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"Ti mangio il cuore": Al cinema con Rosa ed Elodie

Nel film in uscita l’artista romana interpreta la prima pentita della mafia garganica. Abbiamo visto il film insieme a loro due. Tra confessioni, paure, abbracci e lacrime, cronaca di uno strano pomeriggio
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ROMA. Oggi sembra una turista qualsiasi, con una figlia affettuosa a farle compagnia per le strade di Roma. Ma nel 2004 Rosa D. svelava agli inquirenti le trame sanguinose della mafia garganica, la cosiddetta "quarta mafia", di cui si sapeva poco o niente. Tecnicamente, una collaboratrice di giustizia. Una pentita, insomma. La prima. Inizia a parlare poco tempo dopo essere stata arrestata, e le sue deposizioni fanno luce sulla faida che va avanti da trent'anni tra due famiglie, i Tarantino e i Ciavarella, con un assassinio dopo l'altro, un agguato dopo l'altro, per spartirsi traffici e potere, e per sete di sangue.

La sua storia è un capitolo importante di Ti mangio il cuore, scritto dai giornalisti di Repubblica Carlo Bonini e Giuliano Foschini nel 2019 (Feltrinelli): racconta di una mafia "nuova", che obbedisce a meccanismi feroci e a codici arcaici, dove la vendetta più crudele si consuma con freddezza e la polvere da sparo si lava via…

ROMA. Oggi sembra una turista qualsiasi, con una figlia affettuosa a farle compagnia per le strade di Roma. Ma nel 2004 Rosa D. svelava agli inquirenti le trame sanguinose della mafia garganica, la cosiddetta "quarta mafia", di cui si sapeva poco o niente. Tecnicamente, una collaboratrice di giustizia. Una pentita, insomma. La prima. Inizia a parlare poco tempo dopo essere stata arrestata, e le sue deposizioni fanno luce sulla faida che va avanti da trent'anni tra due famiglie, i Tarantino e i Ciavarella, con un assassinio dopo l'altro, un agguato dopo l'altro, per spartirsi traffici e potere, e per sete di sangue.

La sua storia è un capitolo importante di Ti mangio il cuore, scritto dai giornalisti di Repubblica Carlo Bonini e Giuliano Foschini nel 2019 (Feltrinelli): racconta di una mafia "nuova", che obbedisce a meccanismi feroci e a codici arcaici, dove la vendetta più crudele si consuma con freddezza e la polvere da sparo si lava via dagli abiti con l'acquaragia. Ce ne è abbastanza anche per un film, ed eccolo infatti arrivare nei cinema il 22 settembre, con lo stesso titolo del libro ma molte varianti. Lo firma il regista Pippo Mezzapesa, mentre a interpretare la protagonista è stata chiamata Elodie, la cantante, alla sua prima prova cinematografica.

Una scena del film. Lidia Vitale (con il bambino
in braccio), Letizia Cartolaro ed Elodie. nella parte di Rosa. foto di Luigi Narici / Agf 

Rosa oggi ha 55 anni.  Nasce in una famiglia perbene, estranea ai clan, ha avuto - come si suol dire - una educazione. Ma è anche la ragazza più carina del paese, Sannicandro Garganico, e un giovane membro del clan Tarantino se ne invaghisce; segue matrimonio e, in rapida successione, vengono al mondo tre bambini. Quando il marito finisce in carcere, accade quello che in queste terre è un azzardo pericoloso e un'offesa da lavare nel sangue: nasce una relazione tra lei e un rampollo dei Ciavarella. Per di più la nuova coppia concepisce un figlio,  maschio, circostanza che fa prefigurare un futuro già chiarissimo a tutti: non appena saranno abbastanza grandi per sparare, i fratelli si massacreranno tra di loro, la strada è segnata.

Elodie era da tempo in cerca di un'occasione cinematografica, però le arrivavano solo proposte per interpretare commediole. Le ha scartate una dopo l'altra:  "Ho un lavoro che mi piace moltissimo ma emotivamente leggero, e volevo alzare il tiro". Mezzapesa da parte sua cercava una bellezza un po' selvaggia.

L'esordio d'attrice di Elodie nel film a Venezia 'Ti mangio il cuore'

Senza più protezione

Elodie Di Patrizi e Rosa D. hanno visto il "loro" film in anteprima pochi giorni fa, insieme, sedute l'una accanto all'altra in un cinema di Roma; è stato un primo incontro (forse non l'ultimo, chissà), organizzato per questo servizio del Venerdì ma anche perché desideravano conoscersi.

Rosa è in ritardo, un tassista maleducato l'ha piantata in asso a due chilometri dal cinema; Elodie invece è in anticipo, e sul divanetto del cinema freme: "Il suo giudizio è quello che temo di più. Si sentirà rispettata? Capirà che ce l'ho messa tutta per non tradirla?". Ansia a parte ("stamattina ero indecisa anche su quale vestito indossare"), donna e  coraggio sono le parole che ripete più spesso. Sarà perché anche questa giovane cantante romana non ha avuto una vita proprio facile e, prima di arrivare al successo, ha fatto i conti con tanti no e diverse battute d'arresto: "Interpretare Rosa è stato come andare in terapia psicoanalitica, ho totalmente empatizzato con questa personalità così coraggiosa e così dura, ma anche fragile, costretta a crescere in una gabbia di violenza che certo non aveva scelto, subendo un meccanismo patriarcale dal quale sembrava impossibile liberarsi. Facile dire: io al posto suo non avrei fatto certe cose... Ho provato rabbia, compassione, frustrazione. Ho immaginato che tipo di bambina possa essere stata, con poche attenzioni, affascinata dalla tv, con chissà quali sogni. E poi d'improvviso si trasforma in una donna dotata di bellezza e di potere".

Rosa tarda ancora, e con Elodie c'è il tempo di parlare di politica. Dopo essere stata la madrina dell'ultimo Pride romano, davanti alla eventualità che a guidare il prossimo governo sia, appunto, una donna, scatta: "Perché, Giorgia Meloni lo è? I temi cari alle donne non le appartengono. L'aborto, i diritti, le cose che dice sulla devianza. È incredibile, ma parla come un uomo. Una donna, una madre, dovrebbe avere attenzione per i diritti e dovrebbe capire che ci sono da sempre situazioni complesse dal punto di vista femminile. Invece si è messa dalla parte del carnefice". Tuttavia i sondaggi dicono che ha fatto breccia: "Attrae chi è schiavo di un modello familiare che si sta sgretolando".

Ed ecco finalmente arrivare Rosa, gli occhi grandi, celesti, che hanno fatto girare la testa ai boss, e con lei la figlia numero due, di 25 anni, una biondina in sneakers. Sembrano una madre e una figlia come tante, ma la loro vita è misteriosa. Per anni hanno vissuto sotto protezione, lontano dal Sud. Viene fuori, a sorpresa, che il programma di tutela è appena terminato, così come prevede la legge, e in sala ci si guarda tutti un po' sorpresi: possibile? Proprio ora che il film la riporterà sotto i riflettori? "Non ho paura" taglia corto lei, "avranno fatto le loro valutazioni", ma naturalmente non la si può fotografare in volto. Aria sicura, sorriso gentile: difficile immaginarla mentre aspetta dentro un'automobile che il suo uomo compia un altro assassinio, cosa che si vede nel film ma che è anche accaduta veramente, nella vita di prima.

Parla a lungo con Elodie, racconta che i figli sono cresciuti come lei desiderava, in pace, amandosi e sostenendosi; il più grande ora ha 28 anni; il più piccolo, 18.  "Aveva quattro mesi quando ci sono stati gli arresti. Per portarlo via dalla nonna paterna ci sono voluti quasi trenta carabinieri". La nonna accecata dall'odio, che spingeva i figli a uccidere e poi ne ripuliva meticolosamente gli abiti, per il giovane Ciavarella neanche esiste. Ha  finito le superiori e adesso è iscritto a Giurisprudenza; solo ultimamente sua madre ha cominciato a dirgli qualcosa del passato e delle sue vere origini.

Tragedia greca nel Far West

Ci siamo, è il  momento del film. Con un tratto da graphic novel, lo schermo proietta le immagini della Madonna in processione, gli innocenti uccisi per nulla e dati in pasto alle bestie, i rari momenti di tenerezza che subito sprofondano nell'orrore. L'atmosfera è da tragedia greca ma anche da selvaggio West, per via delle spianate glabre e della scelta di girare tutto in bianco e nero, cosicché gli occhi cerchiati di Elodie sono sempre più scuri mentre diventa una Rosa/Marilena orripilata dal sangue; biancheggiano in compenso le saline e gli animali (oh, ma quanti sono, vacche enormi e maiali spaventosi). Quando scorrono i titoli di coda, scorrono  anche le lacrime di Elodie. "Sei stata bravissima" le dice Rosa abbracciandola. "Davvero?". "Sì, davvero". "Avevo paura di non rendere bene quello che hai provato". "No, no, ci sei riuscita benissimo".

Al momento delle foto, è Rosa a incoraggiare l'artista, ancora un po' sottosopra. La prende per mano: su, un bel respiro, andiamo, sono io quella che dovrebbe piangere. "Ma davvero ti è piaciuto?". "Moltissimo, non era facile". Però,  tutto quel sangue, le facce sparate, i maiali... Sul serio è andata così? "Anche peggio" dice Rosa. E perché tanta commozione, Elodie? "Perché questa tragedia poteva capitare a me, a chiunque".

Il cognome meglio di no

Rosa ora cerca un lavoro stabile e chissà se pensa ancora alla sua vecchia cucina dove si programmavano gli omicidi. Che cosa la spinse, davvero, a collaborare? "I miei figli". Al tempo fece mettere a verbale queste parole: "Non volevo che crescessero in quel modo, che diventassero dei boss, che diventassero come i rispettivi padri".

È ora di andare via, di prendere il treno. Più tardi manda un messaggino: meglio non scrivere il mio cognome, se si può.

Sul Venerdì del 16 settembre 2022