Punk. Dio salvi la Regina e l'etica fai-da-te
di Alba Solaro , di Alba SolaroC'è una strofa, spesso citata, in Emilia Paranoica della punk band filosovietica Cccp Fedeli alla Linea, che dice: "Chiedi al 77 se non sai come si fa". Alla base c'era un equivoco, che portava a pensare pavlovianamente al Movimento del '77. E invece quello era il soprannome di un loro amico, che a 14 anni era stato il primo punk a comparire nelle strade di Sassuolo. Dice la leggenda che il nomignolo se lo fosse guadagnato buttando giù 77 plegine tutte insieme (triste epilogo, "77" è poi morto, una ventina di anni fa, di overdose). Come che sia, quell'equivoco era perfetto per come metteva in corto circuito due 77 paralleli per quanto distanti; quello tutto italiano del Movimento, delle università occupate, del sei politico, del Convegno di Bologna; e quello che intanto metteva le spille da balia nel naso di Lillibet, scioccava i benpensati, riempiva di creste e borchie Londra pronto a guastare la festa del Giubileo d'…
C'è una strofa, spesso citata, in Emilia Paranoica della punk band filosovietica Cccp Fedeli alla Linea, che dice: "Chiedi al 77 se non sai come si fa". Alla base c'era un equivoco, che portava a pensare pavlovianamente al Movimento del '77. E invece quello era il soprannome di un loro amico, che a 14 anni era stato il primo punk a comparire nelle strade di Sassuolo. Dice la leggenda che il nomignolo se lo fosse guadagnato buttando giù 77 plegine tutte insieme (triste epilogo, "77" è poi morto, una ventina di anni fa, di overdose). Come che sia, quell'equivoco era perfetto per come metteva in corto circuito due 77 paralleli per quanto distanti; quello tutto italiano del Movimento, delle università occupate, del sei politico, del Convegno di Bologna; e quello che intanto metteva le spille da balia nel naso di Lillibet, scioccava i benpensati, riempiva di creste e borchie Londra pronto a guastare la festa del Giubileo d'argento della regina Elisabetta II.
Inevitabile che ci sia ora proprio lei sulla copertina di 1977 - Don't Call It Punk (Spittle/Goodfellas Edizioni) di Matteo Torcinovich: non un saggio o una lettura critica, ma cinquecento pagine di storia illustrata dell'anno "che cambiò per sempre la musica". Un vero e proprio almanacco, mese per mese, confezionato come una gigantesca fanzine in grafica volutamente rozza, bianco e nero, affastellata di materiali, immagini colorate, grafiche, notizie, trafiletti di giornali, frutto di una puntigliosissima ricerca di archivio. Rispetto alle molte storie del punk prodotte negli anni, qui c'è il tessuto interstiziale, le piccole storie, l'anedottica.
L'autore è recidivo. Ricercatore, collezionista, co-fondatore di un collettivo artistico dal nome suggestivo, Death Tricheco, sul punk ha prodotto molto: la ricerca fotografica di Pics Off! L'estetica della nuova onda punk (Nomos, 2016), l'avventurosa guida stilistica di Punkouture-Cucire una rivolta (Nomos, 2019). Due anni fa aveva esplorato l'estetica della new wave anni Ottanta in Grafika 80! (Goodfellas). E ora questo almanacco in salsa rosa shocking che arriva, per puro caso in realtà, negli stessi giorni in cui il punk impazza nelle serie tv come Pistol di Danny Boyle (vedi l'intervista di Luca Valtorta a Steve Jones sul Venerdì del 26 agosto).
E sui social Johnny Rotten, che allora urlava "God save the Queen / The fascist regime" da un barcone sul Tamigi con tanto di rissa finale, ora twitta il suo cordoglio per Lillibet, e non potrebbe che essere così; punk e regine, entrambe consegnati alla Storia. "Fare un libro di quasi cinquecento pagine pieno di materiali iconografici", spiega Torcinovich, "è per ricordare come tutta l'estetica punk che continuiamo a ripescare e rimacinare, spesso inconsapevolemente, è nata lì, da adolescenti e studenti d'arte che si sono detti: dobbiamo inventarci qualcosa. Dobbiamo inventarci una casa discografica, un tipo di musica, una poesia, uno stile di grafica... Perché quello che avevano intorno li annoiava, non gli piaceva, non li raccontava. E allora se lo sono inventato. Ma non avevano nulla. Avevano le forbici, la fotocopiatrice". Fare tanto con poco, l'etica del do-it-yourself. "Il punk ha dato vita a una scuola che ha attivato la dimensione multimediale, sottraendo la creatività all'idea che solo gli specialisti hanno le abilità per fare. La generazione del '77 ha cominciato a mettere su le proprie band anche quando non sapeva suonare, poi qualche piccolo studio di registrazione, anche negozi di dischi, hanno aperto le loro etichette discografiche, sono nate centinaia di nuove band che hanno sfornato migliaia di vinili. E a quel punto servivano i grafici, i fotografi, per le cover dei dischi, e sono nati nuovi giornali, prodotti in casa con niente, ma originali, capaci di trasmettere un nuovo stile di comunicazione, perché dovevano raccontare questo suono nuovo".
Brutti, sporchi e cattivi
Aproposito di suono nuovo, il titolo del libro Don't Call It Punk "viene da una campagna pubblicitaria della Sire Records. Nel comunicato stampa per l'uscita di Rocket to Russia dei Ramones scrivono 'questo è per voi new wavers. Don't call it punk' a caratteri cubitali. Probabilmente temevano che il termine punk penalizzasse le vendite".
Perché una cosa non va dimenticata, aggiunge Torcinovich, e cioè che il punk quando è nato era brutto sporco e cattivo. Il magazine americano Rolling Stone, scrive nel libro, nell'ottobre del '77 dedica "una sola, sensazionale copertina ai Sex Pistols, che titola: Rock is sick". Al direttore Wenner il punk faceva schifo ma spedì a Londra come inviato il giornalista Charles M. Young che si divertì a girare per locali, ascoltare le band, contare le sbronze, raccontare di 'cadaverici adolescenti vestiti come i becchini dei film horror, di nero o di grigio e con i capelli tinti di sfumature rosa industriale, verde e giallo'". Il punk nel '77 "è brutto, è scomodo", continua l'autore, "non si preoccupa di piacere. Al termine del resto è sempre stata data una connotazione negativa".
E non da oggi. Secondo l'Oxford English Dictionary, la prima volta che si incontra la parola punk nella storia è nella ballata Old Sir Simon The King del 1575, come sinonimo di prostituta. Anche Shakespeare la utilizza in Misura per misura, quando fa dire a Lucio che Marianna "non è una domestica, né una vedova né una moglie, allora forse è una puttana" (puncke). Insomma arrivava già con la sua bella cattiva reputazione nella difficile Inghilterra di metà anni Settanta, tempi di disoccupazione, tensioni politiche e sociali. "Un periodo difficile nel quale riescono a inventarsi cose incredibili. Per esempio l'inaugurazione del Roxy Club, che sta al punk come il Cabaret Voltaire di Zurigo sta al movimento dadaista".La sua apertura è anche l'apertura dell'almanacco: 1 gennaio 1977. Andrew Czezowski, Susan Carrington e Barry Jones lo avevano ricavato da un piccolo gay club chiamato Chagueramas, un mesto seminterrato nella zona di Covent Garden. I Clash e gli Heartbreakers inaugurarono la serata, seguirono centinaia di concerti. "Il Roxy ha permesso a quella scena musicale di crescere spontaneamente". Il 4 gennaio l'almanacco racconta che i Pistols, in partenza per un tour in Olanda, si erano divertiti a scioccare passeggeri e hostess "imprecando, vomitando e sputando".
Amore e bende chirurgiche
Il 7 agosto un trafiletto informa che "Un'attraente debuttante alto borghese ha trovato l'amore tra i punk rockers".Trattasi della diciottenne Trace Boyle, figlia dell'onorevole Suna Portman, che dopo essersi innamorata del cantante degli Heavy Metal Kids "ha rinunciato a un guardaroba con i migliori abiti di Gucci per disegnare abiti punk fatti di bende chirurgiche". Ma la spigolatura preferita di Torcinovich è datata giovedì 8 dicembre e intitolata "Questo è il volto del punk rock e di un aspirante consigliere conservatore". E accanto viene mostrata la foto del 22enne Graham Hope che "con i suoi capelli verdi e bianchi e la sua moda punk, vorrebbe candidarsi per Ealing-Nord alle elezioni comunali del prossimo maggio". L'unica cosa che lo ostacola è il resto del partito. Graham, un muratore di Greenford, è infatti un membro attivo dei Giovani Conservatori di Uxbridge, convinto della necessità di svecchiare la politica. Chissà per chi vota oggi.