Voto Pd senza turarmi il naso
di Michele Serra , di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Che dice, Serra? Se la sentirebbe di fare il Montanelli della situazione, “tappiamoci il naso e votiamo Pd”, ovvero cercare di convincere gli elettori (dieci per cento circa?) gravitanti nell’orbita della sinistra che non vogliono accasarsi nel Partitone, a dare un voto utile per fermare le destre? Non pensa che adesso più che mai ne valga la pena? So che non le piace essere tirato per la giacchetta, ma il momento è storico. Carlo Alberto Minzoni
Buongiorno Serra, sono un elettore di sinistra da sempre, molte volte con antiemetico, ma stavolta ho deciso di non votare. Quando sarà che si potrà votare per un candidato con nome e cognome? A chi fa paura un sistema elettorale alla francese, ad esempio? Perché dovrei eleggere uno come Casini, che è stato con tutti? Altroché Plasil... Basta! Chiedo scusa…
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Che dice, Serra? Se la sentirebbe di fare il Montanelli della situazione, “tappiamoci il naso e votiamo Pd”, ovvero cercare di convincere gli elettori (dieci per cento circa?) gravitanti nell’orbita della sinistra che non vogliono accasarsi nel Partitone, a dare un voto utile per fermare le destre? Non pensa che adesso più che mai ne valga la pena? So che non le piace essere tirato per la giacchetta, ma il momento è storico. Carlo Alberto Minzoni
Buongiorno Serra, sono un elettore di sinistra da sempre, molte volte con antiemetico, ma stavolta ho deciso di non votare. Quando sarà che si potrà votare per un candidato con nome e cognome? A chi fa paura un sistema elettorale alla francese, ad esempio? Perché dovrei eleggere uno come Casini, che è stato con tutti? Altroché Plasil... Basta! Chiedo scusa dello sfogo, ma sono disgustato. Fernando Turrini
Non posso emulare Montanelli perché voterò Pd senza bisogno di turarmi il naso. È un partito politicamente opaco, e mostra tutte le cicatrici e le debolezze della svolta post-ideologica cui la sinistra italiana è stata costretta dalla catastrofe storica del comunismo. Ma risponde all’esigenza di far comunque vivere un partito di massa nel quale gli elettori di sinistra (uso ancora questo termine molto approssimativo ma lo preferisco a “progressista”, che è perfino più vago e datato) possano mettere insieme un peso politico importante, non marginale. E poi, devo aggiungere che il coro di sghignazzi e critiche sul Pd mi ha un poco stufato. Niente di più conformista. A turarsi il naso provvedano gli elettori di altri partiti, ammesso che ne abbiano il tempo e la voglia.
Ho seguito con rispetto la fatica di Letta per arrivare a costruire il suo “fronte ampio”. Ce l’ha messa tutta e non ha perduto, nemmeno nelle circostanze più sgradevoli, quel tratto di signorilità che a me sembra, oggidì, molto anticonformista, per non dire rivoluzionario. Parentesi: ai funerali di Piero Angela è stato Renzo Arbore a scomodare, ricordando l’amico, il suo essere “signorile”. E sia ben chiaro che non stiamo parlando di un connotato “di classe”. Stiamo parlando di una qualità dell’animo. Chiusa la parentesi.
Le elezioni sono una fotografia non sempre nitida dello spirito del Paese; e però servono a eleggere il Parlamento e formare i governi, e dunque sono importanti. Sono sempre andato a votare, banalmente, per senso del dovere, ma alcune volte – tra le quali questa – si aggiunge la necessità di segnare la differenza, di far valere la propria presenza. Votare Lega o Meloni (con fiamma) o Berlusconi (il peggiore di tutti, nonché quello con le responsabilità storiche più gravi) non è la stessa cosa che votare a sinistra. Sono differenti i programmi, le culture di provenienza, l’idea di società, le parole adoperate. Sono diverse le persone, e anche se a volte, in quelle stucchevoli sfilze di dichiarazioni nei tigì, quelli del Pd mi paiono indistinguibili, riconosco ancora in quella parte di italiani qualcosa che mi assomiglia e alla quale voglio assomigliare.
Venendo a lei, caro Turrini, rispetto chi non va a votare, per esasperazione o per stanchezza. Ma penso che abbia torto. La dico tutta: penso che sia un peccato di superbia, tipo “non vedo nessuno alla mia altezza”. La politica è la più compromessa, la più popolare, la più impura delle arti, riservo ad altri campi la mia intransigenza. Ci sono ottime ragioni per custodire la propria solitudine. Ma non il giorno delle elezioni. Anche se devo darle ragione al cento per cento su quella che è la più imperdonabile delle colpe della politica italiana: non essere stati capaci, dopo anni e anni di inutili ciance, di mandarci a votare con una legge elettorale decente.
Sul Venerdì del 26 agosto 2022