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Dal Messico all’Argentina il nuovo boom. Femminile

La messicana Valeria Luiselli (Città del Messico, 1983) (Rino Bianchi/Rosebud2) 
Hanno cominciato ad avere successo nell’ecosistema letterario da pochi anni. Eppure le autrici dell’America Latina sono straordinariamente talentuose. Ma a lungo oscurate dal pregiudizio maschilista
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E all'improvviso, era lì: l'idea che stesse succedendo qualcosa. Un sussurro, composto da una trilogia di parole - boom, scrittrici, latinoamericane - ha cominciato a viaggiare nell'ecosistema letterario alcuni, pochi, anni fa". È il 2021, Leila Guerriero, argentina stimatissima per le sue crónicas, genere ibrido a metà strada tra il giornalismo e la letteratura, deve raccontare sulla rivista Lengua la crescente fortuna editoriale di un gruppo, sempre più nutrito, di autrici provenienti dall'America Latina. Cerca una spiegazione razionale. Perché nelle fiere e nei congressi sono cominciati i dibattiti sul "nuovo canone dell'America Latina"? Perché i supplementi culturali insistono con l'idea che sia in atto una rivoluzione, tutta al femminile, della letteratura proveniente da quell'angolo di mondo? Che rapporto hanno gli articoli, i dibattiti, i titoli sempre più esaltati con quel fenome…

E all'improvviso, era lì: l'idea che stesse succedendo qualcosa. Un sussurro, composto da una trilogia di parole - boom, scrittrici, latinoamericane - ha cominciato a viaggiare nell'ecosistema letterario alcuni, pochi, anni fa". È il 2021, Leila Guerriero, argentina stimatissima per le sue crónicas, genere ibrido a metà strada tra il giornalismo e la letteratura, deve raccontare sulla rivista Lengua la crescente fortuna editoriale di un gruppo, sempre più nutrito, di autrici provenienti dall'America Latina. Cerca una spiegazione razionale. Perché nelle fiere e nei congressi sono cominciati i dibattiti sul "nuovo canone dell'America Latina"? Perché i supplementi culturali insistono con l'idea che sia in atto una rivoluzione, tutta al femminile, della letteratura proveniente da quell'angolo di mondo? Che rapporto hanno gli articoli, i dibattiti, i titoli sempre più esaltati con quel fenomeno editoriale esploso tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento che lei ha sempre considerato un boom di testosterone?

Nel 2017, per la prima volta nella storia del Man Booker Prize International, arriva tra i finalisti una scrittrice argentina, Samanta Schweblin. Distanza di sicurezza è un libro inquietante, non somiglia a nient'altro che a se stesso, la notizia viene celebrata con sorpresa e orgoglio. L'anno successivo entra in quella stessa lista un'altra argentina, Ariana Harwicz, con il romanzo Ammazzati, amore mio che fa a pezzi tutti i luoghi comuni sulla maternità, il matrimonio, l'amore per i figli e le costrizioni sociali. Nel 2019 è la volta della messicana Valeria Luiselli con Archivio dei bambini perduti. Nello stesso anno l'argentina María Teresa Andruetto chiude il Congresso internazionale della lingua spagnola e la connazionale Claudia Piñeiro, a un dibattito del Salone del Libro di Torino, punta il dito contro l'aspettativa molto specifica, addirittura ottusa e preconcetta, che in Europa si ha dei prodotti letterari latinoamericani, conseguenza del famoso boom, dell'estetica del realismo magico e dell'ombra di giganti come Gabriel García Márquez e Mario Vargas Llosa.

"Algo està pasando" dice Leila Guerriero mentre osserva le scrittrici latinoamericane guadagnare un enorme riconoscimento internazionale: finaliste e vincitrici di premi, libri subito tradotti in inglese, italiano e francese, elogi della critica e continue ristampe. Qualcosa sta accadendo, certo, ma cosa realmente? È una realtà o un'invenzione?

Giulia Zavagna, traduttrice ed editor del marchio indipendente Sur, racconta che le prime a rifiutare la definizione sono le nuove autrici: "Narratrici e poetesse eccelse ci sono sempre state. La differenza è che oggi vengono prese in considerazione mentre allora vennero dimenticate da un fenomeno più che altro di marketing, volto a creare un'immagine del continente che fosse appetibile per i lettori e quindi vendibile". Merito delle lotte femministe che hanno smantellato il pregiudizio secondo cui le donne non sono interessanti. "È lo Zeitgeist, lo spirito dell'epoca che stiamo vivendo".

Spiega così l'invasione di autrici che mettono il corpo delle donne al centro dei propri romanzi. Come la messicana Guadalupe Nettel, che nei suoi libri racconta maternità, relazioni tossiche, rapporti famigliari distorti e un Paese che culturalmente sopprime la voce femminile. O la dominicana Rita Indiana, attivista del movimento per i diritti Lgbt, la colombiana Pilar Quintana che in La cagna riflette sulla solitudine, l'argentina Camila Sosa Villada, autrice di un romanzo-manifesto, Le cattive, in cui racconta la storia, in parte autobiografica, di un gruppo di prostitute trans. "Sono tutte scritture dissacranti, politicamente scorrette", continua Zavagna, inserendo nello stesso filone anche Vera Giaconi, autrice uruguaiana che nella raccolta Persone care indaga i punti più sclerotici e spinosi della nostra quotidianità.

Oltre il corpo, la madre terra, le tradizioni dei pueblos originarios, il rapporto con la natura e le altre specie viventi. Qualche esempio? "Natalia García Freire, ecuadoriana, con Questo mondo non ci appartiene, Brenda Lozano, messicana, che in Streghe fa emergere la voce ipnotica di un'anziana curandera. O ancora l'argentina Selva Almada che nel romanzo Non è un fiume racconta un'amicizia maschile ma anche la rabbia frutto della miseria e l'uruguayana Fernanda Trías, che in Melma Rosa sembra anticipare la pandemia".

Infine, il passato, la memoria delle dittature, le grandi ferite dell'America Latina che le autrici raccontano non per averle vissute sulla propria pelle ma per averne pagato le conseguenze sociali e famigliari. È la "letteratura dei figli", delle cilene Nona Fernández e Alia Trabucco Zerán o dell'argentina Mariana Enríquez.

Un elenco lunghissimo, che potrebbe continuare ben oltre lo spazio di questo articolo, e che già nella varietà dei temi marca la distanza con l'estetica del realismo magico, ma prima? Prima non c'erano forse autrici degne d'interesse? "Ovviamente sì, solo che per decenni sono state sottovalutate", risponde Ilide Carmignani, ispanista e traduttrice, voce italiana di autori come Roberto Bolaño e Luis Sepúlveda (e poi Borges, Cortázar, Fuentes...). "In Italia siamo passati da una situazione in cui c'erano Isabel Allende, amatissima con le sue forme di realismo magico, e poche altre come la cilena Marcela Serrano, la messicana Ángeles Mastretta e la nicaraguense Gioconda Belli, a una pluralità di voci femminili".

Le altre, per decenni, sono rimaste ai margini. "Solo quando le donne hanno conquistato un nuovo ruolo nella società e anche il sistema culturale, che è sempre stato un sistema maschile, ha iniziato a cambiare sguardo, è cominciata una rivalutazione editoriale e critica delle autrici dimenticate dal boom e anche di chi le aveva precedute". Carmignani cita Silvina Ocampo, a lungo uno dei "segreti meglio custoditi" della letteratura argentina, cresciuta all'ombra della sorella maggiore Victoria, del marito Adolfo Bioy Casares e dell'amico Jorge Luis Borges. Poetessa di valore e maestra del racconto, solamente in anni recenti è stata promossa a classico della lingua spagnola. O ancora Alejandra Pizarnik, donna audace, androgina, simbolo di ribellione sociale, poetessa degli estremi e delle ferite, morta suicida nel 1972 e tradotta in Italia da appena una manciata di anni. E poi Norah Lange, figura centrale dell'avanguardia letteraria argentina, riscoperta da Adelphi proprio grazie alla traduzione che Carmignani ha fatto del suo Figure nel salotto. Apparso in lingua originale nel 1950, arrivato in Italia due anni fa, è un'opera inquietante che non ha nulla a che vedere con l'immagine pubblica di Lange, per decenni considerata "la musa degli ultraisti" e "la donna che ha spezzato il cuore a Borges".

Carmignani mostra una foto: la scrittrice indossa una lunga coda da sirena, è adagiata in braccio a un gruppo di trenta uomini vestiti da marinai. Tra loro Federico García Lorca e Pablo Neruda, in visita a Buenos Aires, Amado Villar, Jorge Larco e altri intellettuali. È il 1933, Lange è la sola presenza femminile di un'avanguardia che si batte per l'innovazione nell'arte e nella letteratura e ha appena pubblicato uno strano romanzo, 5 días y 30 marineros in cui racconta il viaggio di Ingrid, unica passeggera donna a bordo di una nave da carico che attraversa l'Atlantico da Buenos Aires a Oslo. Una scelta audace per l'epoca, esplicitamente allusiva del suo ruolo all'interno della comunità letteraria che grava attorno alla rivista Martín Fierro. "Questa foto svela l'allegoria, ma rispecchia anche gli stereotipi di genere". Conclude Carmignani: "Guardatela bene: Lange non è una scrittrice tra altri scrittori, ma una bella incantatrice. È stato questo, per decenni, il destino delle autrici latinoamericane". Ma adesso, finalmente, come dice Guerriero "algo està pasando".

 

Sul Venerdì del 5 giugno 2022