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Vaiolo delle scimmie: torniamo a parlare di sesso sicuro

Illustrazione di particelle del virus monkeypox  (Spl / Agf) 
La nuova infezione non è l'Aids, ma riguarda nella grande maggioranza dei casi uomini che hanno rapporti spesso a rischio con altri uomini. Inchiesta
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Non è l'Aids: il vaiolo delle scimmie è un'infezione meno grave. Ma in tre mesi ha contagiato quasi 30 mila persone in 80 Paesi, uccidendone 9 (dati al 4 agosto 2022). I sintomi possono essere molto fastidiosi - febbre, vescicole, prurito e dolore che durano anche tre settimane - ma raramente sono gravi. Il 90 per cento dei contagiati guarisce a casa, il 95 per cento non ha bisogno di alcun farmaco antivirale.

Le storie delle persone infettate, però, se lette fino in fondo, accendono una spia: una delle strade che quarant'anni fa portò l'Aids a diffondersi - il sesso non sicuro - è ancora aperta. E se oggi l'Aids è tenuto sotto controllo dai farmaci, esistono altre infezioni - dalle epatiti alla sifilide fino appunto all'ultimo arrivato, il vaiolo delle scimmie, sbarcato in Italia il 20 maggio - pronte a infilarsi per quella strada. Quarant'anni di informazione sull'importanza dei rapporti protetti, è l&…

Non è l'Aids: il vaiolo delle scimmie è un'infezione meno grave. Ma in tre mesi ha contagiato quasi 30 mila persone in 80 Paesi, uccidendone 9 (dati al 4 agosto 2022). I sintomi possono essere molto fastidiosi - febbre, vescicole, prurito e dolore che durano anche tre settimane - ma raramente sono gravi. Il 90 per cento dei contagiati guarisce a casa, il 95 per cento non ha bisogno di alcun farmaco antivirale.

Le storie delle persone infettate, però, se lette fino in fondo, accendono una spia: una delle strade che quarant'anni fa portò l'Aids a diffondersi - il sesso non sicuro - è ancora aperta. E se oggi l'Aids è tenuto sotto controllo dai farmaci, esistono altre infezioni - dalle epatiti alla sifilide fino appunto all'ultimo arrivato, il vaiolo delle scimmie, sbarcato in Italia il 20 maggio - pronte a infilarsi per quella strada. Quarant'anni di informazione sull'importanza dei rapporti protetti, è l'impressione, non sono bastati a difenderci da un'altra epidemia.

Un paziente guarito mostra in foto una pustola sul dito (Getty Images) 

"Negli anni 90 ci fu un'importante campagna informativa per sensibilizzare i giovani" ricorda Paolo Maggi, primario di Malattie infettive all'ospedale di Caserta e docente all'Università Vanvitelli. "Furono commessi errori, spesso i messaggi furono scelti male, ma una generazione comprese l'importanza del sesso sicuro. Oggi i giovani non hanno più, per fortuna, l'esperienza diretta e spaventosa della strage dei loro coetanei degli anni 80 e 90. Né si è investito in sensibilizzazione".

Leggendo i primi articoli scientifici sul vaiolo delle scimmie, la sensazione è che una quota di rischio nella vita sessuale sia diventata normale e addirittura accettabile. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha spiegato che "il 99 per cento dei casi riguarda persone di sesso maschile e il 98 per cento uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini". In epidemiologia vengono definiti Msm: Men who have sex with other men (uomini che fanno sesso con altri uomini).  

Come si trasmette

L'infezione in realtà non ha alcun motivo di colpire gli uomini più delle donne. Che il monkeypox si stia diffondendo di più all'interno di una comunità è un fatto incidentale, che potrebbe essere solo temporaneo. Da domani potrebbe riguardare il resto della popolazione. Le lesioni sulla pelle in parecchie aree del corpo, che contengono il virus, sono le principali imputate per la trasmissione, e rendono insufficiente anche l'uso del condom.  

Il vaccino per il Monkeypox (Getty Images) 

Anche se i vaccini cominciano a essere distribuiti (sono quelli contro il vaiolo umano, ma sono efficaci all'85 per cento anche contro quello delle scimmie), non è chiaro se saranno sufficienti a bloccare l'epidemia. La Gran Bretagna, all'inizio di luglio, ha pubblicato uno dei rapporti più dettagliati sulla malattia. Si intitola Investigation into monkeypox outbreak in England. Oltre alla descrizione dei casi, riporta un questionario sulle abitudini sessuali di 45 giovani contagiati che mostra quanto siano diffusi i rapporti a rischio. "Il 60 per cento" vi si legge "ha avuto un'altra diagnosi di malattia sessualmente trasmessa nell'ultimo anno. Il 44 per cento ha avuto più di 10 partner sessuali negli ultimi 3 mesi e il 44 per cento ha praticato sesso di gruppo nel periodo di incubazione del virus, soprattutto in saune, dark room o sex club. Il 30 per cento ha praticato attività sessuale in città diverse da quella di residenza. [...] Molti casi hanno svolto attività sessuale con partner nuovi e casuali, a volte in luoghi pubblici d'incontro o durante sessioni di chemsex, dove il tracciamento dei contatti non è realizzabile".

Farmaci che funzionano

È possibile allora che il vaiolo delle scimmie sia la spia di un problema più vasto, il calo di attenzione nei rapporti sessuali, e che di questo si possa avvantaggiare fra gli altri l'Hiv? Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine riporta 528 casi. Il 41 per cento, oltre al vaiolo delle scimmie, ha anche l'Hiv. Si tratta di infezioni ben controllate dai farmaci. Le terapie, pur non riuscendo a eliminare il virus dall'organismo, lo riducono a quantità inoffensive: "Tutti i casi Hiv positivi erano in trattamento, con il 90 per cento privo di tracce rintracciabili di virus" osserva l'Investigation della Gran Bretagna e "anche fra chi è negativo al virus dell'Aids, il 91 per cento segue la profilassi pre-esposizione (Prep)".

"Un Hiv trattato correttamente con i farmaci in realtà non è contagioso" conferma Maggi. Anche la Prep protegge bene. In Italia non è fornita dal sistema sanitario pubblico - molte associazioni si battono perché lo diventi - ma trattandosi di farmaci generici, il prezzo non è un ostacolo. "Nessun trattamento però è mai efficace al 100 per cento" ricorda Spinello Antinori, primario di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano e docente alla Università Statale. E quel 90-91 per cento di adesione alle terapie è sicuramente un bicchiere molto pieno. Ma è anche drammaticamente troppo vuoto.  

Drammaticamente, ma quanto? L'Hiv è tenuto sotto controllo con i farmaci, i nuovi contagi in Italia sono in calo dal 2012. Anche il vaiolo delle scimmie, in fondo, può essere frenato da un vaccino, che i gruppi di persone a rischio chiedono in tempi rapidi. Non potremmo dire di essere tornati, grazie alla medicina, a quegli anni tra i 40 e gli 80 in cui la sifilide poteva essere curata e l'Aids non c'era ancora, quando la vita sessuale aveva guadagnato un'inedita libertà?

Impossibile rispondere in modo netto. I medici però, dal punto di vista clinico, offrono le loro considerazioni. E ancora una volta è l'Hiv, più che il vaiolo delle scimmie, la loro preoccupazione principale. "Non c'è dubbio che Prep e farmaci abbiano contribuito a contenere l'epidemia" è l'opinione di Maggi "ma da qualche anno si fa molto meno screening per l'Hiv e la situazione è peggiorata con il Covid. Con molto coraggio e qualche difficoltà alcune associazioni di lotta all'Aids continuano a spingere per la diffusione dei test di screening. L'aumento relativo di casi di Hiv fra i minorenni, gli Msm, e i casi di diagnosi di infezione quando ormai si è arrivati all'ultimo stadio della malattia, sono la cartina al tornasole che c'è qualcosa che non va".

Riproduzione grafica di particelle del virus Hiv (Spl / Agf) 

L'ultimo rapporto sull'Hiv in Italia, pubblicato dall'Istituto Superiore di Sanità a novembre 2021, riporta i dati del 2020. I contagi sono stati 1.303, quasi quattro al giorno. Erano 5.653 nel 1995, alla vigilia delle prime terapie antiretrovirali incisive. Il 45,7 per cento delle infezioni del 2020 ha riguardato Msm: in leggero aumento rispetto a 10 anni fa. "Dal 2015" fa notare il rapporto "aumenta la quota di persone a cui l'Hiv viene diagnosticato tardivamente". Vuol dire che il sistema immunitario ha già subito una compromissione o si ha già l'Aids come malattia conclamata. I 4.582 decessi del '95 sono scesi a 505 nel 2018, uno e mezzo al giorno.

Di fronte a un'epidemia contenuta, ma capace ancora di far male, i medici dell'Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma mostrano fiducia nei farmaci. Interpellati su quanto il sesso non sicuro sia rischioso, per l'Hiv come per il monkeypox o altre infezioni, rispondono collettivamente. "Per la prevenzione dell'Hiv gli antivirali oggi sono il più efficace strumento di prevenzione. La terapia funziona ed è ben tollerata".

Pazienti competenti

"Molte persone con una vita sessuale promiscua" spiega Antinori "conoscono i rischi, ma sfruttano le opportunità offerte dal sistema sanitario italiano e dai farmaci. Sono pazienti competenti, chiedono di essere visitati e trattati. Dei duemila positivi per l'Hiv seguiti da noi con la terapia antiretrovirale, il 98 per cento ha valori di virus così bassi da non essere rilevabili nel sangue". Anche questa rete efficace, però, ha le sue smagliature. E i 1.300 contagi all'anno di Hiv lo dimostrano. "I farmaci" prosegue Antinori "possono difendere dall'Aids, ma non da altre malattie sessualmente trasmissibili. C'è chi ha due o tre episodi di sifilide all'anno, e la gonorrea ha sviluppato ceppi resistenti ai trattamenti". Il vaiolo delle scimmie, poi, è lì a dimostrare che le nuove epidemie sono in agguato. "No" conclude Maggi "il sesso protetto, da un punto di vista della salute, non ha perso il suo valore".

Sul Venerdì del 19 agosto 2022