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Dargen D’Amico a X Factor: "Nessuno vi può giudicare. Tantomeno io"

Dargen D’Amico. Virginia Bettoja 
"Più che la competizione m’interessa la produzione" confessa l'artista che, dopo "Dove si balla" si siede, al tavolo del talent show. Che forse finisce qui
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Milano. "Mi fa piacere vedere che c'è tutto questo interesse per una cosa che ancora non esiste", scherza Dargen D'Amico, una mattina afosa d'estate quando i nuovi giudici di X Factor, tra cui lui, hanno da poco cominciato a registrare davanti al pubblico le audizioni che vedremo a partire dal 15 settembre tutti i giovedì alle 21.15 su Sky Uno. Dargen si chiama in realtà Jacopo D'Amico, milanese, 42 anni a novembre. Quando faceva rap, a metà anni 90 nei Sacre Scuole, con Gué Pequeno e Jack la Furia, si presentava come Corvo D'Argento, "ma tutti accorciavano in d'argen". E così è rimasto Dargen anche quando ha iniziato una bella carriera da "cantautorapper" solista con uno speciale talento per la scrittura, l'ironia e quella che lui definisce "la cronaca delle mie sensazioni", palpabile in brani come Ustica e Gaza (dall'ultimo album Nei sogni nessuno è monogam…

Milano. "Mi fa piacere vedere che c'è tutto questo interesse per una cosa che ancora non esiste", scherza Dargen D'Amico, una mattina afosa d'estate quando i nuovi giudici di X Factor, tra cui lui, hanno da poco cominciato a registrare davanti al pubblico le audizioni che vedremo a partire dal 15 settembre tutti i giovedì alle 21.15 su Sky Uno. Dargen si chiama in realtà Jacopo D'Amico, milanese, 42 anni a novembre. Quando faceva rap, a metà anni 90 nei Sacre Scuole, con Gué Pequeno e Jack la Furia, si presentava come Corvo D'Argento, "ma tutti accorciavano in d'argen". E così è rimasto Dargen anche quando ha iniziato una bella carriera da "cantautorapper" solista con uno speciale talento per la scrittura, l'ironia e quella che lui definisce "la cronaca delle mie sensazioni", palpabile in brani come Ustica e Gaza (dall'ultimo album Nei sogni nessuno è monogamo), "dove è chiaro che quello che entra nelle canzoni è perché evidentemente ti ha segnato".

Al momento Dargen è ancora per poco in un limbo; può scendere nel bar sotto casa senza dover fare trecento selfie coi passanti. Il paradosso è che lo riconoscono di più con gli occhiali da sole che senza, è il suo marchio di fabbrica; al festival di Sanremo ne ha sfoggiato un paio diverso ogni sera, tanto che al giovedì tutta l'orchestra lo ha imitato. Aveva portato una canzone leggera sulla pesantezza dei tempi; Dove si balla ora è doppio disco di platino, con 80 milioni di stream. Ma quando ci mettiamo a parlare del suo sbarco a X Factor ostenta la flemma di un flâneur che passava di lì per caso. "Non era una cosa che mi aspettavo", racconta, "ma l'ho accolta come una sfida. Perché c'è questa cosa di dover giudicare e scegliere molto rapidamente e io invece con la musica sono lento, ho bisogno di tanti ascolti". Televisione e lentezza non vanno proprio d'accordo. "Sì, però non è l'aspetto dello show televisivo che mi seduce, ma l'idea di lavorare a far emergere dei progetti musicali. Quelli che sto scegliendo, me li porterei tutti a lavorare, a fare dei dischi, ma non è possibile, si deve stare alle regole del gioco. Cosa che io, in linea di massima, nella vita non faccio mai".

Il cast di X Factor 2022: da sinistra, Dargen D’Amico, Ambra, Francesca Michielin, Rkomi e Fedez 

Si profila dunque la figura del "giudice riluttante". Alla sua sedicesima edizione - l'ultima? Tecnicamente sì visto che il contratto fra Sky e Fremantle è in scadenza, ma chi vivrà vedrà - X Factor combatte il declino con facce fresche. A condurre arriva Francesca Michielin, scelta interessante perché lei è nata qui, vincitrice dell'edizione 2012. Nella squadra di giudici completamente cambiata, l'unico veterano è Fedez, alla sua sesta volta; Ambra (che ha già precisato "non sono qui come quota rosa, casomai quota rainbow") è una super professionista della tv quindi difficile considerarla una debuttante. "I veri pivelli della situazione in effetti siamo io e Rkomi", commenta Dargen, "e secondo me questa cosa viene fuori".

Un vantaggio o uno svantaggio?
"Lo vedremo. Rkomi è un rappresentante della musica che si produce e funziona in Italia. Il suo disco è il più venduto dell'anno scorso e anche di quest'anno. Può dare molto. Io poi non sento la competizione con gli altri giudici. So che può sembrare un discorso democristiano, però insisto: a X Factor più dello spirito di competizione per me conta lo spirito di produzione".

Teme i suoi colleghi? Ambra?
"È l'unica che non conoscevo. Con Fedez e Rkomi siamo molto amici, con loro è praticamente una gita di classe. Ambra la vedevo da ragazzino in Non è la Rai. Abbiamo un bel feeling anche se siamo diversi. Siamo entrambi alquanto sensibili rispetto ai ragazzi".

Troppo difficile dire no?
"Io sono cresciuto incassando sempre dei no, si sopravvive tranquillamente. Non pensavo di dover fare per forza il cantautore, ma se sono qui è perché mi basta anche un minuscolo segnale positivo per non mollare. È il consiglio che sto dando più spesso alle audizioni: non fermatevi a quello che succede qui. Non prendete i giudizi negativi come dei timbri ma come degli stimoli, anche a cambiare se necessario".

E lei qualche consiglio lo ha ricevuto, per esempio da Fedez?
"Sì, un paio che non credo di poter divulgare. Anche perché i consigli che ti dà Federico potrebbero essere dei tranelli. È molto competitivo, dunque la sua potrebbe essere una tecnica per mandarti fuori strada. Fortunatamente ci riesco molto bene anche da solo".

Cosa le piace di Fedez?
"Che quando smette di fare musica, smette davvero. Non continua a starci male, è una cosa che riesce a confinare; mentre lavora ci butta dentro tutto, poi torna a sé. Pochi mortali ci riescono, di sicuro non io".

E invece di Rkomi?
"Di Mirko mi piace la curiosità, che lo porta a fare qualsiasi scelta, anche al di fuori della musica, in cerca di materia da scrivere. È uno disposto a tutto, anche ad andare in programmi televisivi, che non andremo a citare, dove io non andrei mai. Lo fa in funzione di raccogliere materiale; lo faccio anch'io, però non sono così coraggioso. Anche se dire di sì a X Factor mi ha spinto fuori dalla mia comfort zone. Egoisticamente, lo confesso, sono qui per fare esperienze che mi serviranno per continuare a scrivere".

Ma in squadra con gli amici si sentirà al sicuro.
"Eh, le scintille nascono pure con gli amici. Conoscendoli, ti aspetti una certa reazione rispetto a un brano e se invece ti deludono ecco che in un attimo scatta la scintilla".

Chi è stato per lei il giudice più bravo?
"Morgan, obiettivamente il migliore".

Dicono che potrebbe essere l'ultimo X Factor: si sente sul Titanic?
"No, non ho questa sensazione, se non per quello che riguarda il mondo in cui viviamo".