Nel suo ultimo romanzo Termination Shock Neal Stephenson racconta di un futuro vicino in cui gli umani devono andare in giro con tute termiche che impediscono ai raggi solari di friggerli, come nel remake di Dune, e trasformano il loro sudore in una sempre piu? preziosa acqua. Cosi?, con l'intervista ancora fresca in mente, mi ha colpito il fatto che Bloomberg desse notizia del fatto che in Giappone vadano gia? fortissimo giacche con ventilatori incorporati per fronteggiare le crescenti ondate di caldo. Da tempo le usavano solo i lavoratori delle imprese edili mentre oggi, a quanto pare, non solo loro. Il mercato di questo abbigliamento apocalittico, calcola la rivista di settore The Sen-I-News, e? infatti quadruplicato negli ultimi cinque anni raggiungendo, solo in quel paese, quota 120 milioni di dollari. E adesso la scommessa e? realizzare capi che non facciano subito pensare a un cantiere.
Finito di leggere l'istruttivo articoletto di come il mondo vada voluttuosamente incontro al suo destino climatico e non trovi di meglio che adattarsi cambiando giacchetta mi sono imbattuto, sullo stesso giornale, in una notizia su come a Freetown, in Sierra Leone, abbiano istituto il primo assessore al caldo di tutta l'Africa. Anzi, assessora. Il compito di Eugenia Kargbo (nella foto), consulente della sindaca Yvonne Aki-Sawyerr (l'Africa ci da? anche lezioni sulla parita? di genere nei posti di comando), e? quello di aumentare la consapevolezza sui rischi del caldo estremo in una metropoli da 1,2 milioni di abitanti, piantare un milione di alberi, 48 giardini urbani, convincere gli operatori telefonici a mandare allerte meteorologiche e costruire "centri di raffreddamento" per fornire ombra e acqua negli slums. Qualcuno in campagna elettorale vuol prendere appunti?
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