Nella prigione di Las Vegas Elvis come Sinatra
di Giuseppe Videtti , di Giuseppe VidettiLas Vegas fu l’inizio della fine? Il cimitero dei sogni? Di sicuro la prigione dalla quale, per quasi sette anni, fino alla morte, Elvis Presley (1935-1977) non riuscì a evadere. Ma ci fu un inizio – costruito su una montagna di bugie, ma pur sempre un inizio: un frammento di vitalità testimoniato dal documentario That’s the Way It Is, registrato nel 1970, quando il Colonnello Parker, complice il padre di Elvis, Vernon, convinse il Re che Vegas avrebbe rappresentato una ripresa in grande stile all’attività concertistica, cui avrebbe fatto seguito un tour mondiale (Elvis non si sarebbe mai esibito fuori dagli Usa). Frugando su YouTube, è facile imbattersi in You’ve Lost That Lovin’ Feelin’, reliquia di quell’esordio nella città del gioco d’azzardo (tratto, appunto, dal documentario That’s the Way It Is, in cui i dietro le quinte, con improvvisate esibizioni di classici del gospel, sono pi&ugr…
Las Vegas fu l’inizio della fine? Il cimitero dei sogni? Di sicuro la prigione dalla quale, per quasi sette anni, fino alla morte, Elvis Presley (1935-1977) non riuscì a evadere. Ma ci fu un inizio – costruito su una montagna di bugie, ma pur sempre un inizio: un frammento di vitalità testimoniato dal documentario That’s the Way It Is, registrato nel 1970, quando il Colonnello Parker, complice il padre di Elvis, Vernon, convinse il Re che Vegas avrebbe rappresentato una ripresa in grande stile all’attività concertistica, cui avrebbe fatto seguito un tour mondiale (Elvis non si sarebbe mai esibito fuori dagli Usa). Frugando su YouTube, è facile imbattersi in You’ve Lost That Lovin’ Feelin’, reliquia di quell’esordio nella città del gioco d’azzardo (tratto, appunto, dal documentario That’s the Way It Is, in cui i dietro le quinte, con improvvisate esibizioni di classici del gospel, sono più interessanti delle performance sul palco sconfinato dell’International Hotel, simile a un altare sacrificale, che il Colonnello aveva preteso per il suo pupillo tradito).
All’epoca, la canzone aveva già una storia importante – incisa dai Righteous Brothers nel 1964 con la complicità di Phil Spector (primo posto in classifica nel 1965), era già stata ripresa da Cilla Black e Dionne Warwick – ma la versione di Elvis la ridefinisce completamente: note sparse di chitarra, la voce che s’insinua nel crescendo di cori (due quartetti vocali, Sweet Inspirations + Imperials) e archi, mentre gli ottoni disegnano il panorama minaccioso per i primi sintomi di una separazione. Elvis ridicolo, insaccato nella sua prima tutina bianca? Neanche un po’! Elvis è divino, dal ciuffo al sudore. La presenza, il potere che esercita sul pubblico, la sensualità prepotente… e la voce, che sfiora le altezze di Mario Lanza. Il rocker? Defunto. Il nuovo Sinatra, appena nato.
Sul Venerdì del 2 settembre 2022