Cielo coperto, pianure, silenzio idilliaco interrotto da un ruggito premonitore, quando le nuvole vengono squarciate dal volo di un magnifico drago che cavalca i cieli di Westeros. Cosi ha inizio House of the Dragons, così comincia la storia del Regno della Casa Targaryen.
Tratta dal romanzo Fuoco e sangue di George R.R. Martin, la storia è ambientata 200 anni prima degli eventi citati ne Il Trono di Spade, ci spiegano Ryan Condal, showrunner e produttore, e Miguel Sapochnik, produttore e regista del tanto atteso prequel. Dieci puntate, 240 giorni di riprese in tre Paesi (Portogallo, Inghilterra e Spagna) per scoprire le origini della dinastia dei Targaryen. I personaggi principali sono due donne, Rhaenyra (Emma D'Arcy), primogenita del re, e la sua migliore amica Alicent (Olivia Cooke). Al seguito due uomini: Paddy Considine nei panni del re Viserys Targaryen e suo fratello Daemon (Matt Smith di The Crown). A loro sono affidate le sorti e la storia straordinaria e turbolenta della Casa Targaryen. HOTD esordisce in esclusiva su Sky e in streaming su NOW in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti il 22 agosto.
Perché House of the Dragons come prima storia da raccontare?
Condal: "Perché abbiamo la possibilità di scoprire la dinastia dei Targaryen. Nella serie originale, Daenerys è un personaggio iconico, ci siamo immedesimati nella sua sofferenza, nelle sue perdite, ma non abbiamo avuto la possibilità di vederla crescere nella sua terra. Non ha mai conosciuto la gloria, la ricchezza, il potere della sua casata, tutto ciò che le era rimasto erano i capelli d'argento e il ruolo di agnello sacrificale di Robert Baratheon".
Sapochnik: "I Targaryen sono all'apice del loro potere, paragonabile a quello dell'Impero Romano. Sono gli unici a possedere i draghi, questo significa che hanno la potenza necessaria per controllare i Sette Regni e non hanno nessuna minaccia esterna. Hanno ricchezze favolose e godono di una vita opulenta".
Qual'è l'aspetto più importante della serie?
Sapochnik: "Durante la lavorazione abbiamo seguito una regola semplice, la storia è un dramma familiare e il vero fulcro della tensione è il rapporto tra padre e figlia. Lui non è molto presente, anche se cerca di essere un buon genitore. Allo stesso tempo vuole essere un buon re e di conseguenza, non riesce a fare bene in nessuno dei due ambiti. Tutto quello che la figlia si trova a dover affrontare in questa storia è causato della morte di sua madre, e quindi questa dinamica stabilisce lo sviluppo degli eventi. In ogni caso ci sarà sempre una narrazione a più voci e, proprio come lo era la serie originale, inizierà in modo molto intimo e poi si svilupperà e si espanderà nel corso di questa stagione e poi delle stagioni successive, se avremo la fortuna di continuare".
House of the Dragon presta particolare attenzione alle problematiche del femminile, sopratutto l'aspetto di gestazione e nascite. Perché?
Sapochnik: "Era una prospettiva mai trattata nella serie originale. Il Trono di Spade aveva personaggi femminili molto forti, ma non veniva rappresentato il loro punto di vista. Le storie problematiche di queste donne che diventano madri, il modo in cui subiscono il patriarcato e l'influenza che ha sulle loro vite, valevano la pena di essere raccontate".
Condal: "George R. R. Martin basa sempre le sue storie su eventi realmente accaduti, come la Guerra delle Rose e l'Europa del Medioevo. A quell'epoca per le donne il parto era un vero e proprio campo di battaglia, chi poteva sapere se sarebbero sopravvissute, i bambini avevano il 50 per cento di possibilità di rimanere in vita, erano tempi pericolosi, gli uomini rischiavano in combattimento e le donne rischiavano durante la gravidanza. Ci è sembrato un buon parallelo".
Quanto siete rimasti fedeli al materiale originale?
Condal: "George definisce la sua creazione un falso libro di storia, non è scritto con la struttura tradizionale della prosa. È raccontato da tre punti di vista diversi, tutti analizzati da una quarta persona che sta cercando di dare senso a questa storia per poter scrivere il proprio libro. È una struttura stile Rashomon, anche se questo aspetto non l'abbiamo utilizzato nello show perché altrimenti sarebbe stato troppo complesso da raccontare. Si tratta di un adattamento fedele ma che ha richiesto anche molta invenzione, a causa del formato del materiale di partenza".
Il Trono di Spade è stato accusato di essere misogino. In House of the Dragon cosa volevate evitare?
Condal: "Essere consapevoli, imparare e cercare di capire cosa non ha funzionato prima, ci ha dato l'opportunità di fare un lavoro migliore. Però è importante ricordare che questo è sempre Il Trono di Spade, anche se levigato negli spigoli, siamo sempre nel Medioevo, con una struttura sociale aristocratica, una monarchia, e dove misoginia e inclinazione patriarcale regnano sovrane. L'importante è cercare di diffondere il messaggio in modo storicamente corretto".
Come avete sviluppato il design dei draghi?
Sapochnik: "Questa volta i draghi sono 17, e dato che sono una base importante dell'evoluzione della storia, abbiamo passato un anno a lavorare con un team di artisti, che hanno reso reale ciò che George aveva immaginato".
Condal: "Non era solo una questione di 'look' dei draghi, ma di considerare anche i diversi caratteri di queste creature: i draghi più anziani hanno più esperienza, hanno affrontato conflitti, combattimenti e scontri con altri draghi, e ognuno ha un rapporto differente con i vari membri della famiglia Targaryen. George è stato molto meticoloso nella descrizione dei loro dettagli, ci ha fornito colori, dimensioni, età, sesso e anche se avevano deposto uova. Così abbiamo combinato tutto questo materiale e creato un catalogo in modo da poter identificare i draghi non solo in base al colore, o alla silhouette, ma anche alla loro personalità".
Quanto è stato coinvolto George R. R. Martin?
Condal: "È stato sempre coinvolto in tutti gli aspetti dello sviluppo della trama, anche perché dovevamo decidere quale parte dei 300 anni di storia da lui raccontati volevamo sviluppare. Miguel è uno dei registi della serie originale più rispettati da George, è stato molto bello avere la sua totale fiducia, ha rispettato molto il nostro processo creativo, sapeva quanto amiamo i suoi libri e quanto fosse importante raccontare questa storia nel modo giusto, anche per rispetto nei confronti di milioni di fan. George si emozionava molto a ogni nostra nuova idea, ci mandava messaggi con suggerimenti e apprezzamenti per il nostro lavoro, e per noi era importante avere questo tipo di interazione con il creatore del materiale originale".
Sapochnik: "George è uno scrittore incredibile, anche dopo 25 anni dalla creazione di questa saga straordinaria, la sua memoria e acutezza per i particolari nei confronti di tutto il materiale e dei suoi personaggi è una fonte di riferimento preziosa, senza parlare della profondità della sua conoscenza storica: ogni volta che parlo con lui, imparo sempre qualcosa di nuovo".
Miguel, lei ha diretto alcuni degli episodi più amati e memorabili del Trono di Spade. Che cos'ha imparato da quei successi?
Sapochnik: "Che la storia e le emozioni sono la cosa più importante. Non importa se ci sono draghi o effetti speciali che ti lasciano a bocca aperta. Se non racconti quello che provano i personaggi non riuscirai a catturare l'attenzione di nessuno".
Sul Venerdì del 12 agosto 2022