È il lupo il miglior amico dell'uomo
di Martina Saporiti , di Martina SaporitiVentimila anni fa, nel tardo Pleistocene, l'Italia doveva essere un posto piuttosto affollato. L'Europa settentrionale era tutta "ghiacciata" (siamo nell'Ultimo Massimo Glaciale, periodo di massima espansione dei ghiacci dell'ultima glaciazione) e sulla nostra penisola, come pure in Spagna e nei Balcani, si rifugiarono uomini e animali. Una "promiscuità" che fu galeotta: i lupi si avvicinarono agli umani, il primo passo di un lento processo di domesticazione che alla fine portò al cane (Canis lupus familiaris). Almeno questo ipotizzano e cercheranno di dimostrare i ricercatori del progetto Fido (Following Dog Domestication Origin and dynamics from Late Pleistocene in Italy) confrontando il Dna dei resti dei lupi del Pleistocene ritrovati sulla nostra penisola con quello dei cani moderni. E se le analisi genetiche daranno i risultati sperati, allora l'ipotesi che la domesticazione dei cani sia avvenuta più volte in diverse pa…
Ventimila anni fa, nel tardo Pleistocene, l'Italia doveva essere un posto piuttosto affollato. L'Europa settentrionale era tutta "ghiacciata" (siamo nell'Ultimo Massimo Glaciale, periodo di massima espansione dei ghiacci dell'ultima glaciazione) e sulla nostra penisola, come pure in Spagna e nei Balcani, si rifugiarono uomini e animali. Una "promiscuità" che fu galeotta: i lupi si avvicinarono agli umani, il primo passo di un lento processo di domesticazione che alla fine portò al cane (Canis lupus familiaris). Almeno questo ipotizzano e cercheranno di dimostrare i ricercatori del progetto Fido (Following Dog Domestication Origin and dynamics from Late Pleistocene in Italy) confrontando il Dna dei resti dei lupi del Pleistocene ritrovati sulla nostra penisola con quello dei cani moderni. E se le analisi genetiche daranno i risultati sperati, allora l'ipotesi che la domesticazione dei cani sia avvenuta più volte in diverse parti del mondo, tra cui l'Italia, sarà sempre più concreta.
Dall'Asia all'Europa
"L'origine dei cani è uno dei temi più affascinanti e irrisolti nella storia dell'umanità" spiega Elisabetta Cilli del dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Bologna, a capo del progetto finanziato dalla National Geographic Society a cui partecipano anche le Università di Oxford, Torino, Ferrara, il Museo della Preistoria "Luigi Donini" di San Lazzaro di Savena e Ispra: "Supponiamo che la domesticazione sia avvenuta tra 40 mila e 20 mila anni fa, ma non sappiamo bene dove. Uno studio da poco pubblicato su Nature, che ha analizzato il Dna di oltre 70 lupi vissuti negli ultimi 100 mila anni in Siberia, Nord America ed Europa confrontandolo con quello di cani moderni, ha ipotizzato due eventi: uno in Asia, l'altro in Europa sud-occidentale. Con Fido potremmo confermare che l'Europa meridionale, e in particolare l'Italia, è stata uno dei teatri delle più antiche fasi del processo di domesticazione del cane".
In verità qualche indizio c'è già, come racconta Cilli: "Il nostro laboratorio si occupa principalmente dell'analisi di Dna antico umano, ma un giorno una tesista dell'Università, Marta Maria Ciucani, arrivò con alcuni campioni molto antichi provenienti da Cava a Filo, un sito in provincia di Bologna, importante per lo studio dell'Ultimo Massimo Glaciale in Italia. Abbiamo scoperto, con la datazione al radiocarbonio, che appartenevano a due lupi di 25 mila anni fa e soprattutto che il loro Dna mitocondriale (i mitocondri sono gli organelli cellulari che producono energia, ognuno col proprio Dna, ndr) corrispondeva a quello di oltre 100 cani attuali. La prova di un legame diretto tra antichi lupi e cani moderni. Da questa scoperta (lo studio, del 2019, è pubblicato sulla rivista PeerJ) è nato Fido, uno dei progetti di ricerca più appassionanti della mia carriera".
In cerca di cibo
Gli scavi a Cava di Filo riprenderanno a settembre per cercare nuovi resti di lupi preistorici che possano confermare la parentela con i cani e arricchire la storia della domesticazione. "Nello studio del 2019 avevamo analizzato solo una parte del Dna mitocondriale, ora vogliamo sequenziarlo tutto e analizzare pure il genoma nucleare da cui otterremo molte più informazioni sui geni persi o conservati nel corso della domesticazione". Anche per cercare di capire come e perché è nata un'amicizia che ancora festeggiamo.
Oggi si celebra infatti la Giornata mondiale del cane, ricorrenza nata una ventina di anni fa negli Stati Uniti come festa nazionale e poi esportata in tutto il mondo. "Non sappiamo come si sia innescato il processo di domesticazione, ma è probabile sia iniziato in modo casuale" continua Cilli. "Forse i lupi si sono avvicinati per gli scarti di cibo, forse alcuni cuccioli sono stati presi dall'uomo e allevati. Poi, generazione dopo generazione, sono stati scelti quelli più docili e con caratteristiche utili all'uomo, per esempio le abilità nella caccia e nella difesa del cibo e del focolare".
Da feroce predatore a miglior amico dell'uomo, il cane è stato il primo animale a essere addomesticato e oggi, con oltre 300 razze riconosciute (alcune antichissime, come il levriero persiano che risalirebbe al 7000 a.C.), è l'animale domestico più diffuso al mondo (solo in Italia, secondo l'Organizzazione internazionale protezione animali, i cani iscritti alle Anagrafi regionali degli animali d'affezione sono oltre 13 milioni). E l'uomo si affida sempre più alle sue capacità, cioè al suo naso, tra i più portentosi del regno animale: i cani possiedono sino a 300 milioni di recettori olfattivi contro i nostri cinque milioni, e un recente studio del Journal of Neuroscience ha scoperto che nel loro cervello i neuroni olfattivi comunicano con quelli delle aree visive. Come dire: i cani "vedono" col naso. Gli sniffer dogs fiutano di tutto: esplosivi, droga, prodotti animali illegalmente trafficati, specie protette, persone, tumori, malaria, crisi diabetiche, persino il Covid-19.
E anche se non fanno niente, ma poltriscono beatamente nei nostri salotti, dovremmo essergli grati. Un cane allunga la vita. Davvero, lo dice la scienza: addirittura del 24 per cento, secondo uno studio del 2019 pubblicato sulla rivista Circulation, probabilmente perché ci fa fare più attività fisica e perché riduce ansia, stress, depressione. E soprattutto, come diceva Schopenhauer, "Chi non ha mai posseduto un cane non sa cosa significa essere amato".
Sul Venerdì del 26 agosto 2022