✕

Teatro. Davide Livermore: "Dalla Grecia alla Scozia il potere è una tragedia"

L’Orestea in scena dal 14 marzo a Genova: le tre tragedie Agamennone, Coefore ed Eumenidi, già presentate a Siracusa, saranno riallestite in teatro
(Maria Pia Ballarino) 
Per la stagione del Teatro Nazionale di Genova Davide Livermore porta in scena Schiller ed Eschilo. E all’inizio delle prove della "Maria Stuarda" è arrivata la notizia della morte della regina Elisabetta...
3 minuti di lettura

La prima stagione post-Covid del Teatro Nazionale di Genova sotto la direzione di Davide Livermore il 18 ottobre vedrà in scena la sua regia di Maria Stuarda di Schiller, e la morte di Elisabetta II è giunta proprio mentre si monta lo spettacolo in cui Elisabetta la grande (la prima), finisce per far uccidere la pericolosa cugina. "È successa una cosa clamorosa", sorride il regista torinese, celebre anche per i suoi spettacoli lirici, "mentre provavamo il primo atto a tavolino c'è stato un black-out totale. Poi sono arrivati gli alert su tutti i cellulari. Abbiamo celebrato ascoltando Brian May che suonava God save the Queen sul tetto di Buckingham Palace. E poi anche i Sex Pistols". Chissà se è stato lo spirito di Mary Stuart; certo per Livermore la scelta di questa tragedia ha un senso preciso. "Volevo inaugurare con un grande testo classico, che potesse riverberare nel nostro tempo fluido e transgender: un viagg…

La prima stagione post-Covid del Teatro Nazionale di Genova sotto la direzione di Davide Livermore il 18 ottobre vedrà in scena la sua regia di Maria Stuarda di Schiller, e la morte di Elisabetta II è giunta proprio mentre si monta lo spettacolo in cui Elisabetta la grande (la prima), finisce per far uccidere la pericolosa cugina. "È successa una cosa clamorosa", sorride il regista torinese, celebre anche per i suoi spettacoli lirici, "mentre provavamo il primo atto a tavolino c'è stato un black-out totale. Poi sono arrivati gli alert su tutti i cellulari. Abbiamo celebrato ascoltando Brian May che suonava God save the Queen sul tetto di Buckingham Palace. E poi anche i Sex Pistols". Chissà se è stato lo spirito di Mary Stuart; certo per Livermore la scelta di questa tragedia ha un senso preciso. "Volevo inaugurare con un grande testo classico, che potesse riverberare nel nostro tempo fluido e transgender: un viaggio nella psiche, un confronto fra due donne costrette dagli eventi a vivere il proprio ruolo con modalità opposte ma correlate. Elisabetta sopravvive perché sceglie una modalità maschile di gestione del potere, mentre Maria pensa di poter giocare le partite nelle sue varie corti attraverso l'essere donna. Ancora oggi non accettiamo l'idea di una donna in grado di dettare rotte morali essendo se stessa. Ho voglia, poi, di riempire di virtù il teatro, e posso mettere un cast stellare in scena".

Il regista Davide Livermore, 56 anni 

Questa Maria Stuarda, coi costumi di Dolce & Gabbana, vede alternarsi nelle parti protagoniste Laura Marinoni ed Elisabetta Pozzi. "La traduzione è di Carlo Sciaccaluga: il tedesco è la sua seconda lingua, è un giovane teatrante importante, e volevo un'interpretazione del testo sì, ma rigorosa nel creare un italiano con l'impostazione lessicale della lingua originale".

La stagione genovese conta 70 spettacoli, in quattro teatri: per Livermore è vocazione necessaria di un Teatro Nazionale usare ogni soldo pubblico con continuità, perché la cultura non si fa con i grandi eventi. "Abbiamo una enorme responsabilità: fornire testi integrali, per ridare la classicità a qualsiasi livello al pubblico. Solo conoscendo i classici si possono poi riscrivere, e nessuno li conosce più". Altro spettacolo in stagione è infatti la trilogia dell'Orestea di Eschilo (Agamennone, Coefore, Eumenidi, la catena sanguinaria del re ucciso dalla moglie Clitennestra a sua volta uccisa dal figlio Oreste), già diretta da Livermore a Siracusa: "Sono felice di portarla a Genova perché è una grande riflessione sulla giustizia e i suoi limiti. Facciamo il nostro lavoro sulla Terra se tendiamo sinceramente a quell'oggetto luminoso, a quell'idea di giustizia alta che eleva i nostri istinti".

Nella stagione c'è di tutto: Shakespeare, Cechov, Miller, Pirandello, Pinter, ma anche tanta Italia contemporanea: Mazzucco, De Gregorio, La Capria, Gifuni, Piccolo, oltre a una Lady Macbeth dedicata ad Adelaide Ristori, grande attrice dell'Ottocento. "È l'altra gamba della mia estetica: trattare la drammaturgia contemporanea con la stessa dignità dei classici. L'anno scorso abbiamo commissionato nove testi ad autori internazionali sul G8 di Genova, in una città che fatica a ricordare quei giorni. In Italia siamo campioni del mondo dei musei all'Alzheimer!". E ancora, un Festival dell'Eccellenza al femminile: autrici, registe, attrici. Livermore è artista poliedrico - anche scenografo, fotografo, cantante, attore - ma forse è noto soprattutto per le regie liriche, osannate, a volte odiate, ma che certo lasciano il segno: ha inaugurato quattro volte di seguito la stagione della Scala.

A Genova ha avviato collaborazioni sia con Palazzo Ducale che con il Carlo Felice, ente lirico della città: "Mi piacerebbe che si formasse un 'modello Genova'. C'è chi pensa che l'opera sia un museo; invece opera e teatro sono materia viva e solo l'idiozia dei programmi ministeriali nega l'accesso a tutti ai grandi testi dei libretti d'opera che tanta parte hanno avuto nell'unità culturale e linguistica del nostro Paese. Ugualmente studiare a scuola Manzoni ma non il teatro italiano è un peccato mortale". Ma lei, cosa si diverte di più a fare? "Mi diverto a sapere che lo farò ancora. È come avere due grandi passioni: e poi scoprire che sono un unico grande amore, il teatro"

Stiamo per andare alle urne; molte amministrazioni di destra in passato hanno dimostrato scarsa attenzione per la cultura... "C'è la mancanza d'interesse di una parte della destra, ma anche l'autoreferenzialità di una certa parte di sinistra. Io esigo che il prossimo governo giuri su una Costituzione antifascista, e da lì si può cominciare a ragionare. Oggi che la cultura non è subappalto di una parte politica (come è stato nel dopoguerra, fino alla caduta del Muro) potrebbe - speriamo - diventare un valore per tutto l'arco costituzionale".

SPECIALE TEATRO - TUTTE LE INTERVISTE

Mario Martone: "Con testi antichi o moderni voglio parlare contemporaneo"

Emma Dante: "Il mio amarcord per rievocare gli Happy Days della televisione"

Marco Tullio Giordana: "Fnalmente in Pasolini non vedo solo me stesso"

Stand-Up. Chi ha paura di ridere con la grande Hannah Gadsby?

Ausrine Stundyte: "È colpa di mio padre se in scena mi viene naturale la ferocia"

Valter Malosti: "Sul palco serve il coraggio che aveva David Bowie"

Valerio Binasco: "Il mio Dulan è una storia capace di materializzare le nostre paure"