Fausto Bertinotti: "Rassegnatevi compagni, la sinistra è finita"
di Carmine Saviano , di Carmine SavianoDel padre, ferroviere nato nel 1899, Fausto Bertinotti, 82 anni, ex presidente della Camera, conserva un insegnamento: "Il socialismo è un mondo difficile da costruire. Tu non lo vedrai. Ma di sicuro lo faranno i tuoi eredi lontani". Un mondo che per l'ex leader di Rifondazione Comunista dovrebbe essere articolato a partire da due parole: "Eguaglianza e pace". E da realizzare con un ethos preciso. "Quello che ci ha indicato Walter Benjamin: il progresso non è accelerare la locomotiva in corsa, ma sapere quando tirare il freno".
Presidente, ha spiegato più volte che a quel mondo ci si arriva con la rivolta. Ci spera ancora?
"Non accadrà hic et nunc ma c'è sempre la possibilità della scintilla che innesca la rivolta. Pensiamo alle Primavere arabe, pensiamo al #MeToo".
Anche in Italia ci sarebbe questa possibilità?
"Qui nessuno ha visto arrivare il '68 e il '69. L…
Del padre, ferroviere nato nel 1899, Fausto Bertinotti, 82 anni, ex presidente della Camera, conserva un insegnamento: "Il socialismo è un mondo difficile da costruire. Tu non lo vedrai. Ma di sicuro lo faranno i tuoi eredi lontani". Un mondo che per l'ex leader di Rifondazione Comunista dovrebbe essere articolato a partire da due parole: "Eguaglianza e pace". E da realizzare con un ethos preciso. "Quello che ci ha indicato Walter Benjamin: il progresso non è accelerare la locomotiva in corsa, ma sapere quando tirare il freno".
Presidente, ha spiegato più volte che a quel mondo ci si arriva con la rivolta. Ci spera ancora?
"Non accadrà hic et nunc ma c'è sempre la possibilità della scintilla che innesca la rivolta. Pensiamo alle Primavere arabe, pensiamo al #MeToo".
Anche in Italia ci sarebbe questa possibilità?
"Qui nessuno ha visto arrivare il '68 e il '69. La rivolta è imprevista. Ma il tempo è questo ed è determinato da un vuoto".
Quale?
"Quello che si apre dalla scissione tra la politica istituzionale e il popolo. La politica è stata sussunta al mercato e all'economia, ne è diventata una variabile".
Ha detto che il governo Draghi ha ucciso la politica.
"Messa così la formula è troppo stretta. È una tappa di un processo che ci coinvolge da trent'anni".
Il momento cruciale?
"Quando negli anni 90, inseguendo la Terza Via, la sinistra passa da forza critica a parte dell'establishment. Quando si intesta il ruolo di attore principale di quella rivoluzione capitalistica e restauratrice che ha dato vita alla globalizzazione. La sinistra ha creduto che la globalizzazione potesse distribuire a tutti ricchi premi e cotillon".
Scusi, ma anche lei ha fatto parte della sinistra di governo, o no?
"Fino a quando quella sinistra, snaturandosi, ha sostituito il Palazzo d'Inverno con Palazzo Chigi diventando la custode della governabilità".
In relazione all'ultima crisi di governo si legge ovunque: Giuseppe Conte come Fausto Bertinotti nel 1998...
"Ancora? Ho perso il conto di quanti sono come Bertinotti del 1998...".
Anche lei staccò la spina a un governo, quello di Romano Prodi.
"Situazioni imparagonabili. Quella rottura avvenne su un elemento di fondo: quale Europa dovevamo avere? Solo quella di Maastricht? Quella della prigionia per i diritti sociali? E poi la contesa che portò a quella frattura fu esplicita. Avvenne alla luce del sole".
L'Europa di oggi di fronte alla guerra in Ucraina come le appare?
"Scandalosa: ha rinnegato il neutralismo, dimenticato il Mediterraneo, è diventata atlantica. Un ministro degli Esteri come Fanfani non avrebbe mai fatto questa manifestazione di cupidigia e servilismo nei confronti degli Stati Uniti. Anzi, peggio: non è servilismo. È co-partecipazione. E c'è altro...".
Dica...
"Ma si può mai decidere l'invio di armi senza prima consultare i cittadini? Relegando un presunto dibattito ai salotti televisivi che ormai sono parte di quel governo allargato al cui centro c'è il principe, il presidente del Consiglio, che emana decreti confidando nel fatto che ormai il Parlamento è solo cassa di risonanza. Così non si cambia nulla".
Gran parte della domanda di cambiamento negli ultimi anni è stata intercettata dal M5S. Perché hanno fallito?
"Da populisti trasversali sono stati abili nel cogliere lo scontro tra alto e basso. Muoiono perché non hanno avuto la pazienza della lunga opposizione. Invece di custodire le forze avute dal consenso le hanno investite sul governo. Se in più aggiungiamo il loro trasformismo...".
Passiamo alla destra. Lei utilizza la parola "fascismo" per connotare l'azione politica di Fratelli d'Italia?
"Quella parola la lasciamo alla storia e alla cultura. Lamento che una leader come Meloni che si candida a governare non faccia una solenne dichiarazione di antifascismo. È il solo modo per essere leali alla Costituzione".
Torna in campo Berlusconi.
"Ci sono delle storie che, sia gli avversari che i protagonisti, dovrebbero considerare concluse".
La Lega sopravviverà al salvinismo?
"È l'unico partito di massa. Lo è anche dentro lo sciagurato partito di Salvini. Sono anfibi: hanno una leadership reazionaria e una base di massa che è di destra ma moderata".
Il Pd non è un partito di massa?
"Il Pd è un partito. Ma è il partito delle élite".
C'è un cantiere al centro.
"Il vuoto travestito da politica".
Calenda e Renzi sono il vuoto?
"Lo sono tutti loro. Prenda il caso Melenchon in Francia: senza una forte sinistra antagonista il centro diventa un campo governativista sostanzialmente liberale".
Veniamo al suo di campo. Nella sinistra italiana ci sono lavori in corso.
"Ho troppo rispetto per la parola lavoro...".
Presidente, un po' di clemenza per i compagni...
"La sinistra politica non esiste. Andiamo a Norberto Bobbio: la sinistra è l'eguaglianza oppure non è. Oggi ci troviamo in un Paese con il massimo della diseguaglianza".
La definisca.
"I primi dieci top manager guadagnano 650 volte lo stipendio di un lavoratore. E negli ultimi 30 anni le retribuzioni si sono ridotte del 3 per cento mentre in Francia e Germania sono aumentate del 30. Non sono numeri: è una condanna inequivocabile".
In quel processo di ricostruzione della sinistra, però, ci sono molti dei Bertinotti Boys...
"Li sento tutti, o quasi. Ho imparato che il dissenso politico non può trasformarsi in dissenso personale. Per fortuna abbiamo superato quei cascami dello stalinismo che trasformavano il dissenziente in un colpevole".
Il giorno peggiore della sua vita politica?
"Il 1979, i 35 giorni della Fiat, la conclusione della vertenza. Fu una drammatica sconfitta, immeritata per i lavoratori".
E quello che invece ricorda con felicità?
"Foresta della Lacandona, Messico. Il sub comandante Marcos che dice: "Ringrazio il compagno Bertinotti: un intellettuale europeo venuto qui non per insegnarci come si fa la rivoluzione"".
Tra i suoi maestri c'è Pietro Ingrao.
"Mi ha insegnato il dubbio. E anche a volere la Luna".
I suoi insegnanti alle superiori, invece, l'hanno bocciata più volte.
"Passavo il tempo a leggere Marx in biblioteca".
Legge ancora Marx?
"Certo. E siccome il capitalismo è tornato a rivelarsi come problema, dovrebbero leggerlo anche tutti questi superficiali che ci governano".
E i ragazzi cosa dovrebbero leggere?
"Lettera a una professoressa di don Milani"
È ancora un "seguace" del Papa?
"Francesco è l'unico leader politico in Occidente. Il suo richiamo a recuperare le parole della pace è una bussola".
Sul Venerdì del 12 agosto 2022