✕

Il muflone del Giglio ha ricevuto lo sfratto

Muflone del Giglio (Amy Bond) 
Introdotto 70 anni fa dalla Sardegna, è considerato oggi una specie invasiva. Da eradicare. Intanto però si scopre che il suo Dna è unico. E andrebbe tutelato...
3 minuti di lettura

Sull'isola del Giglio pascola la popolazione di mufloni europei (Ovis aries musimon) più chiacchierata d'Italia. È finita sui giornali e in televisione, ne parlano zoologi, genetisti, botanici e animalisti. A scatenare la bagarre è il progetto europeo Life Letsgo Giglio, che vuole eliminarli dall'isola per proteggere la biodiversità locale: il progetto, finanziato con un milione e seicentomila euro, prevede pure l'eradicazione di due tartarughe nordamericane Trachemys scripta e il controllo del coniglio selvatico Oryctolagus cuniculus e del fico degli ottentotti, pianta del genere Carpobrotus). Al Giglio, il muflone è infatti considerato una specie aliena: è stato introdotto a metà degli anni Cinquanta per salvaguardarlo dall'estinzione che rischiava in Sardegna e Corsica, suoi territori d'origine (in verità, il muflone viene dall'Asia, ma nelle due isole del Mediterraneo è arrivato da cos&igrav…

Sull'isola del Giglio pascola la popolazione di mufloni europei (Ovis aries musimon) più chiacchierata d'Italia. È finita sui giornali e in televisione, ne parlano zoologi, genetisti, botanici e animalisti. A scatenare la bagarre è il progetto europeo Life Letsgo Giglio, che vuole eliminarli dall'isola per proteggere la biodiversità locale: il progetto, finanziato con un milione e seicentomila euro, prevede pure l'eradicazione di due tartarughe nordamericane Trachemys scripta e il controllo del coniglio selvatico Oryctolagus cuniculus e del fico degli ottentotti, pianta del genere Carpobrotus). Al Giglio, il muflone è infatti considerato una specie aliena: è stato introdotto a metà degli anni Cinquanta per salvaguardarlo dall'estinzione che rischiava in Sardegna e Corsica, suoi territori d'origine (in verità, il muflone viene dall'Asia, ma nelle due isole del Mediterraneo è arrivato da così tanto tempo, nel settimo millennio a.C., che tecnicamente sono "casa sua"). Alieno e quindi una potenziale minaccia per flora e fauna del territorio (è nel database delle specie invasive dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, anche se in Europa per ora è risultato invasivo solo alle Canarie), nonostante nessuno abbia mai studiato il suo impatto sull'ecosistema gigliese. E senza studi ecologici, dicono gli scienziati che si oppongono al progetto, non è possibile capire se e quanti danni il muflone stia arrecando.

Coniglio selvatico (Alamy / Ipa) 

In seguito alle polemiche e alla forte opposizione di molti isolani e amatori del Giglio, il Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano, coordinatore del progetto (cui partecipa l'università di Firenze) ha sottoscritto con Wwf e Lav un accordo per sospendere gli abbattimenti. Si prosegue con le catture (il protocollo di eradicazione originale, in verità, prevedeva un mix di catture e abbattimenti) sperando di riuscire a prendere la quarantina di mufloni rimasti sull'isola entro la fine del 2023 e non dover più uccidere animali.

Fazioni opposte

Ma nella vicenda c'è un nuovo colpo di scena, la pubblicazione di uno studio sulla rivista scientifica Diversity. "Abbiamo scoperto che i mufloni del Giglio hanno caratteri genetici unici che sono andati persi nelle popolazioni della Sardegna e della Corsica, isola dove sopravvivono le popolazioni più antiche di mufloni tirrenici" dice Marco Masseti della Commissione per la sopravvivenza delle specie della Iucn, autore dell'articolo assieme a colleghi delle Università di Sassari, Siena e della Cattolica del Sacro Cuore (Piacenza). "Questo perché quella parte della popolazione sarda da cui furono prelevati gli individui trasferiti al Giglio non esiste più, quasi estinta nel secondo dopoguerra soprattutto a causa del bracconaggio. Ai fini della conservazione è quindi importantissimo proteggere il nucleo genetico gigliese, ormai assente nel suo ambiente originario. In futuro si potrebbe infatti utilizzare come bacino di prelievo per ricostituire la variabilità genetica originaria delle popolazioni sarda e corsa. Ecco perché bisogna trovare il modo di riorganizzare la permanenza degli animali sull'isola, magari ripristinando vecchi recinti. L'importante è gestire la risorsa, non azzerarla".

Da sinistra, il presidente del Parco, Giampiero Sammuri e Marco Masseti dell’Iucn 

Il presidente del Parco nazionale Arcipelago Toscano Giampiero Sammuri non ha nulla da obiettare, purché lo si faccia da un'altra parte. "Dall'inizio del progetto sono stati abbattuti 9 mufloni e catturati 43, questi ultimi trasferiti in centri di recupero della fauna selvatica, riserve e oasi Wwf" dice "per ora i maschi sono separati dalle femmine e nessuno è stato sterilizzato, anche se questa era una prescrizione dell'Ispra (che ha contribuito alla stesura del protocollo di eradicazione, ndr), perciò il loro patrimonio genetico è "salvo". Se, alla luce del nuovo studio, l'Ispra riterrà che si debba salvaguardarlo si troverà il modo di farlo, ma non al Giglio. Dobbiamo proteggere la biodiversità dell'isola, come previsto dalla Direttiva Habitat della Commissione europea, e questo significa eliminare specie aliene e invasive come il muflone".

I danni degli alieni

È chiaro che attorno ai mufloni si scontrano due modi di intendere la conservazione, anche all'interno della stessa Iucn: Sammuri ci ha mostrato una lettera inviatagli da Jon Paul Rodríguez, presidente della Commissione per la sopravvivenza delle specie, che appoggia il progetto. Diversa è la posizione di Masseti: "Il Mediterraneo è un ambiente in cui l'uomo ha lasciato una traccia profondissima sin dal Neolitico, quando ha iniziato a spostare piante, animali, rocce. Ciò che vediamo oggi è il risultato di una stratificazione multimillenaria di attività umane e la maggior parte degli elementi naturali oggi presenti è frutto di una manipolazione". Mufloni gigliesi compresi.

La tartaruga Trachemys scripta (Alamy / Ipa) 

Certo, questo ha comportato anche disastrose conseguenze: le specie aliene sono tra le principali minacce alla biodiversità e la prima causa di estinzione sulle isole (dal 1500, l'86 per cento delle estinzioni isolane è avvenuto per "mano aliena", dice uno studio su Biology Letters). E anche se non ci sono dati sul Giglio, il muflone non gode di buona fama. Un articolo su Global Change Biology ha classificato gli ungulati come gli alieni più invasivi: al primo posto c'è proprio lui (da studi condotti alle Canarie e alle Hawaii), seguito dal dromedario e da un cervo asiatico, mentre il tanto denigrato cinghiale è solo al venticinquesimo posto. Comunque la si pensi, i mufloni sembrano destinati a lasciare l'isola. Ma hanno una "assicurazione sulla vita", il loro Dna.

Sul Venerdì del 9 settembre 2022