Se non hanno vino buono che bevano vermouth
di Tommaso Melilli , di Tommaso MelilliNei primi anni del 1700, la guerra di successione spagnola che seguì alla morte di Carlo II provocò vari problemi alla circolazione dei prodotti commerciali in Europa. Uno di questi riguardava il vino, che per l’élite europea dell’epoca era in larga parte proveniente dalla Francia. Il principale Paese consumatore di vino era l’Inghilterra, che però era nello schieramento opposto alla Francia, e quindi era comprensibilmente riluttante all’idea di comprarlo dal nemico.
Del resto, vediamo ancora oggi le tracce della cultura inglese nel secolare commercio del vino, per esempio nella taglia delle bottiglie. Le nostre bottiglie sono da 75cl, un formato bizzarro per un continente che da secoli calcola le quantità dei liquidi in litri. 75cl corrispondono a un sesto di un gallone, che era ed è la misura inglese: un gallone ovviamente corrisponde a una cassa da 6 bottiglie.
Molti altri Paesi europei producevano vino, ma non era…
Nei primi anni del 1700, la guerra di successione spagnola che seguì alla morte di Carlo II provocò vari problemi alla circolazione dei prodotti commerciali in Europa. Uno di questi riguardava il vino, che per l’élite europea dell’epoca era in larga parte proveniente dalla Francia. Il principale Paese consumatore di vino era l’Inghilterra, che però era nello schieramento opposto alla Francia, e quindi era comprensibilmente riluttante all’idea di comprarlo dal nemico.
Del resto, vediamo ancora oggi le tracce della cultura inglese nel secolare commercio del vino, per esempio nella taglia delle bottiglie. Le nostre bottiglie sono da 75cl, un formato bizzarro per un continente che da secoli calcola le quantità dei liquidi in litri. 75cl corrispondono a un sesto di un gallone, che era ed è la misura inglese: un gallone ovviamente corrisponde a una cassa da 6 bottiglie.
Molti altri Paesi europei producevano vino, ma non erano affatto in grado di esportarlo e imbottigliarlo proponendo un prodotto di qualità. In quegli anni l’Inghilterra scoprì i vini liquorosi portoghesi, e quindi il Porto, che contenendo più zucchero si conservavano e trasportavano più facilmente.
Questo periodo di disruption portò a varie invenzioni in tutta Europa, per supplire alla mancanza di vino francese: una di queste fu quella cosa che oggi chiamiamo vermouth, che fu messa a punto in Piemonte durante il XVIII secolo aggiungendo a vini senz’altro modesti una piccola parte di grappa e un’uguale parte di zucchero per la conservazione, e in più vari aromi e profumi per coprire i sapori discutibili del vino d’origine. Il nome della bevanda fu inventato da Antonio Benedetto Carpano a Torino, trascrivendo in italiano il nome dell’erba principale e fondamentale: l’artemisia maggiore, che in tedesco si chiama Wermut e altro non è che l’assenzio.
Vermouth. La ricetta
Ingredienti
Una bottiglia di vino bianco o rosso da 75cl
100g di zucchero bianco o di canna
100ml di grappa secca
5 rametti di artemisia secca
Spezie e aromi secchi di vostro gusto
Come pocedere
In una grande ciotola, mescolate la grappa e lo zucchero finché quest’ultimo sarà completamente sciolto. Unite poi lo zucchero
e la grappa al vino, e versatelo con un imbuto in un bottiglione o in un grosso barattolo ben pulito. Inserite poi nella bottiglia i rametti di artemisia e gli altri aromi di vostro gusto. Vale francamente la pena di sperimentare e divertirsi con varie bottiglie e diversi abbinamenti: finocchietto selvatico, lavanda, petali di rose, cannella, cardamomo, chiodi di garofano, salvia, rosmarino, timo, origano e così via. In linea di massima cercate di aggiungere non più di 10 grammi di aromi per litro di vermouth. Tappate bene e lasciate macerare al buio per 15 giorni, poi filtrate, rimettete in bottiglia e consumate entro un anno.