La politica dell’ignoranza
di Michele Serra , di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, in questa campagna elettorale sembrano tutti degli imbonitori da due soldi. Fanno un po' l'effetto dei venditori delle tv private: strillano, si agitano, propongono mercanzia pacchiana e sperano che qualche allocco ci caschi. Sarà per via di questa desolante offerta che mi sono scoperto una insolita passione per le parole degli alti prelati. Gli unici, mi sembra, rimasti con un po' di sale in zucca.? Come ad esempio queste, rilasciate da Vincenzo Paglia: "La gente comune sente e comprende che gli steccati e gli scontri di vecchie o nuove ideologie non servono. Ha voglia di sentir discutere di come essere aiutata a fare un figlio, di come essere aiutata ad accudire con amore un anziano. Ho intenzione di promuovere un ampio e forte dibattito sul diritto di una società a non morire". Da una parte i vari politicanti e le loro …
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, in questa campagna elettorale sembrano tutti degli imbonitori da due soldi. Fanno un po' l'effetto dei venditori delle tv private: strillano, si agitano, propongono mercanzia pacchiana e sperano che qualche allocco ci caschi. Sarà per via di questa desolante offerta che mi sono scoperto una insolita passione per le parole degli alti prelati. Gli unici, mi sembra, rimasti con un po' di sale in zucca.? Come ad esempio queste, rilasciate da Vincenzo Paglia: "La gente comune sente e comprende che gli steccati e gli scontri di vecchie o nuove ideologie non servono. Ha voglia di sentir discutere di come essere aiutata a fare un figlio, di come essere aiutata ad accudire con amore un anziano. Ho intenzione di promuovere un ampio e forte dibattito sul diritto di una società a non morire". Da una parte i vari politicanti e le loro tartuferie acchiappavoti, dall'altra le parole di Paglia che hanno l'ampio passo e respiro del contadino nell'atto della semina. Che come si sa è un atto di fiducia (un po' come il voto). Ma anche di sapienza - le fasi lunari, le stagioni - e di cura. Un partito di stampo dichiaratamente religioso sarebbe una valida alternativa al vuoto pneumatico dell'attuale offerta politica.
Mohamed Malih
Caro Mohamed (se non è uno pseudonimo, complimenti per l'italiano; se lo è, complimenti per lo pseudonimo), monsignor Paglia è un fuoriclasse, tal quale il rimarchevole Zuppi. Per non parlare del Papa. Ma per onor di cronaca va detto che ci sono anche preti e vescovi scarsi quanto la media dei politici, anzi di più. Ce ne accorgiamo di meno perché li sentiamo parlare meno, avessero il loro spazietto serotino nei tiggì difficilmente li distingueremmo dal più scadente dei deputatini. Detto questo, è pur vero che avremmo, tutti quanti, un disperato bisogno di alzare il tiro, e non per ragioni metafisiche, ma del tutto terrestri: ogni partito, anche il più laico, dovrebbe sentirsi "religioso" nel senso profondo del concetto, che è parente stretto di "rilegare", mettere insieme pensieri e parole con un costrutto e uno scopo, cercare i nessi che tengono assieme la vita degli uomini e le cose del mondo. Ci fu un tempo che la politica questi nessi li cercava, ma alcune catastrofi ideologiche sconsigliarono, verso la fine del secolo scorso, di insistere. Si decise che era meglio abbassare decisamente il tiro. Ma finirono, con l'alterigia e l'indottrinamento, anche le scuole di partito, anche le valorose assemblee nelle quali si discuteva fino allo sfinimento (altro che i miserabili tweet), e morì l'idea che la politica fosse la somma di tutte le discipline, economia, filosofia, sociologia, antropologia, psicologia. Penso che metà dell'odierna pochezza del dibattito politico non dipenda dai suoi protagonisti, ma dal pauroso arretramento culturale cui la politica si è arresa, accontentandosi di diventare imbonimento elettorale. Ma penso (anzi, spero) che l'altra metà del problema sia invece direttamente colpa della mediocrità dei protagonisti, molti dei quali non leggono un libro dalle elementari. Questo significa che esiste - volendo - un margine di miglioramento. Se avessero il tempo di rivedersi e risentirsi al termine delle centinaia di dichiarazioni quotidiane, molti dei protagonisti della campagna elettorale penserebbero: potrei fare di più. Non tutti i preti leggono Sant'Agostino e Pascal, ma parecchi sì. Quando poi si parla in pubblico, è una cosa che aiuta.
Sul Venerdì del 2 settembre 2022