Teatro. Ausrine Stundyte: "È colpa di mio padre se in scena mi viene naturale la ferocia"
di Gregorio Moppi , di Gregorio MoppiTormentate, misteriose, demoniache, vendicative, crudeli, ossesse, succubi. Le donne che interpreta sui palcoscenici del melodramma hanno sempre vite difficili. E a lei piace da morire entrare nei loro panni, da cantante-attrice camaleontica che i registi più controversi d'oggi - da Calixto Bieito a Barrie Kosky e Romeo Castellucci - plasmano come creta. In questo modo il soprano lituano Ausrine Stundyte porta alla luce il lato oscuro della sua personalità segnata da un'infanzia dura trascorsa a Vilnius negli anni della dissoluzione del comunismo. "Comunque in scena non faccio niente di scioccante, perché chi mai oggigiorno può restare sconcertato di fronte a scene di sesso o di nudo?", dice. "Quel che conta, per me, è avere ruoli forti in cui mettermi alla prova anche come attrice. Ragion per cui non mi trovo troppo a mio agio nell'opera italiana, dove la libertà della recitazione è frenata dalla ricerca pres…
Tormentate, misteriose, demoniache, vendicative, crudeli, ossesse, succubi. Le donne che interpreta sui palcoscenici del melodramma hanno sempre vite difficili. E a lei piace da morire entrare nei loro panni, da cantante-attrice camaleontica che i registi più controversi d'oggi - da Calixto Bieito a Barrie Kosky e Romeo Castellucci - plasmano come creta. In questo modo il soprano lituano Ausrine Stundyte porta alla luce il lato oscuro della sua personalità segnata da un'infanzia dura trascorsa a Vilnius negli anni della dissoluzione del comunismo. "Comunque in scena non faccio niente di scioccante, perché chi mai oggigiorno può restare sconcertato di fronte a scene di sesso o di nudo?", dice. "Quel che conta, per me, è avere ruoli forti in cui mettermi alla prova anche come attrice. Ragion per cui non mi trovo troppo a mio agio nell'opera italiana, dove la libertà della recitazione è frenata dalla ricerca pressante di un canto sempre bello". Dal 18 al 22 ottobre Stundyte è protagonista dell'Elektra di Richard Strauss che inaugura la stagione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Parco della Musica di Roma, diretta da Antonio Pappano; nella compagnia anche Elisabet Strid, Petra Lang, Neal Cooper, Kostas Smoriginas. Versione concertistica - senza azione, scene, costumi - per questa partitura espressionista del 1909 su testo di Hugo von Hofmannsthal radicata nel mito greco: una figlia che vuole lavare con il sangue l'assassinio del padre compiuto da madre e amante.
Signora Stundyte, qual è il suo punto di vista sull'Elektra straussiana in cui ha debuttato a Salisburgo due anni fa?
"Non quell'animalesca figura rancorosa che pare a molti. L'ho studiata con il direttore d'orchestra Franz Welser-Möst. Me l'ha dipinta come un'affascinante manipolatrice capace di cambiare aspetto e carattere a seconda di chi ha davanti pur di ottenere il suo scopo. Ma come ogni manipolatore, non è consapevole di esserlo. Né, forse, conosce le malefatte dell'idolatrato padre Agamennone, che non si è fatto scrupolo di sacrificare agli dei sua sorella Ifigenia. D'altra parte Elettra appartiene a una famiglia frantumata, al pari di tante altre nel mondo, in cui tutti i componenti fanno allo stesso tempo da vittime e da carnefici".
Personaggi così perturbanti sono il suo pane quotidiano in titoli di autori tedeschi, austriaci, russi, cechi a cavallo tra Otto e Novecento. Come mai predilige donne tanto complicate?
"Càpitano. Ma danno l'opportunità, a me che nel quotidiano sono una persona comune, di indagare le zone d'ombra della psiche".
Anche lei ne possiede?
"Dormienti. Devo averle ereditate da mio padre, dipendente di un mattatoio, che da bambina mi trattava con estrema brutalità. Perciò sospetto che sulla scena mi venga naturale una certa ferocia".
Ma non è stato suo padre a indirizzarla al canto?
"Sì. Conosceva il direttore del miglior coro lituano al quale chiese il favore di valutare la mia voce. Entrare in quel coro mi ha offerto l'occasione, allora eccezionale, di visitare tanti luoghi esteri, poiché il regime ci consentiva di varcare facilmente i confini per dimostrare all'Occidente quanto l'Urss fosse gagliarda nelle arti".
I suoi saranno stati orgogliosi...
"Però quando si profilò l'idea di far dell'opera una professione, mia madre si irrigidì. È una strada che garantisce disoccupazione sicura, diceva. Quindi, per mantenermi allo studio, trovai lavoro come manicure, poi mi iscrissi all'università per poter, eventualmente, occuparmi nel sociale. Mi sarei orientata volentieri verso la psicologia, ma gli esami di matematica previsti mi frenarono. In quel modo avrei potuto comprendere i miei travagli interiori, per rimarginare le ferite che la prepotenza paterna mi aveva lasciato. Comunque, oramai, quel passato è superato".
Con un padre del genere, le sue relazioni con il mondo maschile ne avranno risentito.
"In realtà, grazie al mio carattere mascolino, capisco più gli uomini che le donne. Mi piace come vanno dritti al sodo d'ogni questione, privi di quella diplomazia tortuosa che è pratica specificamente femminile".
Della Lituania sovietica che ricordi ha?
"Come tutti, ero stata programmata dall'ideologia di Stato per credere che quello fosse il migliore dei mondi possibili. Rammento però l'effetto strano che mi procurava festeggiare il Natale con le tende chiuse perché non ci spiassero dalle finestre".
L'avvento di Gorbaciov come cambiò la situazione?
"In quel sistema totalitario cominciarono a formarsi crepe sempre più ampie. A scuola, un giorno, ci diedero da portare a casa la bandiera gialla-verde-rossa, quella della Lituania indipendente. La mostrai a mia nonna, e nei suoi occhi comparve il terrore. Me la strappò di mano, la gettò nel cestino, mi intimò di tacere. Solo dopo l'indipendenza me ne spiegò la ragione: inserita nella lista nera del partito, in passato lei aveva rischiato di essere deportata in un gulag; l'avevano salvata i vicini, nascondendola alle guardie".
I suoi familiari che ancora abitano lì cosa pensano dell'imperialismo di Putin?
"Ne temono l'escalation, visto che le repubbliche baltiche confinano con la Russia".
Reputa giusto l'ostracismo dell'Occidente verso gli artisti russi?
"Non credo che simili sanzioni possano aiutare a risolvere un conflitto militare. Servono agli occidentali per stare in pace con la coscienza. Certo la posizione pro-Putin di Valery Gergiev mi fa rabbrividire. Viceversa, so di grandi cantanti residenti in Russia cui è interdetta la libertà d'esprimersi. Se lo facessero, il loro governo li punirebbe. Non facendolo, vengono messi al bando dai nostri teatri. Dunque siamo proprio certi che questo ostracismo culturale sia una misura equa?".
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