Vetro, com’è fragile oggi Murano
di Antonella Barina , di Antonella BarinaMurano (Venezia). I genitori desideravano che studiasse, ma lui non ne voleva sapere: era affascinato dalle fornaci sempre accese della sua isola, da quelle masse di vetro infuocate che i maestri soffiatori di Murano modellavano con tocco veloce, creando forme straordinarie di tutti i colori. Così Lino Tagliapietra entrò a bottega a 11 anni, nel 1945, perché allora era l'unico modo per imparare il mestiere. A 13 ebbe il primo stipendio e poi su, sempre più su, nella scala gerarchica delle vetrerie veneziane: garzonetto, garzone, serventino, servente... Dieci ore al giorno davanti al fuoco, sei giorni a settimana, in un'officina rovente e tossica (i forni andavano a legna e a nafta), per esercitarsi in quelle tecniche dai nomi fiabeschi che si tramandavano di padre in figlio da secoli, avventurina, millefiori, zanfirico, foglia d'oro... Fino al prestigioso ruolo di maestro vetraio, colui che sovraintende alle magiche alchimie che hanno reso Muran…
Murano (Venezia). I genitori desideravano che studiasse, ma lui non ne voleva sapere: era affascinato dalle fornaci sempre accese della sua isola, da quelle masse di vetro infuocate che i maestri soffiatori di Murano modellavano con tocco veloce, creando forme straordinarie di tutti i colori. Così Lino Tagliapietra entrò a bottega a 11 anni, nel 1945, perché allora era l'unico modo per imparare il mestiere. A 13 ebbe il primo stipendio e poi su, sempre più su, nella scala gerarchica delle vetrerie veneziane: garzonetto, garzone, serventino, servente... Dieci ore al giorno davanti al fuoco, sei giorni a settimana, in un'officina rovente e tossica (i forni andavano a legna e a nafta), per esercitarsi in quelle tecniche dai nomi fiabeschi che si tramandavano di padre in figlio da secoli, avventurina, millefiori, zanfirico, foglia d'oro... Fino al prestigioso ruolo di maestro vetraio, colui che sovraintende alle magiche alchimie che hanno reso Murano celebre nel mondo. E che in questo 2022, dichiarato dall'Onu Anno internazionale del vetro, si celebrano in The Italian Glass Weeks dal 10 al 25 settembre: due settimane dedicate a un'arte in cui l'Italia eccelle, il vetro artistico di Venezia, sì, ma anche quello industriale di Milano, con cui si costruiscono perfino le pareti dei grattacieli di New York.
Sognando l'america
Lino Tagliapietra è diventato uno dei più grandi maestri vetrai del '900, di quelli che suscitano emozioni forti per tecnica e creatività. E oggi, a 89 anni? "Ho ancora la testa piena di idee", sorride circondato dalle sue opere, forme e iridi che paiono fuochi d'artificio. "Ma il corpo non mi regge più. Perciò l'11 maggio scorso ho dato ufficialmente addio al mestiere". Non a caso lo ha fatto in America, nel Museo del vetro di Corning, 50 mila opere nello Stato di New York. Perché nella Murano tradizionalista e chiusa, dove si entrava a bottega da bambini per uscirne veterani e ogni fornace custodiva gelosamente le proprie tecniche (guai a svelarle alla concorrenza), Tagliapietra è stato uno dei rarissimi maestri vetrai a sfondare i confini insulari per andare a lavorare e a insegnare all'estero: negli States innanzitutto, ma anche in Francia, Germania, Svezia, Ungheria, Giappone. Un apripista. Precursore della nuova breccia aperta da quando si è intuito che solo l'innovazione e l'osmosi, soprattutto con i centri del vetro negli States, possono salvare l'industria muranese da tempo in difficoltà. In una crisi che ha appena ricevuto l'ultimo colpo dall'aumento vertiginoso del prezzo del gas, svettato dai 20 centesimi al metro cubo del settembre 2021 all'euro e 40 del marzo scorso, un momento di picco. Murano consuma 10-12 milioni di metri cubi di gas all'anno, perché le fornaci devono rimanere accese giorno e notte per mantenere la temperatura di fusione della pasta vetrosa, intorno ai 1300 gradi. E bollette da cinquemila euro al mese sono svettate a 35 mila: cifre proibitive. Che finora lo Stato ha sostenuto con sostanziosi ristori. Ma in futuro che accadrà?
Non solo guerra
Sono vent'anni ormai che il vetro di Murano è particolarmente fragile: da quando manufatti eccelsi, contesi per secoli dall'aristocrazia di tutt'Europa, sono stati travolti dalla concorrenza a basso prezzo della paccottiglia cinese e della vicina terraferma, dove produrre qualsiasi cosa costa meno che su un'isola. A cui si è aggiunta una raffica di batoste: il crac finanziario del 2008, che ha devastato l'importante mercato americano; l'acqua alta del 2019, che ha danneggiato il commercio lagunare; il Covid, che ha sconvolto l'economia globale; la guerra che ha fermato gli acquirenti russi. Così alcune aziende hanno chiuso, altre si sono ridimensionate e gli addetti sono diminuiti quasi del 40 per cento. Mentre chi è sopravvissuto (una cinquantina di fornaci) non produce più oggetti d'uso quotidiano fatti in serie, ma vetri d'alto pregio su commissione. Per artisti, designer, architetti, soprattutto stranieri (gli stessi cinesi che riempiono Venezia di ciarpame, importano vetri di qualità).
Certo, splendori e ombre si sono sempre alternati nella storia di Murano. Fu ostica anche la competizione del cristallo di Boemia, che il dominio austriaco su Venezia amplificò... Ma magia e prestigio dell'isola non hanno mai smesso di attrarre estimatori. Perfino Dale Chihuly, oggi uno dei più grandi artisti del vetro, ha aperto all'altro capo del mondo (nella sua Seattle) una scuola prestigiosa solo dopo un apprendistato di tre anni alla Venini di Murano. E a insegnare chi ha chiamato? Lino Tagliapietra, il maestro pioniere.
Una nuova generazione
Insomma, Murano è fragile come il vetro, ma il vetro è Murano. Anche se il futuro sta nell'aprire i confini dell'isola, accogliendo forze nuove che vengono da lontano. Non più solo giovani nati in laguna e svezzati a bottega. Non più solo uomini, relegando le donne in ruoli minori. Roberto Beltrami è nato a Brescia 31 anni fa ed è approdato a Murano addirittura da Boston, dove studiava Fisica teorica all'Università. Oggi è tra i più giovani maestri vetrai dell'isola e racconta: "Fin da bambino costruivo di tutto, sperimentando ogni tipo di materiale. Poi ho visto una mostra di Dale Chihuly e il vetro mi ha folgorato. Non potevo che venire a Murano, affidarmi a grandi maestri, lavorare per anni davanti a un forno. Soffiare il vetro è come giocare a tennis: non basta saper impugnare la racchetta, devi anche passare ore e ore in campo. Infine, nel 2017, ho aperto la mia fornace". Si chiama Wave Murano Glass: punta al mercato internazionale producendo componenti d'arredo.
Come è stato accolto da un'isola così tradizionalista e impermeabile? "Con molta diffidenza". Aver studiato Fisica è d'aiuto? "Molto. La scienza consente di aprire nuove strade, anziché ripetere all'ifinito quel che si è fatto da sempre". Da Beltrami lavorano apprendisti di tutto il mondo, tra cui una studentessa americana di Ingegneria aerospaziale, che lo ha aiutato a perfezionare un forno che risparmia quasi il 40 per cento di energia riutilizzando i gas esausti. Perché oggi il vetro è anche donna. "Avevo 6 anni quando, in gita a Murano, ho deciso che da grande avrei soffiato il vetro. Non ho più cambiato idea", racconta Chiara Taiarol, di mamma texana e papà veneto, che ha debuttato nel vetro in Australia, per poi continuare a New York, Indianapolis, Seattle. Tutti le parlavano della maestria inimitabile di Murano, così Chiara si è trasferita qui e ha aperto la prima fornace di sole donne: El Cocal, si chiama, che in veneziano significa Il gabbiano. Come a dire: se un tempo soffiare il vetro era concesso ai soli uomini, qui si vola più alte, più libere. Con l'amica Mariana, musicista, produce strumenti musicali in vetro. Ma qualche mese fa è stata costretta a chiudere, per una bolletta del gas di 52 mila euro. Ora si vedrà. "Ho molti amici in America", conclude Chiara. "Vorrei allertarli a soccorrere le leggendarie fornaci muranesi in difficoltà. Lanciare un movimento simile a Save Venice che, anziché proteggere il patrimonio culturale veneziano, protegga quello dell'isola. Che ne dice di Save Murano?".
(Sul Venerdì del 2 settembre 2022)