Il Venerdì

Jean-Luc Godard, o l'arte della fuga

Jean-Luc Godard a Rolle in una foto di Maurizio Camagna
Jean-Luc Godard a Rolle in una foto di Maurizio Camagna 
Un incontro (volutamente) mancato con il grande regista scomparso il 13 settembre
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Se un cineasta famoso e discusso a un certo punto decide di ritirarsi in un paesino svizzero di seimila abitanti, voi che pensate? Io penso che non voglia rotti i Santissimi. Soprattutto dai giornalisti. Specie da quelli - ed era il mio caso - con cui non ha fissato un appuntamento. È questo il motivo per cui, incrociandolo sotto casa sua nel maggio di cinque anni fa, non fermai in strada Jean-Luc Godard. È per questo e per altri due motivi. Primo, perché lo vidi alquanto malmesso: fragile, ingobbito, lo sguardo sperso, il passo strascicato. Secondo, perché, mentre lo pedinavo, JLG andò a infilarsi nella farmacia del villaggio e ci rimase dentro un bel po' sussurrando cose al farmacista, che notoriamente è - insieme allo psicanalista e al medico di base - il surrogato profano del prete-confessore. Dunque: Do not disturb.

D'altronde col giornale eravamo d'accordo: non sarei andato in Svizzera per tendere agguati a Godard, ma per cercare di raccontare il posto nel quale aveva scelto di nascondersi. A Rolle, dove è morto ultranovantenne martedì scorso, JLG si era stabilito sul finire degli anni 70. La Nouvelle Vague era già modernariato. Viveva in un casupola rosa con rimessa. Me la studiai a lungo, nemmeno fosse la villetta di Cogne, cercandovi un'aura di mistero della quale era radicalmente sprovvista. Il "mistero-Godard" esalava casomai da quanto mi dissero di lui i suoi compaesani. O meglio, da quanto non me ne dissero. Non che fossi a caccia di chissà quali leaks. Ma davanti a domande inoffensive tipo: "Mi conferma che ama il tè al bergamotto?" o "Che sigari cubani preferisce?" la barista e il tabaccaio del luogo abbassarono una saracinesca di omertà, scacciandomi indignati e minacciando di andare a chiamare non ricordo più chi.

Ma che volete: ex paradiso del segreto bancario, la Svizzera resta pur sempre una repubblica fondata sulla privacy. È anche questo il suo bello. Certo, nell'evo dei Big Data la battaglia per la riservatezza è diventata impresa durissima. Nel corso di quel reportage sul Lago Lemano, il bravissimo fotografo Maurizio Camagna (che era riuscito a catturare il regista di spalle, vedi la foto in alto) mi disse: "Lo sai che Godard è stato pizzicato per strada da Google Street View?". Ma va'? Era vero. Perlustrando il paesello, l'occhio digitale aveva casualmente catturato "l'eremita di Rolle" a spasso con la compagna Anne-Marie Mieville.

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