L'esilio di Nabokov
di Daria Galateria , di Daria GalateriaGrazie a un'eredità, e già di famiglia doviziosa, a diciassette anni Vladimir Nabokov era uno dei ragazzi più ricchi di tutta la Russia; a scuola arrivava con lo chauffeur in livrea e era mal visto fino al giorno in cui - praticava la boxe - per soccorrere un amico affrontò dei bulli più forti di lui. Ma scoppiò la Rivoluzione, e per evitare la coscrizione nell'Armata Rossa Vladimir e il fratello furono mandati nella tenuta di amici in Crimea; Nabokov componeva poesie e problemi di scacchi mentre le armi crepitavano a Sebastopoli - presto i Russi bianchi, e i tedeschi, furono cacciati dai bolscevichi, e la famiglia partì per l'Europa, vivendo con alcuni gioielli della madre, nascosti in una scatola di talco. E fu grazie a un suo filo di perle che Nabokov potè entrare al Trinity College di Cambridge, dove imparò a non mettere il cappotto mai, neanche quando, lui pietroburghese, gelava dal freddo. Il successivo e…
Grazie a un'eredità, e già di famiglia doviziosa, a diciassette anni Vladimir Nabokov era uno dei ragazzi più ricchi di tutta la Russia; a scuola arrivava con lo chauffeur in livrea e era mal visto fino al giorno in cui - praticava la boxe - per soccorrere un amico affrontò dei bulli più forti di lui. Ma scoppiò la Rivoluzione, e per evitare la coscrizione nell'Armata Rossa Vladimir e il fratello furono mandati nella tenuta di amici in Crimea; Nabokov componeva poesie e problemi di scacchi mentre le armi crepitavano a Sebastopoli - presto i Russi bianchi, e i tedeschi, furono cacciati dai bolscevichi, e la famiglia partì per l'Europa, vivendo con alcuni gioielli della madre, nascosti in una scatola di talco. E fu grazie a un suo filo di perle che Nabokov potè entrare al Trinity College di Cambridge, dove imparò a non mettere il cappotto mai, neanche quando, lui pietroburghese, gelava dal freddo. Il successivo esilio fu a Berlino; firmava gli articoli con pseudonimi, perché il padre scriveva sullo stesso giornale - fino a quando gli spararono per sbaglio in piena Philarmonie.
E fu a un ballo di émigrés che, il 1° maggio del 1923, Vladimir conobbe una ragazza che tenne tutta la sera sul viso una maschera da lupo; si chiamava Véra - fu poi sua moglie per sempre (l'autore di Lolita fu un marito felice). Erano sempre a corto di soldi; e anche a Parigi, vivendo in un'unica stanza dove loro figlio, il piccolo Dimitri, giocava, Vladimir batteva a macchina in bagno, su una valigia posta sopra il bidet. Fu allora, per guadagnare, che concepì il suo vero e più grave esilio: decise di scrivere in inglese. E venne un colpo di fortuna: un amico gli cedette i suoi corsi estivi all'Università di Stanford; i Nabokov si trasferirono negli States. Qualche settimana dopo, la casa di Parigi fu ridotta in macerie dalle bombe tedesche, disperdendo in gran parte i bauli di carte di Nabokov e la sua collezione di farfalle europee (era, anche, entomologo).
Agli esili di Nabokov Azar Nafisi (Leggere Lolita a Teheran) ha dedicato il saggio affascinante Quell'altro mondo (ora da Adelphi). Al di là del rancore dell'Iran per la Russia (cui dovette cedere nell'Ottocento il Caucaso e metà del Mar Caspio), Azar azzarda un accostamento tra i due Paesi. Le sembra che entrambi abbiano sperimentato un breve governo liberale, e poi una rivoluzione ideologica - nel suo caso, il regime dell'ayatollah Khomeini, che dal 1979 cancellò le ballerine nei quadri di Degas, e Olivia dai cartoni animati di Braccio di ferro (perché non sposata). E mise
il velo alle galline nei libri illustrati per bambini.
Sul Venerdì del 2 settembre 2022