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Una Costituzione per cancellare Pinochet

La fila dei cittadini di fronte alla Moneda, il palazzo presidenziale di Santiago: nel baracchino blu, come in centinaia di altri simili allestiti in tutto il Paese, si distribuiscono gratuitamente le copie della nuova Carta costituzionale (Martin Bernetti/AFP via Getty Images) 
Domenica il Cile vota per approvare la nuova Carta che sostituirebbe quella degli anni  del regime. A pesare sarà soprattutto il voto delle donne. Reportage
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AGGIORNAMENTO: Il referendum di domenica 4 settembre ha bocciato la nuova Costituzione con circa il 60 per cento dei voti. Si apre dunque una crisi politica per il governo del presidente Boric

Santiago.  In Cile nelle ultime settimane sembra di aver fatto un salto nel passato, tornando al 1988 quando con lo storico referendum del "sì" e del "no" i cileni hanno deciso di porre fin…

AGGIORNAMENTO: Il referendum di domenica 4 settembre ha bocciato la nuova Costituzione con circa il 60 per cento dei voti. Si apre dunque una crisi politica per il governo del presidente Boric

Santiago.  In Cile nelle ultime settimane sembra di aver fatto un salto nel passato, tornando al 1988 quando con lo storico referendum del "sì" e del "no" i cileni hanno deciso di porre fine al regime di Pinochet per eleggere il primo governo democratico dopo 17 anni di regime. Il 4 settembre i cittadini del Paese latinoamericano saranno chiamati alle urne per un altro referendum: dovranno decidere se approvare la nuova Costituzione che sostituirebbe quella vigente, scritta durante la dittatura. Il risultato è,  per il momento, assolutamente incerto e nelle ultime settimane si è entrati nel vivo delle campagne per l'apruebo (approvo) o per il rechazo (rifiuto).

Musica in piazza

Nelle piazze di Santiago ad ogni ora del giorno si può assistere a eventi, concerti e porta a porta organizzati per discutere della nuova Costituzione. Alle finestre dei palazzi sventolano bandiere per l'apruebo o il rechazo e se si sale su un Uber le possibilità che l'autista stia ascoltando il podcast con il testo della Carta sono altissime. La nuova Costituzione, scritta per la prima volta al mondo da un'assemblea paritaria (composta al 50 per cento da donne e al 50 da uomini), è all'avanguardia, soprattutto per quanto riguarda i diritti umani, ambientali e di genere. Se sarà approvata rappresenterà un cambio radicale per il Cile. La decisione di sostituire la Carta di Pinochet è frutto delle massive proteste scoppiate nell'ottobre del 2019: allora milioni di cittadini scesero in piazza in tutto il Paese contro l'enorme gap di ricchezze che da decenni rende il Cile uno degli Stati più diseguali al mondo, dove il 50 per cento più povero della popolazione detiene il 2 per cento della ricchezza totale, mentre l'1 per cento ne controlla da solo il 26,5 per cento.


Colpo di spugna

La differenza fra chi voterà per approvare o rifiutare la nuova Costituzione nelle ultime settimane si è assottigliata, ma rimane ancora in vantaggio il rechazo. Secondo gli ultimi sondaggi della società di analisi Cadem, il 47 per cento dei cileni voterebbe per rifiutare il testo e il 37 per approvarlo. "La Costituzione scritta durante la dittatura di Pinochet è come una camicia di forza - spiega la politologa della Universidad de Chile Claudia Heiss - che non ha permesso lo sviluppo politico e sociale del Paese". La pensa così anche la ex presidentessa Michelle Bachelet, che si è espressa per il sì. Ed anche - pur senza dichiararlo - l'attuale leader Gabriel Boric: né lui né il suo governo possono prendere ufficialmente posizione, ma nelle ultime settimane hanno incrementato la campagna di informazione. Negando però che questo significhi dare un appoggio al fronte del sì.
Sia come sia, dall'inizio dei lavori per scrivere il nuovo testo l'Assemblea costituente è stata al centro di una fortissima campagna di fake news portata avanti dai media conservatori.  "È stato usato un modello basato sull'uso di notizie false simile alla campagna di Donald Trump negli Stati Uniti", sottolinea Heiss. Con il "no" sono schierati anche gran parte degli imprenditori che controllano l'economia: secondo il Servel, l'ente che si occupa di ciò che concerne le elezioni in Cile, il 97,4 dei fondi da loro investiti è andato alla campagna per il rechazo.

"Voterò per l'apruebo, ma trovo assurdo che ai cittadini cileni siano stati dati solo due mesi per decidere cosa votare", afferma Juan Carlos, 33 anni, psicologo. "Io sono per il rechazo - aggiunge Maria, 22 anni, estetista - è una Costituzione troppo ambiziosa". I due giovani stanno assistendo, insieme ad altre centinaia di persone, a un evento organizzato dalla campagna per l'apruebo a Nuñoa, quartiere al centro di Santiago. Dal palco una delle organizzatrici dice: "Il 4 settembre dobbiamo finalmente cancellare la Costituzione scritta da Pinochet. O il Cile non cambierà mai". Fra gli spettatori Carolina, architetta di 55 anni, contesta: "Io voterò per il rechazo, sarebbe un cambiamento troppo radicale per il Paese".


La voce di Rapa Nui

Due anni fa sembrava che a volere un cambiamento massiccio fossero in molti. La decisione di cancellare la carta scritta nell'epoca di Pinochet è stata presa dai cileni nell'ottobre del 2020 quando il 78,12 per cento dell'elettorato ha votato "sì" al referendum per scrivere una nuova Costituzione. Per farlo è stata creata un'Assemblea formata da 154 cittadini eletti dai cittadini. La scelta per i membri costituenti è stata chiara: in tutto il Paese hanno stravinto candidati indipendenti o di sinistra radicale. Fra loro ci sono moltissimi politici di lungo corso, di partiti sia di destra che di sinistra, ma anche decine di ricercatori, avvocati, attivisti e manifestanti. È di fondamentale importanza anche il fatto che 17 posti, su 154, siano stati riservati a rappresentanti delle popolazioni indigene. Nella Costituzione del 1980 i popoli originari, il 13 per cento della popolazione, non sono nemmeno nominati.

Tiare Aguilera, 40 anni, membro costituente rappresentante dell’etnia Rapa Nui, gli abitanti dell’Isola di Pasqua 

"Se la nuova Costituzione verrà approvata per noi sarà un cambiamento radicale", dice Tiare Aguilera, 40 anni, membro costituente rappresentante dell'etnia Rapa Nui, gli abitanti dell'Isola di Pasqua. La nuova carta presenta 388 articoli e il numero Uno che definisce il Cile come "Stato plurinazionale" è stato al centro di un acceso dibattito. L'articolo è volto a incorporare, per la prima volta, nella vita politica del Paese gli indigeni che avrebbero una percentuale di posti riservati nei principali organi politici del Paese. Come afferma Aguilera, avvocata e politica: "Abbiamo il diritto di essere parte attiva nelle decisioni politiche". 


Il posto della natura

"I nostri diritti sono sempre stati nelle mani di altre persone che per molti anni ci hanno rubato la voce", aggiunge Isabel Godoy, 55 anni, membro costituente rappresentate del popolo Colla, abitanti del deserto di Atacama, e prigioniera politica durante la dittatura di Pinochet. I popoli originari hanno un fortissimo legame con la natura e la nuova Costituzione, che si definisce ecologica, è all'avanguardia per quanto riguarda la protezione dell'ambiente: la natura è definita come soggetto di diritto.

Isabel Godoy, 55 anni, è membro dell’Assemblea costituente che ha scritto la nuova Carta. Rappresenta il popolo Colla, abitanti del deserto dell’Atacama 

Anche questo aspetto ha generato molta resistenza, soprattutto fra gli investitori del settore minerario, che rappresenta il 12 per cento dell'economia (il Cile è il primo produttore mondiale di rame e il secondo di litio). "Con la crisi climatica abbiamo capito che le risorse stanno terminando - continua Godoy - abbiamo scritto un testo che protegga la natura e l'uomo".

Alondra Carrillo, 30 anni, esponente costituente e rappresentante della più importante associazione femminista cilena, la Coordinadora8m 

Gli articoli rispettano gli standard stabiliti dai trattati internazionali riguardo i diritti umani e ambientali ed è molto moderna anche per quanto riguarda quelli di genere. "Le donne hanno avuto un ruolo fondamentale nella rivolta iniziata nel 2019", dice Alondra Carrillo, 30 anni, membro costituente e rappresentante della più importante associazione femminista cilena, la Coordinadora8m, che l'8 marzo del 2020 ha portato in piazza oltre un milione di donne, dando di nuovo vita alle proteste. La nuova Costituzione riserverebbe il 50 per cento degli incarichi politici alle donne e permetterebbe di poter discutere una legge che legalizzi l'aborto (proibito durante la dittatura di Pinochet). "Se il Cile riuscirà a lasciarsi alle spalle una Costituzione scritta da un dittatore sarà grazie alle donne", conclude Carrillo, "e questo nuovo testo potrebbe davvero cambiare le loro vite in questo Paese".