La Pussy Riot Masha che si ribella a Mosca
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMosca. Protesta ogni volta che può, ogni volta che deve. È la sua natura. È iniziato tutto con i lavoretti a scuola. I bambini confezionavano mobili, le bambine ricamavano. Maria Aljokhina, per tutti Masha, non capiva perché. E nessuno sapeva spiegarglielo. Ha detto il primo di tanti "No". Una così non la fermi mica. Neppure sorvegliandola a vista.
Pur di andare in tournée in Europa e raccogliere fondi per l'Ucraina, lo scorso aprile è evasa dagli arresti domiciliari. Ha ingannato la polizia moscovita travestendosi da rider con tanto d'uniforme verde, mela e zaino cubico sulle spalle. È stato solo l'inizio di una rocambolesca fuga. "Non so per quanto tempo resterò ancora all'estero, ma so che non appena torner&ogra…
Mosca. Protesta ogni volta che può, ogni volta che deve. È la sua natura. È iniziato tutto con i lavoretti a scuola. I bambini confezionavano mobili, le bambine ricamavano. Maria Aljokhina, per tutti Masha, non capiva perché. E nessuno sapeva spiegarglielo. Ha detto il primo di tanti "No". Una così non la fermi mica. Neppure sorvegliandola a vista.
Pur di andare in tournée in Europa e raccogliere fondi per l'Ucraina, lo scorso aprile è evasa dagli arresti domiciliari. Ha ingannato la polizia moscovita travestendosi da rider con tanto d'uniforme verde, mela e zaino cubico sulle spalle. È stato solo l'inizio di una rocambolesca fuga. "Non so per quanto tempo resterò ancora all'estero, ma so che non appena tornerò in Russia mi sbatteranno in cella. Che accada! Ma prima voglio scrivere un altro libro e raccogliere fondi per gli ucraini. Voglio convincere l'Occidente a smettere di sponsorizzare il regime che ci imprigiona. Nessuno può compensare le malefatte del nostro esercito, ma noi russi abbiamo il dovere di provare a fare la nostra parte", spiega l'indomita attivista 34enne in videocollegamento da una località segreta in Europa.
Colori e passamontagna
Quando nacque il collettivo punk femminista Pussy Riot, si unì subito al movimento. Era la fine del 2011, l'inverno della "Rivoluzione bianca" contro i brogli alle parlamentari e la ricandidatura di Vladimir Putin al Cremlino in barba alla Costituzione. Masha allora era una studentessa di giornalismo e scrittura creativa, refrattaria all'autoritarismo, madre single cresciuta a sua volta dalla sola madre. Il 21 febbraio del 2012, insieme ad altre tre ribelli, in abiti e passamontagna colorati, salì sull'altare della Cattedrale del Cristo Salvatore, sede del patriarca di Mosca e tutte le Russie, per cantare una "preghiera punk": "Vergine Maria, scaccia via Putin!". L'irriverente performance rivelò la band al mondo, e a lei e Nadezhda Tolokonnikova costò quasi due anni di carcere per "vandalismo e odio religioso".
Due anni di abusi e umiliazioni che Aljokhina ha raccontato nel libro Riot Days (Penguin Books) e portato sul palco con l'omonima pièce teatrale che l'11 settembre arriverà anche in Italia, al Teatro Arcimboldi Milano, in una versione rinnovata.
Cartoline per il futuro
"Mamma, non guardare la tv. / Mamma, non ci sono nazisti qui. / Mamma, perché la guerra viene chiamata 'Operazione speciale'?", recita il ritornello di una nuova canzone dedicata agli orrori in Ucraina. "Durante lo spettacolo mostreremo anche i volti dei prigionieri politici russi. Molti sono miei amici. Come Aleksej Gorinov, condannato a sette anni soltanto per aver chiamato "guerra" la guerra in Ucraina. Magari, grazie allo show, qualcuno manderà loro una cartolina. Sono state manifestazioni di sostegno come queste a darmi speranza quando ero in prigione".
Perché venisse scarcerata si mobilitarono star come Madonna e l'ex Beatles Paul McCartney. Da allora la pasionaria Masha non ha fatto che collezionare atti di ribellione e condanne. Oltre 12 mesi di "restrizione della libertà" e sei detenzioni amministrative da 15 giorni soltanto nell'ultimo anno e mezzo. Ogni volta con imputazioni fittizie. "Di solito l'accusa era "resistenza alle forze dell'ordine". Ma lo scorso dicembre sono stata imprigionata per "propaganda nazista" per un vecchio post su Instagram. Non capivo. Finché Putin non ha mandato i nostri soldati a combattere contro i "nazisti" ucraini. Gioca con la memoria della vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale. Una follia".
Per protestare contro l'offensiva, Aljokhina ha tagliato il suo braccialetto elettronico e in aprile è stata condannata in contumacia a 21 giorni di carcere vero. È diventata latitante. "Per la prima volta in vita mia non mi sono presentata in tribunale. Ed è cominciato il gioco al gatto e al topo con la polizia. Mi avevano sequestrato il passaporto, ma grazie alla solidarietà di altri artisti sono riuscita a fuggire".
La vita in una valigia
Con sé Masha aveva solo un trolley e un borsone. "So come impacchettare la mia vita in una piccola valigia". Al suo primo tentativo di attraversare il confine bielorusso, le guardie di frontiera l'hanno trattenuta per sei ore prima di respingerla. Al terzo ce l'ha fatta. In attesa di un documento che le consentisse di entrare nella Ue, ha trascorso una settimana in Bielorussia, il Paese che nell'agosto 2020 si è ribellato al dittatore Lukashenko. "Dopo due anni ho visto con i miei occhi gli effetti della durissima repressione. La gente vive come se niente fosse, ma intuisci che sotto sotto c'è qualcosa di sbagliato, oscuro e terribile. Chi non è in carcere o non è stato ucciso, ha lasciato il Paese. E la Russia sta andando nella stessa direzione".
Corruga la fronte diafana mentre sorseggia una tazza di tè: non parla solo per esperienza diretta. Per "dar voce ai detenuti", insieme a Tolokonnikova ha fondato il sito Mediazona. "È stato dichiarato "agente straniero". Oramai tutti i media indipendenti e tutte le ong sono "agenti stranieri" o "organizzazioni non desiderate". C'è la censura militare. A giornalisti e oppositori non resta che l'esilio. È calata una nuova Cortina di Ferro. Ed è importante capire come tutto è iniziato".
Per Aljokhina il punto di non ritorno è stata l'annessione della penisola ucraina di Crimea nel 2014. "Il mondo avrebbe dovuto reagire, e invece ha continuato a stringere la mano ai nostri governanti, a comprare gas e petrolio russo. Non si può inondare di denaro per anni il regime di Putin e poi pretendere che il popolo russo se ne sbarazzi scendendo in piazza. Non funziona così. Non puoi scegliere dove nascere, puoi scegliere come vivere. Noi russi abbiamo protestato. Ma tanti attivisti sono finiti in carcere, altri sono stati avvelenati. Boris Nemtsov è stato ucciso. E tutto grazie al denaro dell'Occidente".
Tabacco e fake news
Masha s'infiamma. Rolla una sigaretta dopo aver cercato una bustina di tabacco in ogni angolo dell'appartamento che la ospita. "Putin ha preparato la Russia alla cosiddetta esistenza "sovrana". Per prima cosa si è impossessato dei media. I propagandisti fomentano l'odio. Diffondono bugie. Hanno convinto la gente che Bucha e Mariupol sono "fake news". È facile dire "Verificate su Google e protestate" per chi è nato in un Paese dove si può andare su Google e protestare. Ma in Russia, sin dalla più tenera età, ti insegnano a non mettere il naso dove non devi, altrimenti verrai punito. È un sistema ben congegnato. La scuola funziona come una caserma, la caserma come un carcere e tutto insieme come un manicomio". La conversazione s'interrompe quando compare il figlio Filipp. "Aveva cinque anni quando sono finita in cella la prima volta". Masha si rabbuia. Fa una lunga pausa. Guarda nel vuoto come a raccogliere i pensieri. "Devo proteggerlo. Ora di anni ne ha15 anni e non permetterò mai che serva nell'esercito".
Senza nessuna paura
Aljokhina parla senza autocensure. Sembra non aver paura di nulla. Neppure di Putin. "È un uomo del Kgb (il servizio segreto sovietico, ndr), un signor nessuno che dice di voler resuscitare il corpo morto dell'Urss. Finge di essere un nuovo Stalin con la corona, ma è un criminale di guerra. Va arrestato e processato all'Aja". "Fermarlo" continua "è soltanto una questione di soldi. Ci vuole un embargo totale su petrolio e gas. Senza i soldi dell'Occidente, il regime morirà in un anno. La polizia politica non ha ideologia. Cerca solo un buon salario. Niente soldi, niente repressione. Credetemi! Ho a che fare con i poliziotti russi da dieci anni ormai...".
Sul Venerdì del 19 agosto 2022