Ius soli: come si affossa il buon senso
di Francesco Bei , di Francesco BeiLa battaglia per arrivare a una nuova legge sulla cittadinanza è lo specchio fedele di tutti i mali della politica italiana. C'è l'arretratezza culturale della destra, la demagogia di chi parla di "sostituzione etnica", l'eterna cantilena benaltrista di Lega, FdI e Forza Italia, per i quali "i problemi veri non sono questi". E purtroppo c'è anche tutta l'ignavia, la prudenza, il tatticismo esasperato e, alla fine, la paura della sinistra, mai davvero pronta a combattere fino in fondo per portare a casa il risultato. La conclusione negativa, anche in questa legislatura, lascia l'amaro in bocca e provoca rabbia e delusione in tutti quelli che avevano sperato che fosse la volta buona. Anche se, di compromesso in compromesso, del progetto iniziale di ius soli temperato era rimasta poca cosa: lo ius culturae, "il minimo sindacale", come dice oggi Laura Boldrini, una delle paladine della riforma.
La battaglia per arrivare a una nuova legge sulla cittadinanza è lo specchio fedele di tutti i mali della politica italiana. C'è l'arretratezza culturale della destra, la demagogia di chi parla di "sostituzione etnica", l'eterna cantilena benaltrista di Lega, FdI e Forza Italia, per i quali "i problemi veri non sono questi". E purtroppo c'è anche tutta l'ignavia, la prudenza, il tatticismo esasperato e, alla fine, la paura della sinistra, mai davvero pronta a combattere fino in fondo per portare a casa il risultato. La conclusione negativa, anche in questa legislatura, lascia l'amaro in bocca e provoca rabbia e delusione in tutti quelli che avevano sperato che fosse la volta buona. Anche se, di compromesso in compromesso, del progetto iniziale di ius soli temperato era rimasta poca cosa: lo ius culturae, "il minimo sindacale", come dice oggi Laura Boldrini, una delle paladine della riforma.
Un principio talmente poco di sinistra e, davvero, solo di buon senso, che persino Giorgia Meloni, nel 2014 l'aveva sostenuto in contrapposizione allo ius soli: "No allo ius soli, sì allo ius culturae" scrisse la leader di FdI in un celebre tweet, "per chi è fieramente italiano dopo aver finito la scuola dell'obbligo". Un principio così poco di sinistra e solo di civile decenza che anche Gianfranco Fini, due anni prima, l'aveva definito addirittura "una priorità", perché "è giusto concedere la cittadinanza ai ragazzi stranieri che sono nati in Italia, o che ci sono arrivati quando erano piccolissimi, a patto che frequentino un ciclo di studi scolastico e risiedano stabilmente in Italia".
E invece niente: la destra ancora ferocemente contraria, con emendamenti sadici (by Lega e FdI) che vincolavano la concessione della cittadinanza non solo al compimento di un ciclo scolastico ma anche alla conoscenza di sagre di paese, santi patroni, media del 9 e via boicottando. Chiudendo così violentemente la porta in faccia a 900 mila bambini figli di stranieri, ragazze e ragazzi che, al compimento dei 18 anni, resteranno cittadini di serie B.
A raccontare i retroscena dell'ultimo miglio è Giuseppe Brescia, Cinque stelle, il presidente della Commissione affari costituzionali della Camera: "Sapevamo che la destra era contraria allo ius soli temperato e abbiamo provato a costruire le condizioni per allargare la maggioranza anche a Forza Italia, grazie all'aggancio di Renata Polverini, da sempre favorevole. Quando si trattò di unificare diverse proposte di legge, come relatore chiamai Polverini e le dissi: cerco di scrivere un testo equilibrato che ricalchi il tuo, così sarà più facile superare le obiezioni del tuo schieramento".
Il piano sembrò funzionare, tanto che Polverini convinse i suoi compagni di partito e Forza Italia approvò il testo Brescia in commissione insieme a Pd e Cinque stelle. Poi il clima nella maggioranza si guastò e i falchi forzisti, per trovare l'accordo elettorale con Salvini e Meloni, sconfessarono il lavoro di Polverini. "Se la legislatura non si fosse interrotta bruscamente" sospira Brescia (che non è stato ricandidato per la regola dei due mandati), "sono convinto che saremmo potuti arrivare a fine percorso, almeno alla Camera. Poi certo ci sarebbe stato l'ostacolo del Senato, con i vari Gasparri, ma stavamo ragionando su alcuni emendamenti per andare ancora più incontro alle esigenze di Forza Italia per blindare il testo a palazzo Madama. Con un po' di fortuna potevamo portare la legge a casa". Invece nulla di fatto, nonostante ancora a luglio Enrico Letta dichiarasse il suo ottimismo senza prevedere lo sgambetto di Conte a Draghi: "Questa legislatura non terminerà prima che abbiamo approvato lo ius scholae".
Laura Boldrini, che insieme ad altri (pochi) coraggiosi parlamentari di buona volontà come Riccardo Magi di +Europa, Matteo Orfini e Matteo Mauri del Pd, si è battuta per arrivare a una risposta positiva, quasi si scusa per l'ennesimo fallimento: "Abbiamo fatto il possibile, abbiamo ridotto la legge a un testo adatto a trovare una convergenza. Ma la verità vera è che la destra, sui diritti, non ha alcun interesse a entrare nel merito, c'è un rifiuto a trovare soluzioni ragionevoli. Parliamo di cittadinanza, ma la stessa logica brutale l'hanno fatta valere sul suicidio assistito, sull'omotransfobia, sulla cannabis". Per l'ex presidente della Camera, la conclusione è che "in Italia non c'è più il centrodestra, ma solo l'ultradestra. L'area moderata e liberale non c'è più". Oddio, non è che l'altra volta, ammesso che il centrodestra "moderato e liberale" sia mai esistito, l'esito sia stato diverso.
Anche per colpa della solita timidezza della sinistra. Se lo ricorda bene Luigi Manconi, allora senatore del Pd, che arrivò persino allo sciopero della fame pur di vedere approvato lo ius soli temperato. Eravamo alla vigilia di Natale del 2017 e al governo c'era Paolo Gentiloni, con una maggioranza che partiva dal Pd e abbracciava i centristi di Angelino Alfano. "La battaglia in verità non fu nemmeno combattuta" rammenta Manconi, "perché il Pd ritenne di non rischiare la bocciatura in aula e fece mancare il numero legale. Una scelta che portò anche a una certa frizione, diciamo così, tra me e l'allora capogruppo Luigi Zanda. Insomma, ci si fasciò la testa prima di essersela rotta". Il clima a favore dei diritti, fuori dal Parlamento, non era certo favorevole. Alle prese con una difficile gestione dell'emergenza umanitaria sulla rotta mediterranea, con la Lega all'attacco contro "l'invasione di clandestini" e anche il M5S scatenato contro le ong "taxi del mare", il Pd e il governo temettero di trovarsi contro vento a pochi mesi dal voto. "Andai a elemosinare il consenso di tutti i capicorrente del Pd, rimanendo spesso deluso. Furono davvero pochi quelli che si schierarono con determinazione. Temevano la sconfitta, mi spiegarono che volevano evitare contraccolpi elettorali, che poi naturalmente ci furono lo stesso".
Che il Pd cincischiasse, riempiendo canestri di parole vuote, era del resto sotto gli occhi di tutti. Basti dire che, una volta approvato alla Camera, passarono 14 mesi prima che il testo venisse calendarizzato al Senato (contro una media di un paio di mesi al massimo per la navetta parlamentare). Non proprio uno sprint, insomma. "Il provvedimento" prosegue Manconi, "arrivò esausto, devitalizzato, in clima ormai da fine legislatura". La fine è nota. Eppure. Eppure, nonostante la delusione e la temuta maggioranza di destra-destra in arrivo, gli attivisti non mollano. Sono decine le associazioni della società civile che si battono per una nuova legge sulla cittadinanza ai minori figli di immigrati. SiMohamed Kaabour è presidente del Coordinamento nazionale nuove generazioni italiane, il Conngi, la rete che dalle Alpi alla Sicilia spinge per lo ius soli. "Vince la destra? Io non voglio gettare la spugna, non voglio precludermi alcuna possibilità. Spero che anche con un governo di centrodestra ci sia spazio per una presa di coscienza. Interloquiremo con i nuovi governanti, continueremo con la nostra attività di advocacy, perché l'errore peggiore che possiamo fare è quello di politicizzare questa battaglia. Usciamo dallo schema destra o sinistra, proviamo a far capire che si tratta di una proposta civile e necessaria". Auguri.
Sul Venerdì del 16 settembre 2022