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Israele, una influencer agita le elezioni

Hadar Muchtar in piazza è con lo striscione del movimento “I giovani si infiammano”. (Davide Lerner) 
Nella sfida elettorale irrompe la protesta contro i prezzi stellari delle abitazioni e non solo. A guidarla su Tiktok è una ventenne, Hadar Muchtar. L’abbiamo incontrata
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TEL AVIV. "Nel 2011 la protesta era contro il costo della vita nella sola Tel Aviv. Ma io ormai ho rinunciato anche all'area di Gush Dan, quella vicino alla città: è diventata una metropoli per miliardari! Oggi ciò contro cui noi protestiamo è il costo della vita a Eilat, a Hadera, a Ashqelon, a Ashdod e Ramat HaGolan, e nelle altre città minori del Paese. Vorrei poter vivere se non a Tel Aviv almeno in una città del Nord o al Sud, ma oggi i prezzi sono alle stelle in tutto Israele".

Hadar Muchtar ha vent'anni e viene da Kiryat Ono, un comune dieci chilometri a Est di Tel Aviv, considerato un'alternativa più economica alla città. Da qualche mese il suo canale TikTok colleziona centinaia di migliaia di visualizzazioni per le brevi clip in cui denuncia il costo dei beni di consumo in Israele e li paragona a quelli degli altri Paesi. I like alla sua pagina sono quasi due milioni e mezzo, e lei ormai è d…

TEL AVIV. "Nel 2011 la protesta era contro il costo della vita nella sola Tel Aviv. Ma io ormai ho rinunciato anche all'area di Gush Dan, quella vicino alla città: è diventata una metropoli per miliardari! Oggi ciò contro cui noi protestiamo è il costo della vita a Eilat, a Hadera, a Ashqelon, a Ashdod e Ramat HaGolan, e nelle altre città minori del Paese. Vorrei poter vivere se non a Tel Aviv almeno in una città del Nord o al Sud, ma oggi i prezzi sono alle stelle in tutto Israele".

Hadar Muchtar ha vent'anni e viene da Kiryat Ono, un comune dieci chilometri a Est di Tel Aviv, considerato un'alternativa più economica alla città. Da qualche mese il suo canale TikTok colleziona centinaia di migliaia di visualizzazioni per le brevi clip in cui denuncia il costo dei beni di consumo in Israele e li paragona a quelli degli altri Paesi. I like alla sua pagina sono quasi due milioni e mezzo, e lei ormai è diventata un personaggio noto.


Caffè e dolcetto


"Mi è costato cento shekel (l'equivalente di 28 euro) a Praga", dice l'attivista mostrando la foto di un pasto sontuoso al ristorante con gulash e patatine fritte ordinato durante un viaggio nella capitale della Repubblica Ceca. "In Israele con cento shekel ci compri un caffè e un dolcetto". In un altro video denuncia: "5.287 shekel (circa 1.500 euro) non bastano per un weekend sul mare a Eilat ma neppure per affittare una casa, eppure nello Stato di Israele è lo stipendio base di una insegnante nello Stato". Mentre durante un soggiorno in  Germania è incorsa in uno scivolone, questa volta via Twitter, che in Israele non poteva passare inosservato: "Guardate che meraviglia da queste parti i treni!".

 


Influencer, religiosa, laureata in informatica proprio a Berlino, Hadar incanta comunque i follower grazie alla sua energia, alla parlata svelta e a uno spiccato senso dell'umorismo. I suoi video, con colonne sonore molto avvincenti, li vedi sui telefonini dei soldati di leva sugli autobus, sugli smartphone dei giovani nei bar di Tel Aviv e persino ripresi dai notiziari serali. Segno che toccano un nervo scoperto della società israeliana.


"In particolare per i giovani è difficile vivere qui", dice Hadar durante una manifestazione a piazza Habima, a Tel Aviv. "Ma ai nostri politici non interessa. Bisogna portare in Parlamento più persone che patiscono sulla loro pelle il problema del carovita", dice reduce da una nottata in tenda a Gerusalemme, dove ha protestato nei pressi del King David, hotel di lusso e residenza tradizionale dei dignitari stranieri in visita. "La situazione è davvero pessima, e però la gente sembra non sentirsi nelle condizioni di fare qualcosa, come accadde invece nel 2011", quando migliaia di persone scesero in piazza per dire basta agli aumenti vertiginosi dei prezzi delle case a Tel Aviv. Fondando il movimento "Zeirim Boarim", "I giovani si infiammano",  Hadar punta però ad ottenere qualche seggio in occasione delle elezioni politiche del primo novembre: lei è la leader, anche se non  può rientrare tra i candidati alla Knesset perché le mancano ancora pochi mesi prima di compiere i 21 anni, età minima per essere eletti.  E intanto è comunque riuscita ad imporre il tema nella campagna elettorale.


L'economia? in crescita

Lo Stato ebraico vive in realtà una fase storica indubbiamente propizia. L'economia cresce a ritmi sostenuti e nell'annus horribilis 2020, quello della crisi pandemica, si è contratta del solo 2,4 per cento, dato migliore fra tutti i Paesi Ocse, per poi rimbalzare al +8,1 per cento nel 2021. Lo sheqel forte rende economico viaggiare all'estero e le infrastrutture continuano a migliorare: ormai per spostarsi fra Gerusalemme e Tel Aviv basta mezz'ora di treno. Quanto allo status quo nel conflitto con i palestinesi, è decisamente sbilanciato a vantaggio dello Stato ebraico e oramai accettato da tanta parte della comunità internazionale, che non considera l'occupazione dei Territori palestinesi o l'assedio di Gaza come ostacoli all'infittirsi dei rapporti bilaterali. Mentre l'industria high tech spopola fino a sedurre anche i vicini arabi, dimentichi delle vecchie resistenze diplomatiche nel processo di normalizzazione sancito dagli Accordi di Abramo.


Eppure è vero che in cima ai pensieri di molte persone comuni c'è l'assillo assai concreto del carovita. È un fatto palpabile, confermato dai sondaggi: secondo l'Israel Democracy Institute, un think-tank di Gerusalemme, alla vigilia delle elezioni il 44 per cento degli israeliani guarda al carovita come al problema principale di cui i partiti farebbero bene a occuparsi. Solo il 24 per cento guarda al profilo dei leader, il 14 a questioni climatiche e l'11 alla politica estera e alla sicurezza.


Del resto lo scorso dicembre un rapporto dell'Economist Intelligence Unit, il dipartimento di analisi del settimanale britannico, incoronava proprio Tel Aviv come la città con il costo della vita più alto al mondo, più di Ginevra, New York, Hong Kong o Londra. "La posizione in classifica riflette l'ascesa del valore della moneta israeliana e l'aumento dei prezzi di circa un decimo dei prodotti in vendita nella città", scrive il documento che assegna la seconda posizione a Parigi e Singapore. Si legge poi che "i prezzi delle case - (che non vengono inclusi nell'indice sui consumi preso in esame dal rapporto, ndr) -   sono a loro volta saliti, soprattutto nelle zone residenziali".

 


Il formaggio cottage


Proprio la crisi abitativa era al centro dell'ultima grande protesta contro il carovita in Israele, quella appunto del 2011. Iniziata come "protesta del formaggio cottage", con il boicottaggio del formaggio spalmabile più popolare del Paese a causa del continuo aumento del prezzo, quell'ondata di contestazioni rimane nota soprattutto per le distese di tende in viale Rothschild, arteria principale di Tel Aviv, e in altre strade del centro, in segno di protesta contro l'aumento del costo delle case. Da allora la tendenza si è solo acuita: nel 2021 gli immobili hanno guadagnato quasi il 15 per cento del valore. E oggi sono alle stelle anche i costi degli affitti. A Tel Aviv incontriamo Shirley, una professionista trentenne che abita in un monolocale per 4.000 shekel (1.210 euro). "Il proprietario mi ha annunciato un aumento a 4.900 (1.500 euro) e ho deciso di andarmene", ci dice. Sempre nella zona di Frishman Beach, una famiglia racconta di aver rinunciato all'affitto di un garage: il prezzo è salito da un giorno all'altro del 30 per cento.


La situazione si riflette anche su Airbnb: a Tel Aviv è difficile trovare una sistemazione per meno di 200 euro a notte. Chi ci abita si lamenta di non potersi permettere weekend nel resto del Paese. "Sarò anche viziata, ma mi piacerebbe vivere in un posto in cui una volta all'anno posso andare in vacanza e dormire in un albergo", dice Hadar. "Oppure andare ogni tanto al ristorante e fare la spesa serenamente al supermercato. Dobbiamo consentire più competizione e lo Stato deve contrastare i monopoli, smetterla di proteggere gli agricoltori aprendo di più alle importazioni. In modo che questo non sia solo un Paese per ricchi e imprenditori di start-up".  In un altro video dice, facendo rispettivamente riferimento al primo ministro, all'ex premier e al capo dell'opposizione:  "Mentre Lapid viaggia in Audi, voi vendete la macchina perché non avete i soldi per fare benzina. Mentre Bennett ordina su Wolt (la app delle consegna a domicilio in Israele, ndr) voi dovete scegliere fra un pacchetto di assorbenti e un succo d'arancia al supermercato. Mentre Netanyahu dorme nella sua villa di Cesarea, voi siete in un sacco a pelo". Chiaramente Hadar non è affatto tenera con i politici, tanto più in una campagna elettorale in cui anche lei è coinvolta. A volte li insegue imperterrita fin dentro la Knesset, il parlamento israeliano: "Voi lavorate per me, non il contrario".


Non proprio Abraham Lincoln  


Va anche detto che la giovane attivista difficilmente potrà ritagliarsi un ruolo politico di primo piano. Intervistata sugli altri grandi temi della politica israeliana, come la questione dei palestinesi e i rapporti fra religione e Stato, rivela un po' troppa faciloneria suggerendo che si può risolvere tutto con "referendum popolari". La sua ingenuità non passa di certo inosservata: Chaim Levinson, noto giornalista e commentatore, le ha riservato una bella stroncatura. "È vero, non è particolarmente intelligente, ha il problema di essere disconnessa dalla realtà, non sa di che parla e pensa di dominare il mondo con Tiktok", ha scritto. E però persino lui ha ammesso: "Ma fondamentalmente ha ragione: ha deciso che la vita in Israele è insopportabile, e lo urla più forte che può. Non sarà Abraham Lincoln, ma in fondo non lo siete neppure voi".


Pubblicato sul Venerdì il 23 settembre 2022