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C'è la guerra con l'Ucraina ma a Pietroburgo la vita scorre tranquilla

Picnic sulla Neva, il fiume che attraversa la città.
Solitamente affollate di turisti stranieri, le sue rive in queste settimane accolgono per lo più cittadini
in cerca di relax e visitatori russi. foto di Claudio Sforza  
Zero turisti stranieri e qualche catena occidentale in meno. Ma per il resto nella città russa l’invasione e le conseguenti sanzioni apparentemente non esistono. Diario di viaggio
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PIETROBURGO (Russia). Nel nostro albergo c'era una coppia russa di Nizhnij, erano venuti in vacanza a Pietroburgo, erano stupiti e contenti, di trovare degli italiani. Eran due signori sui settant'anni, benestanti, antisovietici, che di quel che sta succedendo in Ucraina parlavano malvolentieri, o non parlavano, scuotevano la testa come per dire "chi l'avrebbe mai detto", forse non si fidavano, questi stranieri, ma parlavano molto volentieri dell'Unione Sovietica, che era, comunque, un'epoca che non rimpiangevano minimamente: "Sa - mi ha detto il marito, che si chiama Pjotr, e che è stato ingegnere civile, adesso è in pensione - in Unione Sovietica non si trovava la carta igienica, si usavano i giornali". Lo sapevo. La carta igienica veniva considerata un bene di lusso, e dicono che la tiratura dei quotidiani sovietici venisse incrementata per far fronte anche a questa importante funzione. "Si raccomandavano - mi ha detto Pjot…

PIETROBURGO (Russia). Nel nostro albergo c'era una coppia russa di Nizhnij, erano venuti in vacanza a Pietroburgo, erano stupiti e contenti, di trovare degli italiani. Eran due signori sui settant'anni, benestanti, antisovietici, che di quel che sta succedendo in Ucraina parlavano malvolentieri, o non parlavano, scuotevano la testa come per dire "chi l'avrebbe mai detto", forse non si fidavano, questi stranieri, ma parlavano molto volentieri dell'Unione Sovietica, che era, comunque, un'epoca che non rimpiangevano minimamente: "Sa - mi ha detto il marito, che si chiama Pjotr, e che è stato ingegnere civile, adesso è in pensione - in Unione Sovietica non si trovava la carta igienica, si usavano i giornali". Lo sapevo. La carta igienica veniva considerata un bene di lusso, e dicono che la tiratura dei quotidiani sovietici venisse incrementata per far fronte anche a questa importante funzione. "Si raccomandavano - mi ha detto Pjotr - di non usare le pagine con le fotografie dei membri del partito, e io invece usavo apposta la pagine con le fotografie dei membri del partito. Erano queste, le nostre soddisfazioni".

In un mercato, si vendono le magliette con la Z,
simbolo di sostegno all’offensiva russa in Ucraina. foto di Claudio Sforza
 


Uomini e fiammiferi

Cento anni fa, d'inverno, in questa città è venuto Joseph Roth. È rimasto colpito dalla piazza che c'è di fronte al Palazzo d'inverno. "È smisurata come piazza quanto la Russia è smisurata come regno. La si guarda come un lago gelato. Sale da essa una malinconia di pietra e di ghiaccio, come sale la nebbia da un lago vivo. Le persone che la attraversano sono minuscole, sembrano fiammiferi travestiti da uomini" (la traduzione è di Andrea Casalegno).

 

La prima volta che sono venuto qui io era il marzo del 1991, c'era ancora l'Unione Sovietica. Sono arrivato, da Mosca, alle 5 del mattino, su un treno veloce che viaggiava di notte e si chiamava Krasnaja strela, Freccia rossa, che combinazione. Ho fatto, alle cinque del mattino, tutta la prospettiva Nevskij  fino al Palazzo d'inverno cercando un bar o qualcosa per fare colazione e ho trovato solo un locale dove mi han dato un tè nero e un uovo sodo. Era tutto grigio, sovietico, palazzi imperiali, enormi, bellissimi, con sopra una patina grigia, sovietica, e gli omini che si muovevano in questo panorama favoloso sembravano minuscoli e tutti vestiti uguali, con gli abiti che si trovavano allora nei negozi sovietici, tutti uguali; sono tre chilometri, ci ho messo quaranta minuti, più la sosta per la colazione con l'uovo altri dieci minuti, più un'altra sosta incantata davanti all'unico negozio occidentale, Lancôme, con una grande immagine di Isabella Rossellini in vetrina, che sembrava l'unica cosa a colori, veniva da un altro universo, e alla fine, quando sono spuntato sulla piazza del Palazzo d'inverno, alle cinque e cinquanta di quel mattino d'inverno del 1991, quella piazza sembrava sottomessa a una geometria non euclidea, era troppo grande, troppo irregolare, era la promessa di una relazione con quella città che sarebbe stata grande, irregolare, non euclidea.

La libreria Podpisnie Izdanya, una delle più famose della città.
  

Sono qui con un mio amico fotografo, Claudio Sforza, che è la prima volta che viene in Russia, e Pietroburgo gli piace molto e la vede in un modo che eran decenni che non si poteva visitare così perché noi, Claudio e io, eravamo praticamente gli unici turisti occidentali, a Pietroburgo, quest'estate (c'era,  in Russia, anche Alessandro Di Battista, ma non credo fosse vicinissimo, mi sembra fosse in viaggio per la Siberia, quando io e Claudio eravamo lì). Jurij Ševcuk, il leader di un gruppo rock russo molto popolare, i DDT, contrario alla guerra, ha detto in quei giorni, su YouTube: "Ma avete visto la gente, a Pietroburgo? Balla, canta, fa festa. Sembra che non stia succedendo niente".


Il cocomero

Il primo giorno, la prima colazione, nel nostro albergo, c'era un cartello con su scritto "Cibo del giorno: cocomero". E c'era infatti il cocomero. Il secondo giorno, la prima colazione, c'era un cartello con su scritto "Cibo del giorno: cocomero". E c'era sempre il cocomero. Il terzo giorno, a colazione, un cartello con su scritto: "Cibo del giorno: cocomero". E, i russi sono molto precisi in questo, c'era il cocomero. E così per tutti i dieci giorni che siamo stati là. Questo potrebbe far pensare che c'è solo il cocomero, a Pietroburgo, che i pietroburghesi non mangiano altro che cocomero, non è così: c'era di tutto, dolce e salato, omelettes, prosciutto, salame, torte, macarons, yogurt, bliny, che sono delle specie di crèpes, marmellate, cetrioli, verdure, insalate, di tutto, semplicemente si scordavano di cambiare il cibo del giorno chissà perché. O forse avrebbero potuto scrivere: "Cibo del mese: cocomero", che così nessuno avrebbe potuto obiettare niente. Comunque c'è di tutto, a Pietroburgo e, se non fosse per l'assenza di turisti stranieri, sembra che non sia successo niente. La guerra, le sanzioni. C'è tutto quello che uno vuole. I prezzi, mi ha detto Saša, la moglie di Pëtr, sono un po' aumentati la prima settimana, poi sono tornati come prima; c'è tutto e costa come prima. Prima di cosa, Sasha, la moglie di Pjotr, non lo dice. Tanto si capisce.

Due ragazze mangiano cocomero nella centrale piazza Vladimirskaja, nella zona dei musei. 

Siamo qui perché sto scrivendo un romanzo su Anna Achmatova, la grande poetessa nata nel 1889 e morta nel 1966 che, a un certo punto, ha scritto: "Vi avverto che vivo per l'ultima volta". Questo verso di Anna Achmatova è il titolo del romanzo che sto scrivendo. Se sapessimo, tutti, se fossimo costantemente consapevoli del fatto che le persone con le quali abbiamo a che fare, tutte, vivono per l'ultima volta, forse ci comporteremmo un po' meglio. Chissà.

 


I nomi cambiano l'amore resta

Qualche negozio occidentale ha chiuso, Ikea, Zara, McDonald's. McDonald's è stato sostituito da una catena che si chiama Vkusno i Tochka (Buono e basta), che fa degli hamburger che, a guardare le foto, sembrano identici a quelli di McDonald's, che ha una M come simbolo (anche se in Vkusno i Tochka non c'è nemmeno una m) e che ha uno slogan pubblicitario che dice "I nomi cambiano, l'amore resta".

Sono affezionato a questa città. Qui è nata la materia alla quale ho dedicato gli ultimi trent'anni della mia vita. Come ha scritto un pietroburghese celebre, Iosif Brodskij, qui, negli anni Venti dell'Ottocento, la letteratura russa ha cominciato a correre dietro la realtà e, trent'anni dopo, l'ha raggiunta. "Perché - scrive Brodskij nel 1974, - se, in questa città, passate davanti all'edificio dove Fjodor Dostoevskij è stato interrogato dalla terza sezione prima di essere condannato a morte, può darsi che vediate una guida che spiega questa cosa ai turisti; ma, se passate davanti al palazzo dove Raskolnikov, il protagonista di Delitto e castigo, è stato interrogato da Porfirij Petrovic, il giudice istruttore del romanzo, sicuramente trovate una guida che lo spiega ai turisti". La finzione, la letteratura, è diventata più vera, più potente, più reale della realtà.

Vksuno i Tochka (Buono e basta) è la catena di fast food che ha sostituito McDonald’s, chiuso per le sanzioni occidentali 

In Russia non puoi bere l'acqua del rubinetto senza farla bollire, noi l'acqua e la frutta le compriamo in un paio di supermercati aperti 24 ore su 24 che sono molto forniti, quello in cui vado io di solito a Bologna non è così bello. Una sera la cassiera mi chiede in russo se pago con carta o in contanti, le rispondo in russo che non posso pagare con carta perché le mie carte non valgono, sono italiano. Lei mi guarda un attimo come se non se l'aspettasse, poi mi dice "Pravilno", che significa "È giusto". Chissà cosa voleva dire.


Il posacenere

Anna Achmatova, mentre scriveva il suo poema più celebre, Requiem, dove racconta dei diciassette mesi di fila davanti al carcere di Leningrado dove era tenuto prigioniero suo figlio, aveva paura che la spiassero, che ci fossero dei microfoni, e non si attentava né a scrivere quei versi, né a pronunciarli. Li aveva imparati a memoria, e aveva chiesto a delle sue amiche di impararli a memoria anche loro. Racconta Lidija Cukovskaja: "Quando andavo a trovare Anna Andreevna, nella casa sulla Fontanka, lei, d'un tratto, nel bel mezzo del discorso, si interrompeva e, indicandomi con gli occhi il soffitto e le pareti, prendeva un pezzetto di carta e una matita; poi diceva ad alta voce: "Volete del tè?", oppure: "Come siete abbronzata!", scriveva velocemente il foglietto e me lo dava. Io leggevo i versi e, quando li avevo imparati a memoria, glieli ridavo in silenzio. "L'autunno è venuto così presto", diceva Anna Andreevna ad alta voce e, acceso un fiammifero, bruciava il foglietto in un posacenere. Era un rito: le mani, il fiammifero, il posacenere - un rito splendido e doloroso".

 La fila per entrare all’Hermitage: in città sono pochissimi i turisti occidentali 
  

Noi, con Claudio, siamo andati nella casa sulla Fontanka, dove abitava Anna Achmatova e dove adesso c'è il museo, e l'abbiamo visto, quel posacenere. È la prima volta, nella mia vita, che mi emoziono a guardare un posacenere.


Sottovoce

Una mattina Pjotr viene a far colazione da solo, senza la moglie. Sono stati a vedere i ponti che si alzano, sono andati a letto tardi e lei dorme ancora, mi dice. Io ho sentito su YouTube cos'è successo a Ilja Jashin, un politico russo di opposizione. Prima di partire per la Russia avevo sentito una sua intervista in cui gli chiedevano "Ma lei, perché resta in Russia? Non ha paura?". "Resto in Russia perché è il mio Paese - aveva risposto lui - non ho paura". Due giorni dopo, il giorno del suo compleanno, era fuori con una sua amica, è arrivata una macchina della polizia l'hanno portato alla centrale di polizia e l'hanno fermato con l'accusa di avere aggredito gli agenti dentro la centrale di polizia. L'hanno condannato a nove giorni di arresto. Quel mattino i nove giorni erano scaduti e l'avevano accusato di offesa alle forze armate russe. Rischia da cinque a dieci anni. Mi sono chinato verso Pjotr e gli ho chiesto, a bassa voce, se conosce Jashin. Mi ha risposto, a bassa voce, che lo conosce e lo stima. Gli ho chiesto, a bassa voce, che cosa ha fatto di penalmente rilevante. Mi ha risposto, a bassa voce "Che domanda stupida". Io, devo averlo già detto, vengo in Russia dal 1991. È la prima volta che mi sorprendo a parlare a bassa voce, di certe cose.

Nel 1862 Dostoevskij va all'estero per la prima volta e visita la Francia, l'Inghilterra, la Svizzera, la Germania. Tornato, pubblica Note invernali su impressioni estive. Della libertà scrive: "Cos'è la liberté? La libertà. Che libertà? La libertà di fare tutto quello che si vuole entro i limiti della legge. Quando si può fare quello che si vuole? Quando si possiede un milione. La libertà fa ottenere a tutti un milione? No. Che cos'è una persona senza un milione? Una persona senza un milione non è uno che fa tutto quel che vuole, è uno a cui fanno tutto quel che vogliono".

Questa, secondo Dostoevskij, la libertà in Francia. Non so cosa penserebbe della Russia di oggi, dove il potere può fare quello che vuole di tutti, sia di quelli che hanno un milione, che di quelli che non ce l'hanno. Su un portone di via Nekrasov troviamo la scritta "Net vojne", che significa "No alla guerra". I primi giorni di quella che in Russia si chiama "Operazione militare speciale", era lo slogan scritto sui cartelli di chi scendeva in piazza a protestare. Migliaia, a Pietroburgo. Ho conosciuto una ragazza che l'ha fatto. Nove giorni di arresto. Vederlo scritto per strada mi è piaciuto, l'ho fotografato, l'ho pubblicato sui social. Una ragazza italiana ha commentato: "Com'è scritto in piccolo". Le ho risposto: "Vieni tu, a scriverlo più in grande". Mi ha risposto: "Hai ragione".


Sono passati tutti di qui

Con Claudio siamo andati davanti alla sede del Kgb, quella che a Pietroburgo chiamano "La grande casa". Un funzionario del Kgb ha proposto di far diventare quell'edificio monumento letterario. Gli hanno chiesto il perché. Lui ha risposto "Come perché? Son passati tutti di qui". Ha ragione: tutti i più grandi scrittori del Novecento, Chlebnikov, Charms, Achmatova, Brodskij, son passati tutti di lì e qualcuno di lì non è più uscito. Adesso che quell'edificio è la sede non più del Kgb, ma dell'Fsb, Federalnaja sluzhba bezopasnosti, Servizio federale di sicurezza, la cosa si ripete, mi sembra. Passeranno tutti di lì. I nomi cambiano, l'amore resta.

Paolo Nori, 59 anni, scrittore e traduttore, è uno dei massimi esperti di letteratura russa in Italia. Ha tradotto in italiano i testi dei maggiori autori russi fra cui Pushkin, Gogol’, Turgenev, Tolstoj, Cechov e Dostoevskij. Il suo ultimo libro è Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (Mondadori 2021)