✕

Senti come suona la nuova Napoli

Nu Genea
L’ultimo album del duo composto da Massimo Di Lena (a destra) e Lucio Aquilina è Bar Mediterraneo (Gennaro Canaglia) 
Non solo cinema e letteratura. Viaggio nella costellazione di artisti che sta rimodellando il profilo musicale della città. Partendo proprio dai grandi maestri. Reportage
3 minuti di lettura

Si muovono sulle note dei giganti. Non rinunciano a parlare la lingua di madri e padri. E portano gli occhi lontano, oltre la città, oltre le dolci curve del Golfo e quelle aspre del Vesuvio. Se per il cinema e la letteratura il "primato di Napoli" non è più in discussione, non lo dovrebbe essere neanche per quello che riguarda la musica.

E se dalla città, a voler guardare solo gli ultimi mesi, sono arrivate due delle più internazionali, sofisticate e futuribili forme di pop create in Italia, quello dei Nu Genea e di Liberato, le strade, i palazzi e i club della città ospitano tanto, tantissimo altro. Dall'hip hop al folk, dall'eredità delle Posse alla musica elettronica, dal jazz al metal e al dark. Napoli fucina musicale. Alla ricerca di quell'alchimia che, mettendo insieme passato e presente, nostalgia e desiderio, è in grado di dialogare con il mondo per costruire il futuro. Perché a voler trasfo…

Si muovono sulle note dei giganti. Non rinunciano a parlare la lingua di madri e padri. E portano gli occhi lontano, oltre la città, oltre le dolci curve del Golfo e quelle aspre del Vesuvio. Se per il cinema e la letteratura il "primato di Napoli" non è più in discussione, non lo dovrebbe essere neanche per quello che riguarda la musica.

E se dalla città, a voler guardare solo gli ultimi mesi, sono arrivate due delle più internazionali, sofisticate e futuribili forme di pop create in Italia, quello dei Nu Genea e di Liberato, le strade, i palazzi e i club della città ospitano tanto, tantissimo altro. Dall'hip hop al folk, dall'eredità delle Posse alla musica elettronica, dal jazz al metal e al dark. Napoli fucina musicale. Alla ricerca di quell'alchimia che, mettendo insieme passato e presente, nostalgia e desiderio, è in grado di dialogare con il mondo per costruire il futuro. Perché a voler trasformare un verso di Pino Daniele in una indicazione teorica, "Chi tene 'o mare, s'accorge 'e tutto chello che succede". La Napoli musicale oggi respira tutto, ingloba e rimodella ogni forma e ogni genere.

Per disegnare i tratti principali di un atlante musicale della città, quindi, non si può non partire da quella costruzione complessa della semplicità dei Nu Genea e dalle evocazioni struggenti ed elettriche di Liberato. Due nomi che con due dischi a testa hanno alzato l'asticella del pop italiano. Marechiaro dei NG e Partenope del cantante misterioso - anche se causa burocrazia della Siae in molti pensano che la sua identità sia da attribuire a tale Gennaro Nocerino - le canzoni simbolo degli ultimi mesi. Armonie tradizionali, forme che guardano all'estero, parole come ponti che dall'universo poetico della città guardano al Mediterraneo e all'America.

In bilico tra ieri e domani

Un magistero che è anche quello di Davide Petrella, compositore per Cremonini ed Elisa. Dietro di loro c'è un esercito di compositori "pop". Capitanato dai Fitness Forever di Carlos Valderrama. Più che un gruppo un insieme di dimensioni musicali: quella jazz di Pietro Santangelo anima dei PS5, una macchina afrobeat e funk (e qui i numi tutelari sono Enzo Avitabile, Tony Esposito, Senese e Daniele Sepe), quelle di Andrea De Fazio e Gigi Scialdone, presenti con le loro idee e i loro suoni in quasi tutti i rivoli della nuova scena.

E proprio Scialdone consente il salto verso il nuovo folk di Tommaso Primo, dei La Maschera e soprattutto dei Foja, altro gruppo che da oltre un decennio lavora per aggiornare quel "classico napoletano" che parte da lontano: dal genio di Murolo, del primo Pino Daniele. E che in città è abbracciato anche da Claudio Domestico alias Gnut, il dono di fermare il tempo grazie a una chitarra classica e a canzoni che, appunto, sono quasi classici istantanei: l'antico e il moderno miracolosamente in bilico. Scena folk che deve tanto alla "resistenza" messa in atto negli ultimi 40 anni da Enzo Gragnaniello, professione "eroe" della canzone napoletana. Un folk aggiornato, in temi e suoni, che non dimentica l'eredità di quel canzoniere "alternativo" creato negli anni 90 delle Posse, 24 Grana in testa.

Hapax
Il gruppo dark-wave a settembre sarà negli Stati Uniti per una tournée di venti date 

Quelle Posse che dall'Officina 99 di Gianturco hanno arato il terreno sui cui è germogliata un'altra corazzata della nuova musica napoletana. Quella Hip hop. Se 99 Posse e Almamegretta hanno insegnato, rispettivamente, a raccontare le contraddizioni della città e a trascendere il suono di Napoli verso il Mediterraneo e l'Europa, verso il mondo, la loro eredità raccolta dai Co'Sang negli anni 90 è ora saldamente tra le mani di Luché, Geolier, il collettivo Siamo La Fam, Enzo Dong, il giovanissimo Vettosi e di quel prodigio di Nicola Siciliano, letteratura e rap, il tentativo di volare alti come dall'altro lato dell'Oceano fanno gli dei del genere. Poi il mito Clementino, la squadra salernitana capitanata da Rocco Hunt e Capo Plaza. E da inserire nella lista di chi mescola rap e nuove sonorità: i Thru Collected e i Fuera.

Mutazioni neomelodiche

E a Napoli la sperimentazione fa mutare geneticamente anche quelli che fino a qualche decennio fa erano considerati i bastioni della musica popolare. Basta pensare all'ultimo dei neomelodici, Franco Ricciardi, capace di mantenere la "popolarità" anche quando registra dischi tecnicamente internazionali come Figli e figliastri e Blu. Collaboratrice di Ricciardi è La Niña, all'anagrafe Carola Moccia, altro fenomeno di trasversalità capace di tenere insieme le lezioni dei maestri e le nuove onde che arrivano dall'estero. Tra le voci femminili quella di Dada', electropop e dialetto, e quella su beat dal sapore soul di LNDFK. Anche qui, la lezione delle maestre: da Teresa De Sio a Maria Nazionale fino a Libera Velo. E tra le donne della città ci sono anche Deborah De Luca e Alessandra Argentino, vite in giro per il mondo a portare nei club e nei festival a ogni latitudine tecno e house.

Liberato
Nel secondo album dell’artista senza volto, Liberato II, la canzone simbolo Partenope (Glauco Canalis) 

Sotto la superficie

Infine i sotterranei, i notturni. La città del rock mainstream degli Epo, delle 8 Tracce di Nino Bruno. Dell'indie dei casertani Gomma e del blues scuro di Joseph Martone. E quella ancora più profonda del punk, del metal e del dark. Perché Napoli non è solo luce, anzi. È la città anarchica dei misteri, delle ombre, del profano che vive sovrapposto al sacro. La città che era dei Contropotere e degli Undertakers. E quindi il doom dei Naga, il metal furioso e in dialetto del collettivo Napoli violenta. E poi tutte le sfumature di dark-wave di Ash Code, Geometric Vision e degli Hapax (in partenza a settembre per un tour americano di oltre venti date), un'altra parte della città che, pur restando spesso sotto i radar, ha respiro e fanbase internazionale. E questa è solo la superficie. A Napoli suona tanto altro. Basta armarsi di Spotify e pazienza per scoprirne i nuovi tesori.

Sul Venerdì del 12 agosto 2022