Giorgia Meloni sui social: "video ergo sum"
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaPiù Facebook e meno Twitter, e con i follower in costante crescita. "Ma non è la “bestia” di Salvini", dicono i suoi, "Qui la spontaneità è tutto". Sarà vero? Abbiamo indagato
Roma. "Pronti". Il salto di qualità di Giorgia Meloni, non solo politico, sta nei manifesti con i quali ha bruciato anche la concorrenza interna, leggasi alleati di centrodestra, affacciandosi per prima sui muri di città e contrade con il suo proposito non più velato dalla prudenza: scalare Palazzo Chigi. Uno slogan, in realtà, che nasce dall'intuizione di un "fedelissimo", Giovanbattista Fazzolari detto "Fazzo", oggi responsabile del programma di Fratelli d'Italia, uno dei volti di quel gruppo ristretto di storici militanti della destra che la accompagnano dai tempi della formazione giovanile.
L'altro passaggio fondamentale, nella campagna elettorale della leader che si candida a essere la prima donna premier della Repubblica italiana, è il video in tre lingue diffuso per rassicurare le cancellerie di mezzo mondo sui rischi di una deriva neofascista del Paese in caso di successo alle urne; quell'i…
Roma. "Pronti". Il salto di qualità di Giorgia Meloni, non solo politico, sta nei manifesti con i quali ha bruciato anche la concorrenza interna, leggasi alleati di centrodestra, affacciandosi per prima sui muri di città e contrade con il suo proposito non più velato dalla prudenza: scalare Palazzo Chigi. Uno slogan, in realtà, che nasce dall'intuizione di un "fedelissimo", Giovanbattista Fazzolari detto "Fazzo", oggi responsabile del programma di Fratelli d'Italia, uno dei volti di quel gruppo ristretto di storici militanti della destra che la accompagnano dai tempi della formazione giovanile.
L'altro passaggio fondamentale, nella campagna elettorale della leader che si candida a essere la prima donna premier della Repubblica italiana, è il video in tre lingue diffuso per rassicurare le cancellerie di mezzo mondo sui rischi di una deriva neofascista del Paese in caso di successo alle urne; quell'iniziativa è stata concordata con l'ex ministro forzista Raffaele Fitto, anima moderata che ha contribuito a un'operazione di marketing internazionale del partito che esibisce ancora la Fiamma nel simbolo. Avvicinando Fdi a una destra europea meno aggressiva e meno inquietante, non quella di Marine Le Pen e Viktor Orbán ma quella dei polacchi del Pis che condividono l'esperienza dei Conservatori, famiglia europea di cui Meloni è presidente.
Propaganda web
Insomma, la nuova comunicazione dell'ex Calimera (soprannome affibbiatole ai tempi del Fronte della Gioventù), che adesso pensa in grande confortata dai numeri, "ha un carattere piuttosto artigianale", per dirla con Francesco Lollobrigida detto "Lollo", altra figura-chiave del mondo Fdi, capogruppo alla Camera e cognato della presidente. Non c'è un guru dell'immagine, dietro la deputata romana, e lei in persona controlla la maggior parte dei contenuti web che la riguardano. Unica eccezione, per un partito che ha visto espandersi i consensi e la struttura organizzativa, è costituita da Tommaso Longobardi, il giovane che gestisce i social: 31 anni e una laurea di Psicologia in tasca, Longobardi è il responsabile della "bestia" meloniana, che in realtà è più docile e meno orientata alle campagne d'odio di quella targata Luca Morisi che fece la fortuna di Matteo Salvini.
Più che una "bestia" - ha osservato qualcuno - la macchina della propaganda della leader di Fdi è un gremlin. Ma funziona, a quanto pare: secondo i dati della società di strategia digitale Derev, dal 2019 a oggi i follower di Meloni sono più che raddoppiati su ogni piattaforma. Facebook: +1.275.078 (+118 per cento); Twitter: +466.457 (+61); Instagram: +691.514 (+233). Una crescita non scevra da incidenti (come la pubblicazione del video dello stupro di Piacenza che ha scatenato lo scontro con il Pd), ma accompagnata da un processo di dédiabolisation, termine coniato alla fine negli anni Ottanta per indicare il percorso di alleggerimento delle espressioni del Front National, al fine di sedurre anche l'elettorato moderato. Longobardi, restio alle uscite pubbliche malgrado il mestiere di comunicatore, spiega al Venerdì questo nuovo approccio: "La campagna ha conservato l'anima da partito di opposizione", afferma, "ma chiaramente con lo sguardo rivolto al post elezioni: quindi tanti contenuti su punti programmatici, idee e proposte. Il registro comunicativo sui social chiaramente avrà un altro timbro da partito ed esponente di governo". Si guarda già a un futuro con la destra a Palazzo Chigi, insomma.
Nel frattempo la compagine di esperti della propaganda sul web si è rafforzata: "Nel 2018 eravamo in due, oggi siamo una squadra di 7 persone" dice Longobardi. "Poi c'è una squadra di professionisti che si occupa dell'ufficio stampa". Strana storia, quella di Longobardi, cominciata sul fronte politico più lontano da quello di Fdi, ovvero dall'orbita 5Stelle: "Il mio primo lavoro nei social è stato alla Casaleggio Associati, quasi dieci anni fa. Dopo quella esperienza ho lavorato per esponenti del M5S e collaborato con diverse aziende che si occupano di comunicazione politica. Proprio tramite una di queste aziende e il passaparola per alcuni casi di successo, sono poi arrivato da Giorgia a inizio 2018, per la campagna delle politiche".
I tormentoni
Una scelta di campo, finora, è stata quella di puntare sulla piattaforma più popolare, Facebook, snobbando invece un mezzo molto utilizzato dai leader politici (incluso il cofondatore di Fdi Guido Crosetto) come Twitter. Il segreto è il rimbalzo dei contenuti su un canale Telegram, dove Meloni può "fidelizzare" gli iscritti, che sono ben 42 mila. "Facebook rimane la piattaforma con il target elettorale più vasto rispetto agli altri social" dice Longobardi. "E Telegram ci permette di avere un contatto diretto con l'elettorato. Per questo viene usato spesso per rilanciare contenuti Facebook".
Il resto lo ha fatto un po' il caso, ma non solo. Il tormentone "Sono Giorgia", lanciato in rete per deridere il discorso che aveva tenuto durante la manifestazione del centrodestra in piazza San Giovanni a Roma nel 2019, ha dato a Meloni un rilevante e gratuito contributo di popolarità, mentre la scelta di pubblicare una fortunata autobiografia, l'anno scorso, aveva anche lo scopo di "umanizzare" il suo profilo: i difficili rapporti con il padre, l'amore per la figlia Ginevra e il solidissimo legame con la sorella Arianna, la politica come passione e vocazione mirata già ad allontanare le ombre neofasciste. E poi quel nuovo modo di stare sul palco durante i comizi: le smorfie, le battute, i passi con la schiena incurvata in posa pensante, perfino gli accenni di danza come ad Ancona, pochi giorni fa. "Giorgia ha una grande dote comunicativa, ciò le permette di richiamare sempre grande attenzione dal palco" dice Longobardi. "Assicuro che non esiste alcuno studio dietro, tutto nasce da spontaneità e capacità oratoria".
Il mood comunicativo talvolta indulge al vittimismo: Giorgia avversata dai salotti, dai poteri forti, dai talk televisivi, dai giornali di sinistra. "Siete gli unici amici che ho", dice ad Ancona ai militanti radunati in piazza. Sullo sfondo, da non trascurare, il racconto delle difficoltà supplementari che derivano dall'essere donna: "Le offese sul web alla maggioranza dei politici uomini ai quali ho curato la comunicazione digitale" prosegue Longobardi, "riguardavano perlopiù l'aspetto politico. Ma quando si tratta di una donna gli hater colpiscono la persona. La cosa peggiore è che spesso questa tipologia di insulti, che perlopiù colpisce l'aspetto fisico ma c'è anche chi è arrivato a mettere in mezzo la figlia, arrivano da personaggi di rilievo nella società: docenti universitari, giornalisti, artisti. Però tantissimi utenti apprezzano la prospettiva di una leader e possibile premier donna. Non fosse così, non sarebbe così in alto nei sondaggi".
Ma la scommessa è ancora da vincere, attorno a un cantiere in fermento per modellare la figura di una donna di destra non unfit, bensì pronta - appunto - a governare. E davanti alle persistenti perplessità sulla scena internazionale, prosegue l'opera di rassicurazione circa il carattere democratico di Fdi, la volontà di non cambiare la collocazione europea dell'Italia pur mantenendo le critiche ad alcune politiche Ue, e il fermo posizionamento filoatlantico del Paese.
Una campagna da studiare
Una curiosa postura in campagna elettorale sottolineata dall'analista politico Giovanni Diamanti: "È una campagna che va studiata. Sul target, anzitutto: non sono gli elettori ma i mercati, gli organismi internazionali. Non ne ricordo di simili". Questa via nasconde però un'insidia: "È evidentemente la strategia di chi pensa di andare a vincere. È saggia in una prima fase ma attenzione: quando si lancia un messaggio troppo chiaro, da candidato che pensa di avere già prevalso, si rischia l'effetto di smobilitazione che abbiamo visto nove anni fa con Bersani". A poche settimane dal voto, la competizione per le Politiche deve ancora entrare nel vivo, sostiene Diamanti: "Si accenderà all'ultimo. E sono certo che continuerà quel gioco di sponda fra Meloni e Letta che conviene a entrambi: alla prima perché consolida la sua leadership nella coalizione, a Letta perché ha l'obiettivo di far diventare il Pd il primo partito". C'è anche questo rimpiattino con il nemico, nel carnet mediatico di Giorgia, che vuole chiudere a Palazzo Chigi il volo iniziato a Colle Oppio, nell'enclave dei giovani "neri" che si facevano chiamare gabbiani. Senza paura di cadere giù sul più bello.
Sul Venerdì del 2 settembre 2022