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Teatro. Mario Martone: "Con testi antichi o moderni voglio parlare contemporaneo"

Mario Martone all’interno del Piccolo Teatro Strehler di Milano (Masiar Pasquali) 
Una stagione ricca di impegni per Mario Martone, che a Napoli si confronterà con un testo di Fabrizia Ramondino. E a Milano presenterà una messinscena ambientata nel presente di "Romeo e Giulietta"
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Mario Martone è un regista che ama lavorare sul presente, sullo spazio, su un'estetica dello sguardo, su linguaggi indistintamente di teatro, cinema e lirica, su attori da interrogare, su un focus narrativo spesso di Napoli ma anche remoto, operando metodicamente su più fronti come quando nel 1993 affrontò sia il testo inedito Terremoto con madre e figlia di Fabrizia Ramondino sia un Riccardo II di Shakespeare. Un destino singolarmente speculare vuole che adesso nel 2022/2023 lui battezzi per il Teatro di Napoli un ulteriore testo intimo e non noto della conterranea autrice scomparsa nel 2008, Stanza con compositore, donne, strumenti musicali e ragazzo, dal 4 al 14 maggio al San Ferdinando, e anteponga due mesi prima per il Piccolo Teatro di Milano una messinscena che sarà giovane e a tutto campo di Romeo e Giulietta del Bardo, dal 2 marzo al 6 aprile allo Strehler. Produzioni geopoliticamente segnate da un Sud e un Nord, da un copione della disillusion…

Mario Martone è un regista che ama lavorare sul presente, sullo spazio, su un'estetica dello sguardo, su linguaggi indistintamente di teatro, cinema e lirica, su attori da interrogare, su un focus narrativo spesso di Napoli ma anche remoto, operando metodicamente su più fronti come quando nel 1993 affrontò sia il testo inedito Terremoto con madre e figlia di Fabrizia Ramondino sia un Riccardo II di Shakespeare. Un destino singolarmente speculare vuole che adesso nel 2022/2023 lui battezzi per il Teatro di Napoli un ulteriore testo intimo e non noto della conterranea autrice scomparsa nel 2008, Stanza con compositore, donne, strumenti musicali e ragazzo, dal 4 al 14 maggio al San Ferdinando, e anteponga due mesi prima per il Piccolo Teatro di Milano una messinscena che sarà giovane e a tutto campo di Romeo e Giulietta del Bardo, dal 2 marzo al 6 aprile allo Strehler. Produzioni geopoliticamente segnate da un Sud e un Nord, da un copione della disillusione e da una tragedia di conflitti, con stesure lontane 400 anni.

Un giovane Martone in uno scatto privato insieme 
a Fabrizia Ramondino. La scrittrice, nata nel 1936, morì nel 2008. Lavorò con il regista alla realizzazione della sceneggiatura del suo primo film Morte 
di un matematico napoletano, uscito nel 1992
(C. Accetta) 

Martone, lei firmerà due spettacoli, uno a Napoli, la sua città, fondato su un gruppo di famiglia in un interno, per dirla con Visconti, e uno a Milano, basato su elisabettiane avversità del mondo che condannano al lutto un amore adolescenziale. Riproponendo una sua vocazione per Fabrizia Ramondino e per Shakespeare.
"È un omaggio, poter riascoltare le parole di Fabrizia. Sono opere molto diverse, ma io come regista tendo a mettere in scena la contemporaneità, ricavandola da un testo antico o di adesso. Metto sempre in luce la relazione esplicita o sottile col nostro tempo, affidandomi a strumenti di oggi".

Nel suo alveo culturale d'origine, a Napoli, come valorizzerà dopo quasi trent'anni un altro copione anni 90 di Fabrizia Ramondino?
"Agirò di nuovo con molto attaccamento, perché la conoscevo bene, e con lei ha avuto dimestichezza anche mia moglie Ippolita di Majo, che collaborerà alla drammaturgia e al progetto, ed è stato decisivo che il Teatro di Napoli abbia pianificato un rilancio dei suoi inediti teatrali a partire già da Villino bifamiliare diretto da Arturo Cirillo, con apposita collana di pubblicazioni curata da Roberto Andò. Fabrizia aveva un culto per Thomas Bernhard, e questa Stanza con compositore... è una meditazione cui io, con regia e spazio, riserverò una chiave adeguatamente asciutta, senza una vera azione. I pensieri dei personaggi li tratterò come pezzi di una musica da camera, di un quartetto d'archi con pianoforte. E ogni figura (musicista, madre, ex moglie, figlia, fidanzato) corrisponderà a uno strumento. Non suonano, recitano. In una dimensione raccolta".

Un giovane Martone in uno scatto privato insieme 
a Fabrizia Ramondino. La scrittrice, nata nel 1936, morì nel 2008. Lavorò con il regista alla realizzazione della sceneggiatura del suo primo film Morte 
di un matematico napoletano, uscito nel 1992
(C. Accetta) 

Lei ha affermato di conoscere le persone a cui l'autrice s'è ispirata...
"Il compositore era il padre di sua figlia, che ha danzato con Pina Bausch. Ma io trasfigurerò i dati biografici. Nessuno si riconoscerà. I dolori saranno interiori, astratti, e non riprodurrò il vuotarsi di una casa. Tutto è scarnificato, contano le battute".

Improntato a clamore sarà Romeo e Giulietta, al Piccolo di Milano. Il suo percorso d'avvicinamento a Shakespeare vanta, in ultimo, il Falstaff. Un laboratorio napoletano.
"Tengo molto, dopo l'Otello da Verdi e Boito, e il Riccardo II, a quel Falstaff con alcuni ragazzi di Nisida, tratto da Enrico IV e Enrico V. Mi appassiona ora questo ritorno per la prima produzione offertami dal Piccolo con cinque settimane allo Strehler dove avevo portato I dieci comandamenti di Viviani voluti da Ronconi, Carmen di Moscato e Morte di Danton di Büchner. È uno spazio importante, dove inscenare la conflittualità accesa d'una tragedia che poggia su fazioni della società prive di senso, in un oggi con nuovi istinti fomentati dai social e dalla piazza virtuale in cui chiunque lotta con chi è lontano".

Ha ambientato nella nostra epoca il testo integrale tradotto da Chiara Lagani?
"Sì, ho analizzato lo scontro tra Capuleti e Montecchi, in una Verona senza alibi, e m'è venuto spontaneo il raffronto con le generazioni dei giovanissimi nati dopo il 2000, tanto diversi da noi. Non c'è confronto coi ragazzi del '68 e del '77, e mi colpisce l'innocenza ribelle, l'incomunicabilità sociale senza più parametri con le scorie del Novecento. Restano in piedi i fantasmi di certe questioni, e noi ne siamo una parodia: in quest'ottica m'è venuto in mente un Romeo e Giulietta tra due poli, di adesso. Per uno Shakespeare che, come sosteneva una mia amica attrice, è una scatola nera dell'umanità, e sembra diretto a noi, con corde che vibrano ora".

Di qui l'orientamento odierno e generazionale dello spettacolo?
"Sì, ho previsto attori molto giovani. Giulietta sarà la quindicenne Anita Serafini, e Romeo il diciottenne Francesco Ghedi, e i loro genitori saranno adulti più giovani, interpreti professionisti. La messinscena si avvarrà di una coralità forte e non convenzionale, con ambiguità che meritano d'essere scavate. In tre-quattro giorni accadono cose completamente folli, e la vicenda precipita in poche ore. Un padre spirituale non s'assume la responsabilità di veleni e false morti, c'è un universo fuori controllo, e m'ha colpito una cosa che non ricordavo bene".

Cosa?
"Alla fine diveniamo coscienti d'una faccenda che sembra un dettaglio frettoloso e invece non lo è: qui si vive in tempo di peste, e la ragione per cui la lettera esplicativa del frate a Romeo non arriva è da ascrivere al fatto che l'incaricato è vittima dell'emergenza dei contagi. Ripensandoci, c'è la peste anche quando all'inizio s'indice la festa a casa Capuleti. Con la pandemia odierna, ci fai più caso. Nelle grandi tele i particolari contano. Comunque l'ambientazione attuale, a parte gli abiti contemporanei, non sarà realistica. Porto in scena anche la natura: gli uccelli della notte e del giorno, e Frate Lorenzo che raccoglie semi. Nulla è casuale".

E la macchina scenica complessiva?
"Lavorano una trentina di persone, una comunità, un mondo a 360 gradi: è quello che vuole il Piccolo, con tutte le possibilità del teatro, e del pubblico".

Che rappresenta oggi la morte dei giovani protagonisti?
"Una sconfitta, un'amara vicenda, direi un epilogo assurdo per chi è puro e ribelle di fronte agli adulti. Per questo i due ragazzini diventano eroi. Shakespeare ha raccontato re, principi, soldati e un campionario di vittime dignitose, ma questi due sono tra gli eroi più grandi".

Che altro ha in programma?
"La regia della Fedora di Giordano che debutta il 15 ottobre al Teatro alla Scala. Con Ippolita siamo impegnati su un film da un titolo di Goliarda Sapienza, di cui ci fa piacere che circoli ancora Il filo di mezzogiorno a teatro".

 

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