La farfalla monarca non regna più
di Giacomo Talignani , di Giacomo TalignaniOgni anno, nel Día de Muertos (Giorno dei Morti), in Messico accade la magia della vita. Il 2 novembre gigantesche nuvole nere e arancioni di farfalle monarca iniziano a scendere dal cielo dopo un viaggio durato anche quattromila chilometri - affrontato per svernare sugli alberi dei boschi temperati - e colorano tutto di una luce aranciata in tutto simile a un tramonto.
Questo spettacolo straordinario, che per gli abitanti di Michoacán, nella parte centrale del Paese, è la rappresentazione delle anime degli antenati che tornano per far visita ai vivi, fra qualche anno potrebbe non ripetersi più. Cause principali, la crisi climatica e le azioni dell'uomo a danno dell'ambiente. Le farfalle monarca migratrici infatti - insetti resistenti che passano attraverso una forte selezione naturale con la necessità di intraprendere viaggi epici dalla zona dei Grandi Laghi degli Stati Uniti e del Canada fino alle foreste di Messico o California - sono sta…
Ogni anno, nel Día de Muertos (Giorno dei Morti), in Messico accade la magia della vita. Il 2 novembre gigantesche nuvole nere e arancioni di farfalle monarca iniziano a scendere dal cielo dopo un viaggio durato anche quattromila chilometri - affrontato per svernare sugli alberi dei boschi temperati - e colorano tutto di una luce aranciata in tutto simile a un tramonto.
Questo spettacolo straordinario, che per gli abitanti di Michoacán, nella parte centrale del Paese, è la rappresentazione delle anime degli antenati che tornano per far visita ai vivi, fra qualche anno potrebbe non ripetersi più. Cause principali, la crisi climatica e le azioni dell'uomo a danno dell'ambiente. Le farfalle monarca migratrici infatti - insetti resistenti che passano attraverso una forte selezione naturale con la necessità di intraprendere viaggi epici dalla zona dei Grandi Laghi degli Stati Uniti e del Canada fino alle foreste di Messico o California - sono state appena inserite ufficialmente nella famosa Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn) come specie "in pericolo di estinzione".
Non tutte le monarca, fra le farfalle più comuni sul Pianeta, sono a rischio: lo sono le grandi migratrici (Danaus plexippus plexippus) di alcune popolazioni del nord, di recente così drasticamente calate da far suonare un campanello d'allarme tra gli esperti.
Boom anni 80
Negli anni Ottanta queste farfalle icone di moltissime città degli Stati Uniti e dell'America centrale erano miliardi: finito agosto partivano da nord per volare anche due mesi, a tremila metri di quota, sino ad arrivare al meritato letargo da novembre a marzo in Messico o California, prima di tornare indietro a riprodursi.
Nell'ultima decade sono stati registrati segnali di instabilità, tanto che la sottospecie "viaggiatrice", scrive l'Iucn, vede "popolazioni ridotte tra il 22 e il 72 per cento". Dai milioni che arrivavano in California, si è passati così a sole poche migliaia. Alcune popolazioni, come quella occidentale, sono diminuite addirittura del 99.9 per cento, passando dai 10 milioni negli anni Ottanta a poco meno di duemila nel 2021. Mentre quelle orientali si sono ridotte dell'84 per cento.
"Sono animali che danno vita a uno spettacolo eccezionale, incredibile" racconta l'entomologo Enzo Moretto, direttore di Butterfly Arc di Montegrotto Terme e di Esapolis, il museo degli insetti di Padova. "Personalmente sono stato più volte nelle zone delle farfalle in Messico e ho visto con i miei occhi che c'è un grande problema di presenza antropica che distrugge gli equilibri del luogo attraverso azioni che vanno dal disboscamento all'agricoltura intensiva. Il tutto sotto la sovrintendenza di una mafia locale che protegge gli interessi di chi taglia ed espande. Se ci aggiungiamo gli effetti della crisi climatica, allora questo mix di fattori diventa impattante per la vita delle farfalle".
Tra le chiavi del declino, molteplici e concatenate, c'è l'uso eccessivo di erbicidi e pesticidi, ma anche la siccità, che hanno portato a un calo delle piante del genere Asclepias o dell'euforbia, che ospitano le larve di cui si nutrono i bruchi. La deforestazione per far spazio all'agricoltura intensiva ha invece contribuito a restringere sempre di più gli habitat di questi insetti, così come la desertificazione dei territori le costringe a voli più lunghi e faticosi. Poi ci sono i fenomeni meteo più intensi e frequenti (come gli uragani) che si rivelano letali per le farfalle, così come all'opposto gli incendi, come quelli che devastano da anni la California. Infine le temperature estreme hanno spinto questi animali ad anticipare le migrazioni, cosa che influisce però sul reperimento di nutrienti."Le monarca in tutto l'occidente sono un simbolo e per questo vengono particolarmente studiate. Eppure, ci sono ancora dubbi sui numeri reali delle migratrici perché a volte risulta una differenza fra le popolazioni analizzate in inverno e quelle osservate d'estate. Alcuni anni è accaduto che quelle giunte in Messico per svernare risultassero in declino, mentre quelle osservate d'estate fossero meno in sofferenza" dice Moretto.
Un aiuto dalla Citizen science
"Certo comunque è che il problema per la conservazione di tanti lepidotteri è la perdita di habitat" dice Moretto. "Queste farfalle lungo il loro viaggio, in cui possono volare senza sosta anche per duemila chilometri, sono attaccate dai predatori, devono evitare piogge, grandine, ondate di calore. Sono 'naturalmente' preparate alla loro missione, ma non agli impatti legati alle attività umane che possono influire per sempre sulla loro esistenza". Per cercare di proteggere i loro ecosistemi e avere numeri sempre più precisi sulle popolazioni, dagli Usa al Messico negli ultimi anni si stanno moltiplicando i progetti di citizen science, i cittadini volontari che attraverso foto e coordinate aiutano i ricercatori a raccogliere dati.
Allo stesso tempo sono stati avviati programmi per sensibilizzare le comunità agricole sull'importanza di evitare i pesticidi per conservare i siti di svernamento degli impollinatori. Adesso, come chiosa Eduardo Rendon-Salinas, esperto di monarca del Wwf Messico, si spera che la nuova catalogazione nella Lista Rossa "possa trasformarsi in un'opportunità in più per proteggerle. Solo conservando e gestendo in modo sostenibile gli ecosistemi per la riproduzione, migrazione e svernamento possiamo dare un futuro a questa specie per noi così emblematica".
Sul Venerdì del 2 settembre 2022