Stand-Up. Chi ha paura di ridere con la grande Hannah Gadsby?
di Simona Orlando , di Simona Orlando"Niente è più forte di una donna distrutta che si è ricostruita". Mentre lo diceva, Hannah Gadsby smantellava pezzo per pezzo gli ingranaggi della comicità. Da dodici anni faceva stand-up comedy, ma per consacrarla c'è voluto Nanette, nato memoir (il lodatissimo Ten Steps to Nanette, in Italia da gennaio 2023 per Blackie edizioni) e diventato prima spettacolo poi fenomeno su Netflix nel 2018 premiato con un Emmy. Amato e contestato perché non aderiva ai canoni tradizionali. Non è che Hannah non li conoscesse: li ha voluti frantumare. Partiva con le battute e finiva con la furia, sbattendo il pubblico nell'area riservata ai suoi traumi: omofobia, stupro, depressione, abusi del patriarcato. Avanti così, per centinaia di repliche. Accadeva in pieno movimento #MeToo e la risposta fu travolgente: "Ancora ricevo messaggi da gente che sta elaborando i propri traumi grazie a Nanette", racconta collegata da New…
"Niente è più forte di una donna distrutta che si è ricostruita". Mentre lo diceva, Hannah Gadsby smantellava pezzo per pezzo gli ingranaggi della comicità. Da dodici anni faceva stand-up comedy, ma per consacrarla c'è voluto Nanette, nato memoir (il lodatissimo Ten Steps to Nanette, in Italia da gennaio 2023 per Blackie edizioni) e diventato prima spettacolo poi fenomeno su Netflix nel 2018 premiato con un Emmy. Amato e contestato perché non aderiva ai canoni tradizionali. Non è che Hannah non li conoscesse: li ha voluti frantumare. Partiva con le battute e finiva con la furia, sbattendo il pubblico nell'area riservata ai suoi traumi: omofobia, stupro, depressione, abusi del patriarcato. Avanti così, per centinaia di repliche. Accadeva in pieno movimento #MeToo e la risposta fu travolgente: "Ancora ricevo messaggi da gente che sta elaborando i propri traumi grazie a Nanette", racconta collegata da New York, "eppure era un lavoro profondamente personale, nato dalla frustrazione. La condivisione si è rivelata una forza guaritrice".
In Italia arriverà per la prima volta il 25 novembre (Milano, Teatro Dal Verme) con il nuovo Body Of Work, che lascia il buonumore: "Ora mi trovo più a mio agio nel mondo. Sono eccitata per la data. L'arte italiana è centrale nel mio repertorio". In Douglas, "il difficile secondo album", altro show trionfale su Netflix, parlava del sessismo nel nostro Rinascimento: "Cosa facevano le donne mentre gli uomini prendevano tutte le decisioni? Secondo i dipinti aspettavano a gruppi di tre, nude, o stavano attaccate alle rocce".
Affascinante la storia di come "una patologicamente timida, con bassa autostima, lesbica, autistica di recente diagnosi" sia diventata The Great Gadsby, la magnifica che fa tutto esaurito e cavalca lo showbiz americano da totale outsider. Nata 44 anni fa in Tasmania (dove fino al 1997 l'omosessualità era illegale), laureata in storia dell'arte, per lei la commedia non fu un attacco programmato. Più che con speranza, ci arrivò per disperazione. Piantava alberi in una fattoria. Tasche vuote, una tenda per casa.
Dal 2005, la gavetta ai festival: "Guardavo al Fringe, alla comicità britannica, e mi riconobbero una voce unica" dice, concentratissima su domande e risposte: "Far ridere e riflettere è l'opposto della cultura del meme che minimizza questioni serie e genera risate a buon mercato. Serviva lo spazio tridimensionale del teatro, con me vulnerabile a provocare empatia o disagio".
Ognuno la chiami come vuole: stand-up, monologo, performance catartica. La Gadsby concluse Nanette annunciando il ritiro e la sua carriera decollò. Se non è un tempo comico questo. Stufa di usare l'autoironia spietata per sentirsi in diritto di parola, chiosava: "Questa non è umiltà, è umiliazione". Una trappola per donne da cui si è liberata. "Il costrutto della femminilita è basato sul "meno" e io sono resistente all'idea", si scalda. "Se il comico maschio usa la rabbia, diventa re del genere. Se lo fa una donna, è una rancorosa guastafeste".
Il comico afroamericano Dave Chappelle l'ha detto chiaro e tondo: "La Gadsby non è divertente". Si è poi prodigato in battute transfobiche (come il collega Ricky Gervais) scatenando l'ira della comunità Lgbtq+. Il co-Ceo di Netflix, Ted Sarandos, lo ha difeso citando Hannah Gadsby come rappresentante della diversità sulla sua piattaforma. Lei ha risposto sui social: "Fottiti, tu e il tuo amorale culto dell'algoritmo". La infastidisce ricordare l'episodio, lo fa per cortesia: "Mi hanno tirato in ballo, quando io procedo su una corsia solo mia e non sono la portavoce di nessuno. Altro discorso è: quanto certe narrazioni impattano sulla vita reale di chi già sta ai margini? Per Gervais e Chappelle ogni bersaglio è legittimo. Credono di operare da una zona neutrale e, se si fa notare loro che rafforzano i pregiudizi, gridano alla censura. In realtà, sono sfidati dal web a dare un senso a ciò che dicono. Forse per la prima volta, i due sperimentano una conversazione su cui non hanno il controllo". Capitolo chiuso.
In Body Of Work parlerà di matrimonio (con la sua produttrice Jenney Shamash) e assurdità della fama. "Arrivata tardi", ride, "avevo già fatto in tempo a perdere l'entusiasmo giovanile". Libro e show seguono le capriole della sua mente, catturata da cose interessanti, a scapito delle più importanti. Fa parte della sua "variazione" (non lo chiama autismo), con vantaggi tipo memoria eccellente, connessioni veloci, chirurgia linguistica, e svantaggi: "Non ho filtri, posso essere inavvertitamente scortese, sopraffatta o dissociata, incredibilmente intelligente e ottusa, felice senza comunicarlo alla faccia, il che crea malintesi". A un party hollywoodiano, avvicinata da Jodie Foster per una foto, non riuscì a staccare gli occhi dal tappeto bianco srotolato sull'erba. "Strana decisione pavimentale", continuava a pensare. Poi però, sa comunicare benissimo. Come ci riesce? "Parlare a una platea per me è meno spaventoso che parlare al singolo. Devo processare solo i miei pensieri, non quelli esterni, e il mio cervello respira. Poi studio a fondo i neurotipici, anche adesso, anche lei. È come essere bilingue".
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