Playground. Piccole centrali elettriche portatili, o più correttamente batterie di accumulo. Servono a ricaricare tutti gli apparecchi che usiamo, in barca come al campeggio, con pochi sprechi
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Le usano i campeggiatori e i velisti, ma possono tornare utili a chiunque abbia bisogno di una fonte di energia dove non ci sono prese nelle vicinanze. E poi le cosiddette “centrali elettriche portatili” si possono connettere a dei pannelli fotovoltaici, come quelli dei quali abbiamo scritto due settimane fa, e ricaricarsi grazie alla luce solare. Di recente abbiamo provato la Eb70 della statunitense Bluetti, una valigetta da circa dieci chili grazie alla quale alimentare smartphone, computer, luci, ventilatori, proiettori, tv, fornelli elettrici. Ha perfino un’area per la ricarica wireless nella parte superiore e l’immancabile luce di emergenza incastonata nel pannello.
La potenza è di 1000 watt, la capacità di 716 wattora. Lunga la serie di porte che vanno dalle quattro usb alle due prese, fino a quella da accendisigari e ai due spinotti. Quanto basta per garantire elettricità a molti apparecchi per diverse giornate, a seconda dell’assorbimento dei dispositivi che si collegando. Per ricaricarla servono tre o quattro ore e l'alimentatore è decisamente rumoroso.
Ha caratteristiche simili e stesso prezzo, 749 euro, la River Pro della cinoamericana EcoFlow, la quale offre in più la possibilità del controllo dei consumi via app ma non ha la ricarica wireless. In generale rispetto alle prese tradizionali queste valigette sprecano meno energia essendo più efficienti e magari in futuro le avremo tutti in casa per immagazzinare l’energia solare.
Più abbordabile la 521 della Anker, cinese anche lei, che è però la metà nelle dimensioni e un terzo in potenza. Alla prova dei fatti va bene per telefono e portatile e poco altro, avendo comunque un costo relativamente alto: 370 euro circa.