Sicilia. Quanti bestseller nell’isola che non c’è
di Piero Melati , di Piero MelatiLe guide ai luoghi immaginari dovranno essere aggiornate. Queste "mappe fantastiche" sono state un vero successo editoriale. Ma adesso rischiano la vetustà. Perché accanto alla leggendaria Thule, vicino alla Escondido di Corto Maltese, nei pressi del magico regno di Atlantide, dalle parti della tolkieniana Terra di Mezzo, tra i Campi Elisi dei greci e la britannica Camelot di re Artù, dovranno aggiungere presto la Sicilia. Proprio così, l'intera Sicilia, che di "reale" ormai non ha più niente.
La Sicilia concreta, sulla base dei parametri economici (che fotografano i tassi di disoccupazione, emigrazione, consumi, trasporti, qualità della vita) rischia di scomparire dall'orizzonte della civiltà occidentale, e non da ieri, come l'Isola Ferdinandea inabissatasi per sempre nel 1832. Ma intanto, al pari della Fenice dalle ceneri, è sorta al suo posto un'altra Isola fantastica, fantasmatica ma incon…
Le guide ai luoghi immaginari dovranno essere aggiornate. Queste "mappe fantastiche" sono state un vero successo editoriale. Ma adesso rischiano la vetustà. Perché accanto alla leggendaria Thule, vicino alla Escondido di Corto Maltese, nei pressi del magico regno di Atlantide, dalle parti della tolkieniana Terra di Mezzo, tra i Campi Elisi dei greci e la britannica Camelot di re Artù, dovranno aggiungere presto la Sicilia. Proprio così, l'intera Sicilia, che di "reale" ormai non ha più niente.
La Sicilia concreta, sulla base dei parametri economici (che fotografano i tassi di disoccupazione, emigrazione, consumi, trasporti, qualità della vita) rischia di scomparire dall'orizzonte della civiltà occidentale, e non da ieri, come l'Isola Ferdinandea inabissatasi per sempre nel 1832. Ma intanto, al pari della Fenice dalle ceneri, è sorta al suo posto un'altra Isola fantastica, fantasmatica ma incontaminata, dell'inconsistenza delle nuvole ma favolosa, oggetto di sogni sensuali pari a quelli della Teresa d'Avila scolpita da Bernini.
Un esempio? Ultimamente Palermo è diventata un Monopoli. Proprio così: il gioco più famoso del mondo ha dedicato una sua edizione alla città. In sede di presentazione, la direttrice del Teatro Biondo, Pamela Villoresi, ha sottolineato: "Quale altra città se non Palermo può raccontare un sogno?". Ma attenzione: oggi abbiamo a che fare con una nuova versione onirica, da cui i siciliani non vorrebbero essere svegliati, e della quale il Principe del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa discettava con l'inviato piemontese Chevalley. Si tratta di una inedita "macchina della fantasia", fatta in casa e a basso costo. Una più alta e sofisticata forma di ipnosi ha cancellato in un sol colpo il "perturbante" siciliano (in senso freudiano), smussando gli angoli, rimuovendo la memoria storica, raschiando spigoli e brutture, per rilasciarci infine un luogo "letterario" puro, per la prima volta scambiato per "reale" dai suoi tantissimi estimatori.
Mai tanta "magica" Sicilia, nell'editoria. L'estate ne è invasa. Libri su libri. Vero che c'è stato il trentennale delle stragi del '92, a capitanare l'invasione. Ma poi, a fianco degli autori trentennalisti, sono arrivati anche i "dintornisti" del trentennale stesso, quelli che hanno infilato il truce anniversario per una volta di traverso, occupandosi anche del privato degli "eroi antimafia". In fondo, era stata già Ilda Boccassini ad aprire quella porta. Quando nel suo memoir per Feltrinelli la giudice milanese ha rivelato la storia d'amore con Giovanni Falcone, ci ha bruscamente riproposto in un terreno inedito (quello di solito asettico delle vicende giudiziarie) l'antico tema brancatiano (già affrontato da D.H. Lawrence) del "bel tenebroso" maschio siculo. In fondo, non era proprio così che Andrea Camilleri aveva disegnato il suo originario commissario Montalbano? Capelli lunghi, folti, neri, baffoni consistenti, ad accompagnare una straripante fisicità, prima che venisse usurpato dal calvo attore Zingaretti?
Il critico letterario Salvatore Ferlita spiega: "Sembra di essere nel pieno di una superfetazione di una Sicilia parallela a quella reale, un mondo di fantasia e di sogno che alligna anche nel potente motore della tradizione letteraria regionale, ma che si sta sviluppando secondo leggi proprie". Il mito al posto del realismo. Ma da dove mai è nato tutto questo?
Forse da un naufragio, quello del nobile musulmano Ibn Jubayr, che nel 1185 di ritorno dalla Mecca alla volta di Granada viene trascinato dalle tempeste proprio nell'Isola allora governata dai Normanni. L'autore (oggi riproposto da Adelphi in Viaggio in Sicilia) apre la strada alla letteratura sul "Grand Tour sicilianista" (culminata poi con Goethe): non nega il fetore dei mercati ma, tra lune che sorgono, fiumi e giardini, rilascia quel contesto da Mille e una notte che da allora diventerà leggenda.
Ma oggi? Questa Sicilia "felice", senza ombra di mafia, bombe e ruvidità, è figlia di Andrea Camilleri. A sua insaputa. Il maestro agrigentino aveva depurato il ciclo del suo commissario dalla incombente presenza in Sicilia di Cosa Nostra. Finendo, però, per cadere in una trappola uguale e contraria a quella di Leonardo Sciascia, che più volte lui stesso aveva denunciato. Sciascia, quando nel 1968 il suo Il giorno della civetta venne trasposto in pellicola, si sorprese delle simpatie che presso il pubblico cinematografico suscitava la figura del boss, don Mariano. A Camilleri è accaduto analogo fraintendimento: l'Isola "senza mafia" (pertinente nei suoi gialli) non solo ha fatto da alambicco alla nuova visione di una terra fantastica e irreale, ma ha finito per depurare in questa chiave persino le serie tv che di mafia si sono occupate, sforzandosi però di semplificare sempre contesto e complicità. Prova ne sia l'agrigentino Roberto Mandracchia, che licenzia per minimum fax Don Chisciotte in Sicilia: il suo protagonista, 78 anni, pensionato impazzito per i gialli, si convince di essere il camilleriano commissario Montalbano e, in compagnia di un venditore ambulante senegalese, si getta a capofitto in un carosello di indagini, risse e agguati.
Matteo Di Gesù, docente di Letteratura all'Università di Palermo, pone in proposito una questione della lingua. Nel 1994 Camilleri pubblica La forma dell'acqua. "E inventa, con ingegno e ironia, un linguaggio, un dialetto siciliano che non esiste, e che da quel momento tutti vogliono parlare". I precedenti, ricorda Di Gesù, erano frustranti: Domenico Tempio, Giovanni Meli, e prima di loro persino il "petrarchismo" cinquecentesco siciliano, non erano mai salpati fuori dall'Isola. Lo stesso attesissimo (ai suoi tempi) Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo era rimasto un monolite per esegeti. Intanto nel cinema imperava, come gergo sicilianista, lo pseudo-catanese dei film di Franchi-Ingrassia e Lando Buzzanca (ma anche del Mimì metallurgico di Lina Wertmüller e delle pellicole sicilian noir con Gian Maria Volonté).
Camilleri, invece, compie il miracolo. "Fa scoprire al mondo la lingua siciliana, inventandone una inesistente" spiega Di Gesù. E dall'invenzione di una lingua, si può ipotizzare, decolla il volo di una "IperSicilia" immaginaria, inventata e ricreata anch'essa di sana pianta. Arriveranno così anche le storie di secondo e terzo grado. Alcune avranno come protagonista un cronista d'inchiesta. Ma attenzione: non è la sua inchiesta a venire pubblicata. Dell'inchiesta non importa più a nessuno. Quel che serve è il personaggio, che in camicia di lino consuma granite di limone nel bar di fronte al mare, in un idillio senza fine.
Il fascino dell'esotico, ricorda Di Gesù, perseguita la Sicilia sin dai tempi di Goethe. Persino il "realismo" di scrittori come Sciascia, Consolo e Bufalino verrà spesso interpretato in Italia come un "oggetto estraneo", tanto affascinante quanto incomprensibile, che poco riguardava il resto del Paese. Ma almeno restava allora un elemento "perturbante". Abolito il quale, un flusso di fascinazione irresistibile ha premiato, tra l'altro, il successo della saga dei Florio di Stefania Auci. Che però, già al secondo volume, si è dovuta misurare con le spine del delitto Notarbartolo, il primo omicidio eccellente di mafia, che non vide del tutto estranea la nobile famiglia. Un episodio che rischiava di fare implodere l'intera favola.
Ma c'è una pattuglia di "irriducibili" che, in tanta bulimia editoriale, non dribbla il "disturbante". Da Sandra Rizza a Enzo Mignosi (Ianieri editore), da Beatrice Monroy (Arkadia) a Gian Mauro Costa (Mondadori), da Francesca Maccani (che per Rizzoli ha tratto dalle memorie del quartiere Acquasanta una storia di donne) a Guidorizzi e Romani (Cortina) con una robusta guida mitologica. Oppure "retrospettive" come l'antologia dell'editore Navarra Tessere di luce (dedicata alla letteratura siciliana dal Duecento a oggi) o la ristampa di Inventario siciliano di Enzo Sellerio, ci danno frammenti di una Sicilia vera, che risveglia dal sogno ingannatore.
Sul Venerdì del 5 agosto 2022