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La Famiglia (Cristiana) viene prima di tutto

Giacomo Alberione (con gli occhiali) che ebbe l’idea
del settimanale. archivio famiglia cristiana 
Evangelizzare usando i media. Fu così che novant’anni fa nasceva il settimanale cattolico “per le donne e le figlie”. E oggi quale è la sua missione? Più in dettaglio: per chi voterà a settembre?
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Milano. Gesù Bambino benedice i lettori sulla copertina di un neonato "giornaletto" cattolico battezzato da un prete editore il giorno di Natale del 1931 ad Alba, in provincia di Cuneo. Per ora sono 12 pagine in bianco e nero, tirate in 18 mila copie, distribuite in Piemonte, Lombardia e Liguria. Da "grande" arriverà a venderne più di un milione, giocandosi il primato tra i settimanali popolari con Tv Sorrisi e Canzoni.

La Famiglia Cristiana (l'articolo sparirà in seguito) è un'idea di don Giacomo Alberione (futuro Beato grazie a Giovanni Paolo II), fondatore della Società di San Paolo. Il suo modello è Paolo di Tarso, profeta della comunicazione (attraverso le Lettere). Il suo motto: "Portare Cristo oggi coi mezzi di oggi". Ovvero: usare i media come strumento di evangelizzazione. Libri e riviste, dischi e cinema. La San Paolo film produrrà, tra gli altri, il Pinocchio di Comencini.

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Milano. Gesù Bambino benedice i lettori sulla copertina di un neonato "giornaletto" cattolico battezzato da un prete editore il giorno di Natale del 1931 ad Alba, in provincia di Cuneo. Per ora sono 12 pagine in bianco e nero, tirate in 18 mila copie, distribuite in Piemonte, Lombardia e Liguria. Da "grande" arriverà a venderne più di un milione, giocandosi il primato tra i settimanali popolari con Tv Sorrisi e Canzoni.

La Famiglia Cristiana (l'articolo sparirà in seguito) è un'idea di don Giacomo Alberione (futuro Beato grazie a Giovanni Paolo II), fondatore della Società di San Paolo. Il suo modello è Paolo di Tarso, profeta della comunicazione (attraverso le Lettere). Il suo motto: "Portare Cristo oggi coi mezzi di oggi". Ovvero: usare i media come strumento di evangelizzazione. Libri e riviste, dischi e cinema. La San Paolo film produrrà, tra gli altri, il Pinocchio di Comencini.

Alcune copertine. 

Nel 1931 il papa è Pio XI; il capo del governo, Mussolini. Anni fascistissimi, che suggeriscono prudenza. Verrà il tempo in cui Famiglia Cristiana alzerà la voce in campo etico e politico, suscitanto l'irritazione di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi e i rimproveri del capo dei vescovi Camillo Ruini. Per adesso vola basso, in territorio domestico. Sotto la testata, circoscrive il target: "Per le donne e le figlie". L'editoriale avverte: "Non troverete erudizione, ma cibo per le vostre anime". Condito con istruzioni pratiche (come si frigge il pesce, come si lavano e smacchiano gli abiti) e pillole di cronaca:  una sciagura ferroviaria a Novara, una protesta di studenti cinesi a Nanchino, un processo per reati contro il buon costume: l'imputato è un bestemmiatore seriale. Un disegno spiega alle lettrici come ricamare "l'orlo a giorno" risparmiando sulla sarta. La prima pubblicità è della Necchi, "la miglior macchina per cucire". La diffusione è affidata al volontariato. E alle suore Paoline, che battono porta a porta le parrocchie. Viaggiano a dorso di mulo. Se la famiglia è povera, accettano il baratto. Un numero di Famiglia Cristiana, 20 centesimi, passa di mano in cambio di due uova o mezzo chilo di patate.

Se l'inizio è in sordina, la crescita è costante. Negli anni 40 arriva il colore e si fa spazio all'attualità. Nel 1944, nonostante la guerra, la tiratura sale a 100 mila copie. Negli anni 50 il grande balzo in avanti, sotto la direzione di don Giuseppe Zilli. Che fa un giornale "cattolico ma non clericale", e sempre più popolare: 750 mila copie nel '56, un milione nel '61. Un successo favorito dalla capillare diffusione della "buona stampa" nelle parrocchie. È il momento di cambiare sede, dalla provincia piemontese a Milano.

 

Un Espresso light

Qui, nella capitale della grande editoria laica, i Paolini costruiscono l'edificio di via Giotto, zona Fiera, tutt'oggi sede centrale della rivista. Che negli anni 70 accentua, in linea con il rinnovamento conciliare, il suo impegno sociale e politico. In Versilia un gruppo di bagnanti si sente disturbato dalla presenza dei disabili in spiaggia: Famiglia Cristiana nel 1971 pubblica in copertina la foto di una mamma che rivendica un posto al sole con il bambino tetraplegico e il fisioterapista. Il 1971 è anche l'anno del record: due milioni di copie con il numero speciale dei 40 anni. La direzione di don Leonardo Zega (1980-1999), sempre più progressista, trasformerà il settimanale cattolico in "un Espresso light" (la battuta è di un giornalista di Avvenire, il quotidiano dei vescovi). Ecco, nell'85, lo scoop di un giovane David Sassoli. Svela un incontro segreto a Parigi tra il ministro socialista Gianni De Michelis e il leader di Autonomia Operaia Oreste Scalzone, latitante: avrebbero discusso di amnistia. Craxi, furibondo, parla di montatura e macchina del fango. Don Zega replica: "Abbiamo solo dato una notizia interessante".

Negli anni 90 arrivano le Grandi Opere - dai dvd coi film di Chaplin alla Grande Bibbia per famiglie curata da monsignor Ravasi - ma anche l'aspro scontro con la gerarchia cattolica. Papa Wojtyla, ricevendo don Zega, gli raccomanda fedeltà alla "solida dottrina". Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, accusa il direttore di "spregiudicatezza" per gli attacchi al governo Berlusconi, alla legge Bossi-Fini sugli immigrati, alla riforma Moratti della scuola, all'invio di militari italiani in Iraq. I Paolini vengono commissariati. Don Zega lascia. Lo sostituirà don Antonio Sciortino,  più diplomatico ma fedele a una linea di apertura sociale che prosegue anche oggi.

"Un giornale di popolo per il popolo, attento a dare la parola ai più deboli e agli emarginati" lo ha definito papa Francesco nel telegramma inviato ai Paolini il 25 dicembre scorso, giorno del novantesimo compleanno, poi festeggiato il 21 maggio in Aula Nervi: "La rivista cattolica più diffusa in Italia" ha detto il Papa, "è come una brava nonna che ne ha viste tante e ha acquisito saggezza". Nonni sono oggi la maggior parte dei lettori, e ai nonni è stato dedicato uno dei convegni in calendario per le celebrazioni: a luglio, ad Amalfi, con il ministro della famiglia Bonetti, monsignor Paglia e il nuovo direttore, in carica da marzo.

È don Stefano Stimamiglio, classe 1965, infanzia a Bolzano, adolescenza a Treviso, laurea in Giurisprudenza a Bologna. Ha lavorato negli uffici legali di grandi aziende: De Longhi, Benetton, Fincantieri. Ha deciso di farsi prete dopo un pellegrinaggio a Medjugorie. E ha scelto i Paolini "perché carità, libertà e verità sono le loro parole chiave, comunicare la buona novella a tutti è il loro obiettivo, e il mondo è la loro parrocchia". I suoi modelli sono Ferruccio de Bortoli - "laico, chiaro, di buone maniere, il contrario del giornalismo gridato che non sopporto" -   e don Zega: "Sapeva parlare di Cristo agli uomini d'oggi". Guida un giornale che rispetto agli anni d'oro (aveva perfino un ufficio di corrispondenza a Mosca) è sceso a circa 200 mila copie, metà in abbonamento, il resto tra edicole e chiese, e deve fare i conti con la crisi: "L'età media dei lettori è alta, come il costo della carta; non più del 10-12 per cento degli italiani va regolarmente in chiesa; e i parroci sono meno disposti di un tempo a diffondere la buona stampa". In redazione una ventina di giornalisti, coordinati dal condirettore Luciano Regolo. Tra i collaboratori, il cardinale Ravasi, Andrea Riccardi, Antonio Mazzi, Adriano Sansa. Sotto la testata, un motto che rovescia quello scelto da Lamberto Sechi per lo storico Panorama. Là "I fatti separati dalle opinioni". Qui "I fatti mai separati dai valori".

Ecologia e pace

E il ruolo di Famiglia Cristiana oggi? "Offrire una lettura cristiana dell'attualità, cercare nei fatti una chiave di speranza". Frase che il direttore non  traduce in un'indicazione di voto: "La nostra stella polare è la dottrina sociale della Chiesa e dunque approfondiremo i programmi dei partiti perché ogni lettore possa liberalmente e consapevolmente fare le proprie scelte" dice Stimamiglio. I temi decisivi per la sua direzione? "Ce li ha indicati il Papa in udienza: fraternità ed ecologia integrale. Fraternità come attenzione ai più deboli, gli "scarti" della società. Ecologia integrale anzitutto come pacificazione interiore dell'uomo, quindi come relazione con l'ambiente".

E la guerra? "Difficile negare armi a chi le chiede per difendersi da un'aggressione, ma non è la strada giusta per la pace". Rispondendo ai lettori che gli chiedevano dell'Ucraina, il direttore ha "lanciato una provocazione". Eccola: "Combattere la stessa guerra non con le armi, che altro non fanno che uccidere di più e meglio, ma con l'interruzione immediata delle forniture di gas russo, bloccando così il finanziamento di Putin e della sua folle guerra. Un modo per assumerci in prima persona, e non per interposta persona, cioè gli ucraini, il costo umano e sociale del conflitto". Reazioni dei lettori? "Mi sa che qualcuno l'ho perso".

Sul Venerdì del 26 agosto 2022