✕

Brasile, un voto a mano armata

Un sostenitore del presidente brasiliano in un negozio di armi. Nel 2018, anno in cui Bolsonaro fu eletto,
vennero vendute 40 mila pistole, nel 2021 108 mila. In totale sono 2,3 milioni le armi che circolano in tutto il Paese. Dado Galdieri/Bloomberg via Getty Images 
Il 2 ottobre il Paese sceglie il nuovo presidente: il leader uscente, Bolsonaro, ha liberalizzato il possesso di pistole e fucili. Ora c’è chi teme che i suoi sostenitori possano usarli importando dagli Usa il modello Capitol Hill. Inchiesta
3 minuti di lettura

San Paolo. "Con la liberalizzazione delle armi, il Brasile sta diventando il nuovo Texas". Queste parole del columnist della Folha de São Paulo Marcelo Coelho, sociologo dell'università di San Paolo, sintetizzano le sempre maggiori affinità tra il gigante latinoamericano e lo Stato simbolo del conservatorismo a stelle e strisce: dall'anti-abortismo alle mandrie di buoi, passando sempre di più dalla disinvoltura nel girare armati fino ai denti. La similitudine può apparire esagerata a chi non viva in Brasile: ma qui, fra le strade di San Paolo, come nel resto del Paese, diventa ogni giorno più evidente. Si materializza negli episodi di violenza armata raccontati dai giornali, nelle pubblicità di armi e di corsi per imparare a usarle. E, ancora di più, nella tensione crescente che accompagna la campagna elettorale mentre si avvicina la data del voto, il 2 ottobre.

Da quando Jair Bolsonaro è presidente, son…

San Paolo. "Con la liberalizzazione delle armi, il Brasile sta diventando il nuovo Texas". Queste parole del columnist della Folha de São Paulo Marcelo Coelho, sociologo dell'università di San Paolo, sintetizzano le sempre maggiori affinità tra il gigante latinoamericano e lo Stato simbolo del conservatorismo a stelle e strisce: dall'anti-abortismo alle mandrie di buoi, passando sempre di più dalla disinvoltura nel girare armati fino ai denti. La similitudine può apparire esagerata a chi non viva in Brasile: ma qui, fra le strade di San Paolo, come nel resto del Paese, diventa ogni giorno più evidente. Si materializza negli episodi di violenza armata raccontati dai giornali, nelle pubblicità di armi e di corsi per imparare a usarle. E, ancora di più, nella tensione crescente che accompagna la campagna elettorale mentre si avvicina la data del voto, il 2 ottobre.

Da quando Jair Bolsonaro è presidente, sono stati emanati più di trenta regolamenti per facilitare il possesso di armi da parte di privati cittadini, col risultato che in quattro anni ne sono state registrate oltre un milione, al ritmo di 30 mila nuove armi in circolazione ogni mese. Il timore, in vista del  voto, è che dagli Usa venga importato anche il modello Capitol Hill, ovvero una possibile contestazione violenta in caso di sconfitta del presidente uscente. A portarla avanti - ed ecco un'altra similitudine con gli Usa - potrebbero essere gruppi di sostenitori e fanatici del Bíblia, Boi e Bala (Bibbia, bue e proiettile), le tre B della versione brasiliana del nostro "Dio, Patria e Famiglia".

Elezioni in Brasile, primo confronto in tv tra Lula e Bolsonaro: volano accuse e insulti

Guai giudiziari

Per tutta la campagna elettorale, Bolsonaro ha detto chiaramente che non avrebbe accettato una eventuale sconfitta. Solo negli ultimi giorni ha (ufficialmente) abbandonato il proposito, ma comunque non ha mancato di precisare - quasi a voler tenere in preallarme i suoi fedelissimi - di aver paura di essere arrestato all'indomani delle elezioni. Sulla testa del presidente effettivamente pendono diversi guai giudiziari: dai nove capi d'imputazione collegati alla gestione della pandemia ai fascicoli per corruzione, divulgazione di fake news, assunzioni fantasma nel suo staff.

"Nell'immaginario bolsonarista, militari e civili possono unirsi per conquistare il potere con i proiettili", scriveva a giugno il settimanale brasiliano Istoé, anticipando di poche settimane un episodio che ha sconvolto la campagna elettorale: l'omicidio, a colpi di pistola sparati da un sostenitore di Bolsonaro, di Marcelo Arruda, leader sindacale e militante del PT, il partito di Lula, per il quale era stato candidato a vicesindaco nello Stato del Paranà.

Un negozio di armi a San Paolo. Accanto,il giornalista britannico Dom Phillips ucciso in Amazzonia a giugno. getty images 

Il 170 per cento in più

L'articolo riportava una serie di dati che non lasciano spazio a dubbi. Dalle elezioni presidenziali del 2018, la categoria CAC (cacciatori, collezionisti e tiratori sportivi) ha quadruplicato le licenze annue, salendo a 800 mila armi totali registrate a fine 2021, più o meno le stesse oggi in possesso di privati cittadini e servitori civili. Il totale fa 2,3 milioni di armi in circolazione in tutto il Brasile, con il boom più significativo per le pistole, le cui vendite sotto Bolsonaro sono aumentate del 170 per cento: 108.000 nel solo 2021, contro le 40.000 nel 2018.

Ma il governo non si è limitato a semplificare i requisiti per l'acquisto: ha aumentato la quantità di armi e munizioni che un cittadino può comprare; reso più difficile identificare e rintracciare i proiettili; e soprattutto consentito la vendita di armi precedentemente in dotazione esclusiva alle forze di pubblica sicurezza, che sono fino a quattro volte più potenti di quelle consentite per uso privato. Per fare un esempio, oggi un singolo tiratore sportivo, secondo quanto affermato a Istoé dall'avvocato Bruno Langiane, dell'istituto Sou da Paz, "può comprare fino a settanta armi e 180 mila munizioni all'anno. E può anche girare per strada con l'arma carica".

Il 76enne ex presidente brasiliano in campagna elettorale: condannato per corruzione e poi prosciolto è in testa in tutti i sondaggi. getty images 

Ma sono davvero solo alcuni sostenitori di Bolsonaro a mettere "sotto attacco la democrazia", come ha scritto ancora la Folha in vista del voto? Alcuni dati lo lascerebbero intendere. Nei 16 Stati dove Bolsonaro ha vinto nel 2018, in particolare quelli del Sud a maggioranza bianca, le licenze sono aumentate del 320 per cento ed è lì che è stato acquistato l'80 per cento delle nuove armi in questo quadriennio, contro il 20 per cento negli Stati a trazione progressista. I sostenitori di Lula sarebbero spesso vittime di questa tensione, come dimostrano l'episodio già citato ma anche le aggressioni ad attivisti e ambientalisti impegnati a denunciare il disboscamento dell'Amazzonia: nel 2021 ci sono stati 34 omicidi nelle zone rurali (+75 per cento rispetto al 2020), ai quali va aggiunto il caso del giornalista inglese Dom Phillips, assassinato lo scorso giugno insieme alla sua guida Bruno Araújo Pereira mentre stava indagando sulle attività illecite nell'area.

Attivisti e donne nel mirino

A pagare sulla propria pelle questa escalation di armamenti sono anche le donne: in attesa di dati più recenti, l'Atlante della violenza sulle donne 2020 fa notare che dal 2014 al 2018, quando la crescita delle armi registrate da parte di privati cittadini era stata solo del 23,4 per cento, gli omicidi di donne con arma da fuoco e all'interno delle mura domestiche aumentarono del 19,5 per cento. Si teme che i prossimi dati saranno ben peggiori. Nella faccenda si è inserito anche uno dei figli del presidente, Eduardo, che alcuni mesi fa ha lanciato una piattaforma online di corsi per chi vuole comprare e usare un'arma: dalle dritte su come ottenere rapidamente la licenza ai tutorial su come utilizzare al meglio le pistole, e persino su come nasconderle quando le si porta a spasso per non dare nell'occhio. La guida definitiva per il possesso di armi ha una quota di iscrizione di 400 reais (circa 80 euro) ed ha già fruttato ad Eduardo Bolsonaro l'equivalente di 120 mila euro, secondo quanto da lui stesso dichiarato.

Lula  da parte sua non parla. Quello della sicurezza in Brasile è un argomento delicato e il candidato di sinistra ha deciso di puntare la sua campagna sui temi sociali come il lavoro e la povertà, evitando di esporsi sul tema armi. Ma che la questione sia caldissima lo dimostra la decisione del  Tribunal Superior Eleitoral (TSE), l'organo che governa il voto, di sospendere il porto d'armi per tutti (ad eccezione degli agenti in servizio) nel raggio di 100 metri dai seggi elettorali, a partire da 48 ore prima dell'apertura delle urne e fino all'indomani.