Steve Jones: "Tutta la verità sui Sex Pistols"
di Luca Valtorta , di Luca Valtorta"Il nostro cantante è mezzo pazzo, il nostro manager lo è completamente: sta cercando di abbattere il governo, il nostro bassista non sa suonare e dà inizio a delle risse per divertimento e io sono solo un ladro illetterato che sa suonare a malapena": questi erano i Sex Pistols nelle parole di Steve Jones, chitarrista della band, in Pistol la serie tv, tratta dalla sua autobiografia Lonely Boy - La storia di un Sex Pistol in uscita per Salani il 30 agosto. Il cantante è John Lydon detto Johnny Rotten, il bassista Sid Vicious e il manager Malcolm McLaren. A cui vanno aggiunti il batterista Paul Cook, il più tranquillo della band e Glen Matlock, il bassista originale cacciato per far posto al più scenografico Sid Vicious. La serie tv, dal 7 settembre su Disney+, porta la firma di un altro grande "ribelle": il regista Danny Boyle, autore di film come Trainspotting (ma anche di un famoso spot per le Olimpiadi del 2012 in cui di…
"Il nostro cantante è mezzo pazzo, il nostro manager lo è completamente: sta cercando di abbattere il governo, il nostro bassista non sa suonare e dà inizio a delle risse per divertimento e io sono solo un ladro illetterato che sa suonare a malapena": questi erano i Sex Pistols nelle parole di Steve Jones, chitarrista della band, in Pistol la serie tv, tratta dalla sua autobiografia Lonely Boy - La storia di un Sex Pistol in uscita per Salani il 30 agosto. Il cantante è John Lydon detto Johnny Rotten, il bassista Sid Vicious e il manager Malcolm McLaren. A cui vanno aggiunti il batterista Paul Cook, il più tranquillo della band e Glen Matlock, il bassista originale cacciato per far posto al più scenografico Sid Vicious. La serie tv, dal 7 settembre su Disney+, porta la firma di un altro grande "ribelle": il regista Danny Boyle, autore di film come Trainspotting (ma anche di un famoso spot per le Olimpiadi del 2012 in cui dirige la regina Elisabetta). Del resto solo uno dei Sex Pistols poteva scrivere una biografia così, che davvero non teme di nascondere i particolari anche più allucinanti. Da leggere a complemento di quella di Rotten, No Irish, No Blacks, No Dogs, uscita nel '95.
Quando ha iniziato a scrivere questo libro e perché?
"Ho iniziato nel 2016 con un ghostwriter, Ben Thompson. Lui vive in Inghilterra ma è venuto qui a Los Angeles e siamo andati un po' in giro e poi ci siamo visti un paio di volte a settimana per circa sei mesi: gli ho dato tutte le informazioni e lui le ha messe per iscritto. Volevo fare un libro da molto tempo per raccontare la mia parte della storia dei Sex Pistols perché fino ad ora si è sentita solo una campana e in realtà la questione è piuttosto complessa".
Devo dire che mi sembra molto onesto...
"Sì, non mi sono tirato indietro".
Di solito uno cerca di mettersi in bella luce.
"È il problema con molte biografie di musicisti che sorvolano sul nocciolo della questione cercando di mettersi in bella luce. Ma quando racconti una storia condivisa da molta gente è infantile non dire la verità o almeno io la penso così. Questo è il modo in cui sono adesso. Da ragazzo non ero così, dicevo un sacco di stronzate anche con i miei migliori amici ma adesso che sono sobrio da 31 anni credo di aver imparato chi sono davvero. E ad essere onesto. È importante per me".
'Pistol', su Disney+ la serie dedicata ai Sex Pistols
Uno dei punti salienti del libro è il racconto delle molestie subite dal suo patrigno: è stato molto coraggioso a parlarne.
"Non credo che si tratti coraggio, non la vedo da questo punto di vista. È piuttosto duro quando ti trovi a leggere questa cosa ma non l'ho fatto per mettere alla gogna lui o mia madre per la mia educazione. Serve a spiegare cosa mi ha portato a fare musica: ho avuto un'educazione talmente schifosa che la musica era l'unica possibilità per me. Volevo farcela al 110%. E ce l'ho fatta".
Crede che questo possa aiutare altri ragazzi che hanno vissuto o vivono la sua situazione?
"Non era la mia intenzione ma molta gente mi ha contattato sui social per dirmi: 'Sai, è capitato anche a me, grazie per averne parlato, mi ha molto aiutato'. E devo dire che, anche se non era una cosa a cui avevo pensato, beh, mi ha fatto sentire bene".
È stato difficile scriverlo in un libro?
"In realtà no. Voglio dire, si tratta di un fatto che ho tenuto segreto per molti anni ma a un certo punto della mia vita ho deciso di andare in terapia e la prima volta che sono riuscito a parlare di quello che mi è accaduto è stato un grande sollievo che non fosse più segreto. Sono cose che accadono a molta più gente di quanto si pensi, ragazzi e ragazze".
Oltre che del patrigno lei parla anche di un pedofilo e di come in Inghilterra fosse comune che ai bambini capitasse di avere a che fare con quel tipo di persone.
"Esatto: dove c'erano dei bambini ne trovavi sempre uno appostato".
Come è stato accolto il libro negli Stati Uniti e in Inghilterra?
"Molto bene. Ho fatto un booktour ma allora non si parlava ancora di fare una serie tv. Dopo un anno circa è venuta fuori l'idea di farne un film e a quel punto si sono iniziate a mettere in moto le cose. Credo di aver fatto jackpot quando è venuto fuori che Danny Boyle era interessato".
È stato lui a decidere di farne invece una serie?
"Direi che è Craig Pearce, che è uno dei migliori sceneggiatori di oggi, aveva letto il libro ed era da subito interessato così fatto una sceneggiatura e ha dato credibilità all'idea. A quel punto Danny Boyle ha letto sia il libro che la sceneggiatura e ha detto: 'Mi piace molto. Voglio assolutamente farlo!'".
Come ha interagito per la serie tv? Le chiedevano dei consigli o cosa?
"È stata girata tutta in Inghilterra e io vivo a Los Angeles e non volevo tornare lì così facevamo degli incontri via Zoom con Danny e le altre persone che stavano girando, così sì, sapevo quello che stava succedendo ma non volevo proprio tornare in Inghilterra".
Come mai?
"Perché non volevo beccarmi il Covid e restare isolato per settimane in una stanza di hotel e tutte le altre stronzate di quel periodo. Non era così fondamentale la mia presenza. Ma sono andato un paio di mesi fa a Londra per la grande prima di Pistol ed è stato divertente".
Torniamo alla serie tv: è soddisfatto di come il suo personaggio viene raccontato?
"Toby Wallace ha fatto un buon lavoro. Certo, non è bello come me, questo è sicuro (ride)! Ma le vere star della serie sono il ragazzo che impersona Malcolm McLaren (Thomas Brodie-Sangster, ndr) e quello che fa Johnny Rotten (Anson Boon)".
Ma lei si riconosce per esempio quando nella serie quando Malcolm dice: "Sei troppo devastato nel cervello per fare il frontman ma puoi suonare la chitarra".
"Beh, è più o meno quello che è successo: ho provato a fare un concerto come cantante, addirittura Malcolm all'inizio voleva chiamare la band QT Jones (da leggere "cutie", "carino") and the Sex Pistols ma è stato tremendo, non mi trovavo bene in quel ruolo, così Malcolm disse che avrebbe accettato di diventare il nostro manager avessi imparato a suonare la chitarra al posto di Wally Nightingale perché secondo lui non soddisfaceva gli standard estetici della band. Così lo abbiamo cacciato dalla band e abbiamo cercato un nuovo cantante e Johnny era perfetto: aveva un look straordinario ed era in grado di scrivere canzoni grandiose. Quello fu il periodo magico: io alla chitarra, Paul Cook alla batteria, Glen Matlock al basso e Johnny alla voce".
Glen Matlock, orgoglio Sex Pistols: "Quella forza mi ha guidato fin qui"
È vero che è stato lei a dare il nome "Rotten" "Marcio" a John Lydon?
"Sì perché aveva dei denti davvero tremendi. Il bello è che a lui piaceva molto. In quel periodo stavamo bene insieme".
E adesso? Dice di non essere stato coinvolto nella realizzazione della serie...
"Veramente è stato lui a non voler essere coinvolto: è stato contattato più volte, non voleva averci niente a che fare. Ma ovviamente dovevamo usare le musiche altrimenti sarebbe stato impossibile realizzare il progetto, così abbiamo dovuto fargli causa. Non volevamo ma siamo stati costretti anche se era l'ultima cosa che io e Paul avremmo voluto fare...".
Ha perso, giusto?
"Ha perso, certo: è stato ridicolo! Non poteva vincere perché avevamo un accordo per cui è la maggioranza che decide cosa fare della musica dei Pistols, ed eravamo tre contro uno. È stata solo una perdita di tempo. Credo che in realtà la volesse impedire solo perché la serie è più basata sul mio libro che sul suo. È tipico di John: non mi aspettavo che avrebbe reagito in altro modo".
Eppure nel suo libro dice che era un frontman fantastico.
"Che fosse grandioso credo sia assolutamente innegabile da parte di chiunque".
Che tipo di persona è allora Johnny secondo lei?
"Ho un debole per lui a causa dei Sex Pistols ma non ci frequentiamo anche se entrambi viviamo a Los Angeles. In realtà non ci parliamo. Ma c'è qualcosa dentro di me per cui è nel mio cuore e gli auguro solo il meglio".
1978, l'ultimo concerto dei Sex Pistols
Non pensa che sia possibile che vi ritroviate ancora una volta a suonare insieme?
"Non credo che accadrà. Però non si può mai dire, chi lo sa?".
Un'altra cosa che colpisce del libro è la sua dichiarazione di aver fatto sesso con tutte o quasi le donne dei suoi migliori amici.
"Lo so, ero veramente una persona terribile".
Eppure sembra che tutti o quasi l'abbiano perdonata.
"Io almeno lo spero".
A un certo punto, a sorpresa, lei dice anche che le sarebbe piaciuto far parte dei Clash: non eravate rivali?
"Non lo eravamo veramente, non so da dove venisse questa storia. I Clash erano grandi, erano divertenti e io ogni tanto suonavo con loro ed era più facile parlare con Joe e Mick che con Johnny Rotten, molto più facile!".
E le teorie situazioniste di Malcolm?
"Tutte grandi stronzate: era il migliore in questo. E in realtà mi piaceva proprio per questo. Anche lui è stato fondamentale per i Sex Pistols. Non mi interessa quello che dicono altri".
È vero che a un certo punto ha suonato con Bob Dylan? Un Sex Pistol con Bob Dylan!
"Credo che gli piacesse proprio quell'idea ma non lo so. Forse invece è perché gli piacevano le moto e io a quel tempo andavo in giro in moto con Mickey Rourke. Comunque sì, mi ha inivitato a fare una session in studio con lui".
E come è stato?
"Beh, è stato strano. C'era anche Paul Simonon (dei Clash, ndr) al basso quella volta. Ma non ci ha più chiamato: forse non gli è piaciuto come suonavamo (ride)".
Con Iggy Pop invece credo sia stato come trovare un padre...
"Sì, infatti ho fatto tre o quattro canzoni con lui per l'album Blah Blah Blah e tutte le chitarre per Instinct. Amo Iggy".
Lei ha imparato a suonare la chitarra con i dischi degli Stooges.
"Esatto: prendevo l'anfetamina e andavo avanti a suonare per ore e ore, a volte giorni album come Fun House e Raw Power. Era facile e ho imparato così, senza nessuno che mi insegnasse".
Da Iggy a John Taylor dei Duran Duran.
"Sì, siamo molto amici, abbiamo anche una band insieme che si chiama Neurotic Outsiders. Ci vediamo spesso".
Un'altra strana coppia: un Sex Pistol e un Duran Duran.
"Sì ma chi se frega. Non me ne frega un cazzo dell'immagine e di quello che è cool o che non lo è. Ho sempre fatto quello che volevo. Anzi per me il punk è esattamente questo: fare quello che si vuole fare. Fanculo l'immagine".
A proposito: davvero ha pisciato sulla tomba di Elvis Presley?
"Non lo so se è vero. Mi ricordo di essere stato là e che ero decisamente ubriaco ma uno dei ragazzi dei The Professional (un'altra band in cui Jones ha suonato dopo i Pistols, ndr) mi ha detto che l'ho fatto ma, sinceramente, io non me lo ricordo".
Ma le faceva così schifo Elvis?
"No, lo amo. È sempre il migliore (ride)".