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Tullio Pericoli rilegge Kafka. Ad arte

(© Tullio Pericoli) 
Il maestro italiano illustra "Un digiunatore", uno dei più enigmatici racconti dello scrittore
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È il meridiano dell’immaginazione. Quello che segna l’ora in cui la letteratura si fa vedere, si mostra. Operazione ardua assai – e altrettanto rara: implica infatti una torsione (dello sguardo e della mano) che, come in una liturgia magica, è capace di spostare più in là la soglia del visibile. L’officiante di questo rito è Tullio Pericoli: nel nuovo libro pubblicato da Adelphi l’artista parte da un racconto di Kafka – l’aveva già fatto, felicemente, con La casa ideale di Robert Louis Stevenson – e non uno qualsiasi, ma forse il più enigmatico e celebre, Un digiunatore, fra le poche pagine non destinate alle fiamme nelle volontà del suo autore (tradite – tradimento di cui l’umanità tutta deve esser grata). Pericoli prende questo racconto, si diceva, e lo riscrive disegnandolo: così impregna di forma la parola, riesce a dargli un’anima visibile, compi…

È il meridiano dell’immaginazione. Quello che segna l’ora in cui la letteratura si fa vedere, si mostra. Operazione ardua assai – e altrettanto rara: implica infatti una torsione (dello sguardo e della mano) che, come in una liturgia magica, è capace di spostare più in là la soglia del visibile. L’officiante di questo rito è Tullio Pericoli: nel nuovo libro pubblicato da Adelphi l’artista parte da un racconto di Kafka – l’aveva già fatto, felicemente, con La casa ideale di Robert Louis Stevenson – e non uno qualsiasi, ma forse il più enigmatico e celebre, Un digiunatore, fra le poche pagine non destinate alle fiamme nelle volontà del suo autore (tradite – tradimento di cui l’umanità tutta deve esser grata). Pericoli prende questo racconto, si diceva, e lo riscrive disegnandolo: così impregna di forma la parola, riesce a dargli un’anima visibile, compie un esercizio di poetica visuale strofinando l’immaginazione – e al risultato va tributato un entusiasmo senza protezione.

La copertina di Un digiunatore di Franz Kafka illustrato da Tullio Pericoli (Adelphi) 

E poiché l’autore disegna affinché il vero non sia più vero (che poi è ciò che fa la letteratura), eccolo inseguire un sogno, quello enunciato a parole nell’esergo: dar corpo alla fantasticheria vagheggiata nella quale Kafka e Alberto Giacometti si incontrano. Difatti è quest’ultimo a fornire a Pericoli la foggia e le fattezze del racconto di Kafka e del suo protagonista: la tessitura della sua figura ha la grana filiforme e scheletrica delle sculture giacomettiane. Ed è qui che si compie quella sorta di miracolo di cui è capace Pericoli: dare sostanza a ciò che non la ha, farti percepire la porosità di un materiale senza la necessità di toccarlo, alimentare l’innata propensione allo stupore. E quel racconto che è sempre stato in bianco e nero diventa colorato: ecco i colori dare solidità alle cose, mentre il digiunatore e le sbarre della sua gabbia rimangono d’uno spessore pieno di buio. Così l’armatura delle parole di Kafka si schiude, grazie a quel vigore espressivo che dà voce ai segreti. E che Pericoli, magnificamente, ci mostra.

Sul Venerdì del 9 settembre 2022