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Calcio inglese: viaggio nella "Non League", dove il calcio è ancora a misura di tifoso

La tribuna di Hartsdown Park, dove gioca il Margate 
Lontani dalla scintillante Premier League, nella sperduta provincia britannica inizia il campionato più romantico del mondo. Dove negli stadi si entra in bicicletta
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Se la vostra idea del calcio è quella di stare comodamente seduti in un qualche palchetto riscaldato di uno dei tanti campi della Premier League inglese, facendovi beffe del clima tutt'altro che clemente e ammirando le giocate di campioni strapagati, l'idea di passare gli stessi novanta minuti in sperduti campi della provincia britannica - magari sotto la pioggia - vi sembrerà lunare. Eppure è proprio lì che l'essenza vera della Patria del football si trova. La stessa che il calcio tanto stellare quanto poco a misura di tifoso, ha perso.

Benvenuti nel mondo della Non League. Ovvero il calcio dei dilettanti o al massimo semiprofessionisti. Una  raffica di campionati che venano la Gran Bretagna dal Sud al Nord e che, uno dopo l'altro, stanno prendendo il via in questi giorni. È proprio a quel mondo solo apparentemente minore che Stefano Faccendini, italiano innamorato del calcio d'oltremanica, ha dedicato Life on the Terraces …

Se la vostra idea del calcio è quella di stare comodamente seduti in un qualche palchetto riscaldato di uno dei tanti campi della Premier League inglese, facendovi beffe del clima tutt'altro che clemente e ammirando le giocate di campioni strapagati, l'idea di passare gli stessi novanta minuti in sperduti campi della provincia britannica - magari sotto la pioggia - vi sembrerà lunare. Eppure è proprio lì che l'essenza vera della Patria del football si trova. La stessa che il calcio tanto stellare quanto poco a misura di tifoso, ha perso.

Benvenuti nel mondo della Non League. Ovvero il calcio dei dilettanti o al massimo semiprofessionisti. Una  raffica di campionati che venano la Gran Bretagna dal Sud al Nord e che, uno dopo l'altro, stanno prendendo il via in questi giorni. È proprio a quel mondo solo apparentemente minore che Stefano Faccendini, italiano innamorato del calcio d'oltremanica, ha dedicato Life on the Terraces (edizioni Urbone). In pratica un viaggio su quei campi dove non ci sono telecamere, pay tv, spot, contratti milionari, giocatori che sembrano star, procuratori. Ma solo tanta passione.

Costellazione di tornei

A questo punto meglio dare qualche coordinata per districarsi nella piramidale struttura del calcio inglese. In testa c'è la Premier degli squadroni, a seguire la Championship popolata da nobili decadute tipo il Cardiff o il Birmingham. Poi la League one e la Legue two. Si arriva così alla National League dove comincia il nostro viaggio.

C'è la versione Nord e Sud (24 squadre a testa), la Npl Premier Division, la Southern League Central e l'Isthminian League Premier Division. E, proseguendo in ordine sparso, l'Essex Senior League, la Cirencester and District League Division Two, la Midland Football League Premier Division, la Spartan South Midlands League, la Wessex League, la South West Peninsula League, l'Anglian Combination Division One... E qui ci fermiamo per non far diventare questo articolo una lista interminabile di nomi. Anche perché i campionati sono tantissimi e spesso cambia il numero delle squadre partecipanti: alcune falliscono, altre si fondono, per cui tenere la contabilità è impresa vana. Un filo rosso però lega il tutto: un mix di volontariato, forte attaccamento al territorio, rinuncia a giocate spettacolari e gioiosa accettazione di pomeriggi o serate dedicati, tanto per fare un esempio, al Margate Football Club, cittadina costiera del Kent o all'Atherton Collieries, club fondato dai minatori nel 1916.

Il seppur scarso livello delle partite (palla lunga e pedalare) viene compensato da un clima sugli spalti che fa dimenticare la fama, tutt'altro che buona, degli hooligans inglesi. Non essendoci barriere si può tranquillamente passeggiare da un settore all'altro, magari cambiandolo in base a dove attacca la propria squadra. Oppure per trovare rifugio dalla pioggia sotto le risicate tribune che, peraltro, non tutti i campi hanno. Dato per scontato che i prezzi dei biglietti sono a dir poco popolari (la media è dieci sterline) e che spesso i tagliandi staccati sono pochini, i club si reggono sui volontari. Lo sono coloro che stanno ai botteghini, quelli che servono birre (da queste parti elemento inscindibile dalla partita) o friggono le cipolle, quelli che si occupano di tenere in ordine il manto di gioco, quelli che sistemano gli spogliatoi (l'acqua calda c'è, per il resto solo panche di legno), i magazzinieri, i fotografi, i fisoterapisti, gli allenatori.

Birra (o bovril) in mano

E allora raccontiamola una giornata tipica di una qualsiasi delle partite della Non League. A partire dalla marcia di avvicinamento allo stadio. La stella polare sono i riflettori che svettano sulle casette che lo circondano. Di controlli, se si esclude quello del biglietto, neanche a parlarne. Zero polizia, d'altronde sarebbe inutile e del tutto avulsa dal contesto. Così si entra con cani al guinzaglio, biciclette poi parcheggiate a ridosso delle tribune, passeggini, ombrelli. Con in mano il programma della gara, e nell'altra un raffle ticket (ovvero un tagliando per la lotteria il cui montepremi varia a seconda dell'incasso), resta il dubbio sul settore da occupare. Le piccole tribune coperte dispongono dei seggiolini di legno ma non è li che la maggioranza degli spettatori si posiziona. La posa classica è in piedi con una birra in mano. D'inverno invece scocca l'ora del bovril, un estratto di carne che può essere anche bevuto dopo averlo diluito in acqua calda o latte. Indispensabile per sopportare il gelo delle serate.

Il campo si può toccare con mano, non ci sono barriere o, se ci sono, sono bassi recinti utili più che altro per appoggiarsi. La libertà di cui godono i bambini è assoluta. E, visto che lo spazio c'è, le partitelle improvvisate a bordo campo sono tutt'altro che insolite. Vista la contiguità tra spettatori e campo si potrebbe pensare a che vita difficile facciano i guardialinee. Ebbene, anche in questo caso la magia della Non League fa il suo effetto. Non è raro vedere gli uomini con la bandiera in mano che rispondono per le rime alle battutacce degli spettatori senza che questo provochi più di uno sghignazzo. E se questo non basta, ecco spuntare rudimentali cartelli, come nello stadio del Bath, squadra per cui tifa il regista Ken Loach, che invitano a "non dire parolacce" o, come in quello di Hallam a "non fumare o a stare in piedi se alle vostre spalle avete gente seduta". Be gentlemen, please.

In questo mondo tra tifosi e giocatori non c'è differenza. Perché la vita di chi gioca e di chi sta sugli spalti è la stessa. Spesso chi prende a calci il pallone e chi si sgola sugli spalti lavorano insieme e frequentano gli stessi pub. Insomma, nulla a che vedere con gli influencer o le realtà digitali, da queste parti la squadra diventa un punto di riferimento per persone di ogni età. Paragonabile a un circolo dopolavoristico.

Istituzioni centenarie

Se pensate che a piccoli club corrispondano piccole storie vi sbagliate. Molti sono istituzioni centenarie con una strada lastricata di difficoltà superate. Come lo Sheffield FC, fondato nel 1857, considerato il club calcistico più antico del mondo, o come l'Hallam, fondato nel 1860, che gioca al Sandygate che, a sua volta, è considerato "il più vecchio campo da calcio del mondo". Il fatto di avere una pendenza notevole che agevola molto chi attacca, non gli leva neanche una briciola di fascino. Ma in quanto a caratteristiche peculiari i campionati minori ne hanno a bizzeffe. Al Cricklefields Stadium, casa dell'Ilford, il problema della pista d'atletica si mischia con la mancanza dei raccattapalle. Risultato, tocca ai portieri andare a recuperare i palloni, cosa che fa perdere moltissimo tempo. Al Chalk Lane, a Nord di Londra, dove gioca il Cockfosters, il vero problema ce l'hanno gli automobilisti. I rinvii troppo potenti dei difensori, infatti, finiscono nella strada che costeggia il campo costringendoli a brusche frenate.