del terzo millennio". Giorgi ride: "Lei non sa quanti messaggi sbigottiti ho ricevuto da amici. Ma per come la vedo io a comportarsi da fascisti, nel senso di autoritari, era la giunta di prima. Così, dopo quella battaglia, ho votato a destra alle urne. E non sono pentita. L'unico dubbio è di aver collaborato allo sdoganamento politico". Proprio loro avrebbero mitridatizzato il corpaccione elettorale secondo Francesco Raspini, il vicequestore, candidato sconfitto del centrosinistra: "Senz'altro avremmo dovuto spiegare meglio alcune nostre scelte, ma non tutti i cittadini sono attenti alla politica e molti, che magari decidono all'ultimo, se vedono volti noti di sinistra votare per una coalizione di destra - per ragioni nobili o di bottega - si tranquillizzano".
Lo dice anche il vincitore, tra un alert e l'altro sugli incendi che bruciano la Versilia, nel suo bell'ufficio a palazzo Orsetti. "Se anche la Giorgi, Giorgio Del Ghingaro e altri ci hanno appoggiato, vuol dire che non eravamo percepiti come estremisti" osserva Mario Pardini. Quello di Del Ghingaro, attuale sindaco di Viareggio in quota centrosinistra, è tra i carpiati più arditi di questa vicenda. Dicono che avrebbe voluto essere lui il candidato del centrosinistra, e quando Letta ha fatto chiarezza con le primarie non l'ha presa bene. Da qui la vendetta, a dispetto della compagnia fascista. Pardini ribadisce di essere "moderato e antifascista", dice che Barsanti "ha dimostrato nei fatti quanto vale". Non è preoccupato: "Più che le idee, sono le cose che si fanno a contare". Pia illusione. Tant'è che proprio quel giorno Barsanti ha preso pubblicamente le distanze dalla solidarietà del sindaco nei confronti di Draghi. "E comunque non è CasaPound, ma una lista civica" insiste. Tra tutte le difese questa formalista è la più risibile.
Barsanti è il fondatore di CasaPound a Lucca. È lui che ha aperto la sede di via Rosi dove, dalla serranda abbassata, spuntano ritratti di Julius Evola, il repubblichino Bombacci e una sfilza di libri, da L'inganno antirazzista a Il tramonto del mondo bianco. Fino a poche settimane fa gestiva, assieme al camerata (e attuale consigliere delegato alle tradizioni storiche) Lorenzo del Barga, il locale negozio Pivert, linea di abbigliamento di CasaPound. D'altronde, tra i dettagli biografici che Pardini omette (suo padre aveva uno dei mulini più grandi d'Europa), c'è che il suo socio in Ave Wines, azienda vinicola in Argentina, era Iacopo Di Bugno, militante di CasaPound e responsabile di L'Augusta, associazione culturale che si batte contro "pensiero unico e politicamente corretto". Il neo-sindaco dice di non sapere neanche che la sua sostenitrice Beatrice Venezi, l'avvenente direttrice d'orchestra che ci tiene a essere chiamata "direttore", è figlia di un ex candidato sindaco di Forza Nuova. Nel '94, col "kit del presidente" Berlusconi, Pardini fu tra i più giovani consiglieri comunali di Forza Italia. Quindi politicamente coetaneo di Elio Vito che, proprio sull'"apparentamento a Lucca con formazioni estremistiche di destra" ha deciso di lasciare il partito, perché "l'antifascismo è un valore costitutivo della Costituzione" rispetto al quale non vi può essere alcuna deroga". Parole veterotestamentarie che qui suonano esotiche.
L'alleato è un No Vax
La vittoriosa ammucchiata pardiniana comprende anche un altro direttore d'orchestra: Andrea Colombini che, alla passione pucciniana, accompagna quella di influencer No Vax. In dirette Facebook da 40-50 mila visualizzazioni, irride i poveri fessi con la mascherina e butta lì teorie cospirative sul fatto che in una certa intervista Roberto Speranza sarebbe stato in realtà un clone informatico. Più varie affermazioni tanto originali quanto aggressive che, al voto, hanno portato una dote del 4 per cento a Pardini. Il quale di lui si limita a dire che lo stima "come imprenditore culturale perché, col suo festival, ha portato in città decine di migliaia di persone". Nessuna discutibile compagnia attacca su questa coalizione Teflon.
Tra le poche obiezioni ideologiche si registra quella di Pietro Fazzi, sindaco di centrodestra dal '98 al 2006, che si è smarcato e ha appoggiato Raspini. "Non si meravigli di me" dice mostrandomi un video di Bossi che diceva "mai coi fascisti", "perché questa era la mia destra. Non sono cambiato io, ma loro. La politica deve guidare, perché galleggiare è una cosa che fanno altre sostanze. I miei valori restano lì" dice indicando la chiesa dirimpetto. Eppure nel curriculum di quest'uomo colto c'è anche l'aver concesso, il 25 aprile 2001, una casermetta sulle mura a Forza Nuova per parlare di un libro sul gerarca Pavolini. Seguirono tensioni (Fazzi spiega che era tenuto a concedere uno spazio, e che quello scelto era il danno minore. Ma un altro giorno, no?). Almeno non teme di dire che i fascisti in giunta sono "una macchia, un primato negativo e vorrei che Pardini se ne rendesse conto". Invece non sa, o finge di non sapere, che a gennaio Barsanti ha ottenuto l'endorsement del Movimento nazionale rete dei patrioti, un'oscura accozzaglia che vorrebbe riscrivere la storia d'Italia alla luce dei valori cristiani, ma prendendo a modello le costituzioni ungherese e russa (sic), con il progetto di abolire la legge Scelba e il decreto Mancino, argini contro la ricostituzione del Partito fascista. D'altronde il sindaco uscente, Alessandro Tambellini, racconta che quando propose la cittadinanza simbolica ai figli degli immigrati qualcuno attaccò sotto casa sua uno striscione che diceva che l'unico cittadino onorario di Lucca era Benito Mussolini ("E quindi no, non mi basta che non si vedano camicie nere in città quando in Comune ci sono forze anti-Ue, anti-Draghi, pro-Russia. Tanto vale smettere di commemorare Sant'Anna di Stazzema e altre stragi fasciste").
La borghesia locale pervicacemente minimizza. La trovi, tra ragazzotti muscolosi, rasati ma con barba e tatuatissimi, seduta in piazza Cittadella per l'incontro dell'associazione l'Augusta su Ucraina, geopolitica ed energia. Tra i relatori Fausto Biloslavo, valoroso inviato di guerra con un'antica militanza nel Fronte della gioventù; Eugenio Palazzini, vicedirettore di Primato nazionale, la rivista di CasaPound e Gian Piero Joime, autore per Altaforte, la casa editrice di CasaPound. Serve altro, al moderato Pardini, per capire che la lista civica è solo un nuovo nome? Avvicino Barsanti che non ha risposto alle richieste di intervista. È nella camicia a righe prediletta nelle foto (leggenda vuole che non tiri mai su le maniche per non mostrare i tatuaggi). Dice che no, "non parlo con Repubblica" perché ci inventiamo cose sul suo conto. Non mi risulta che ci abbia querelato, ma propongo comunque di registrare tutto, a reciproca garanzia. Niente da fare. "Non ci fa bella figura a non rispondere" obietto. Al che un guardaspalle si altera. Barsanti, con reazione pavloviana, fa come per dividerci. Stavo solo provando a fare una domanda: perché non rinnega il fascismo? In città non sembra importare quasi a nessuno ma dovrebbe essere il minimo sindacale. Non l'ha fatto neppure in un'intervista a Mowmag in cui dice che, per vincere, Meloni dovrebbe guardare a destra ("Laboratorio Lucca") e non si è "mai detto antifascista in 40 anni, perché farlo adesso"? Adesso che, come segnalano certi meme, la destra potrebbe andare al governo negli stessi giorni della marcia su Roma? Dopo quella, indisturbata, su Lucca.
Sul Venerdì del 5 agosto 2022