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Genitori bestiali: anche il coccodrillo è bello a mamma sua

Un piccolo di  coccodrillo del Nilo: è la madre 
ad aiutarli a uscire dal guscio (Getty images) 
Rettili e anfibi si prendono molta cura dei figli, mentre alcuni ragni sacrificano addirittura la vita per loro. Quanto ai cigni neri... un naturalista racconta le famiglie degli altri
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Solo i mammiferi sono così devoti ai loro piccoli da farli crescere nel loro corpo, nutrirli con latte amorosamente prodotto, per poi spendere tanto tempo a proteggerli ed educarli. O almeno è quello che crediamo noi umani. "Ma non è proprio così" dice il naturalista e divulgatore scientifico Willy Guasti che, sul tema dei genitori animali,  ha appena scritto Il coccodrillo ha il cuore tenero (Rizzoli). "Quelle caratteristiche che ci sembrano così uniche e straordinarie nei mammiferi, le ritroviamo una ad una in molti altri animali, che anzi, talvolta, si spingono a un livello di dedizione verso la prole ancora più estremo del nostro".

A cominciare proprio dal "portare i figli in grembo". "Assicurare all'embrione un ambiente protetto e dalle condizioni ideali, al prezzo per la madre di doversi portare dietro quel peso, è così vantaggiosa che anche tanti non-mammiferi partoriscono figli…

Solo i mammiferi sono così devoti ai loro piccoli da farli crescere nel loro corpo, nutrirli con latte amorosamente prodotto, per poi spendere tanto tempo a proteggerli ed educarli. O almeno è quello che crediamo noi umani. "Ma non è proprio così" dice il naturalista e divulgatore scientifico Willy Guasti che, sul tema dei genitori animali,  ha appena scritto Il coccodrillo ha il cuore tenero (Rizzoli). "Quelle caratteristiche che ci sembrano così uniche e straordinarie nei mammiferi, le ritroviamo una ad una in molti altri animali, che anzi, talvolta, si spingono a un livello di dedizione verso la prole ancora più estremo del nostro".

A cominciare proprio dal "portare i figli in grembo". "Assicurare all'embrione un ambiente protetto e dalle condizioni ideali, al prezzo per la madre di doversi portare dietro quel peso, è così vantaggiosa che anche tanti non-mammiferi partoriscono figli già formati. Soltanto gli uccelli non lo fanno, forse perché intralcerebbe troppo il volo. Sono quindi vivipare specie di insetti come gli scarafaggi Diploptera punctata e di rettili come la Vipera aspis.  Nelle rane australiane Rheobatrachus silus e R. vitellinus, gli embrioni si sviluppavano nello stomaco della madre, che per tutto il tempo di incubazione evitava di mangiare: tocca usare il passato perché le due specie sono ormai estinte. Gli squali toro di uteri invece ne hanno due, in cui tengono al sicuro molti  embrioni, che non sono però un esempio di amore fraterno: si mangiano fra loro e alla fine la madre partorisce solo due squaletti".

Una famiglia di squali toro (Getty images) 

Latte e derivati

Nei non mammiferi non è però detto che sia la madre a dover portare dentro di sé i piccoli. "Fra i cavallucci marini l'"utero" ce l'ha il padre, mentre nelle rane di Darwin, Rhinoderma darwinii, gli embrioni si sviluppano nel sacco vocale del maschio, che poi "sputa ranocchiette"".

La produzione del latte invece è unica di chi è dotato di mammelle. "Molte specie hanno elaborato alternative, perché nutrire i piccoli senza allontanarsi da loro è vantaggioso. Le madri della cecilia (Siphonops annulatus) piccolo anfibio che sembra un lombrico, sviluppano una pelle grassa molto spessa, che la prole rosicchia i primi giorni. Fra gli uccelli, pinguini imperatore, fenicotteri e piccioni producono il "latte del gozzo", un liquido molto proteico, con cui nutrono i pulli. Ma forse l'esempio più estremo di nutrimento materno è quello di alcuni ragni, come l'Amaurobius ferox, presente anche in Italia: la madre si lascia mangiare dai figli, forse perché comunque non sopravvivrebbe dopo la riproduzione e i piccoli, senza quello shot di proteine, non ce la farebbero a svilupparsi".

Rana Dendrobatidae col piccolo: tengono i girini al sicuro finché non sono cresciuti (Getty images) 

Maschi collaborativi

Una volta nati, però, la maggior parte degli animali che non siano mammiferi o uccelli non si cura molto della prole. "La strategia di fare pochi figli, ma curarli dopo la nascita, in opposizione a farne tanti e lasciarli a sé stessi, è in effetti tipica di uccelli e mammiferi, con le mamme uccello più fortunate, perché, non avendo da allattare i figli, condividono spesso la cura della prole con il maschio, arrivando in alcune specie ad affidargliela del tutto: accade, per esempio, nei casuari o negli emù. Però non mancano esempi di genitori devoti anche al di fuori di quelle due classi. Uno è il coccodrillo che dà il titolo al mio libro: la madre del Crocodylus niloticus alla nascita aiuta i piccoli a venir fuori dal guscio, li prende nelle fauci e li porta in acqua in un punto tranquillo, restando a sorvegliarli per settimane o mesi. Le velenose rane Dendrobatidae, invece, portano i girini al sicuro in pozze all'interno di piante, e lì li nutrono fino a che non sono autonomi, fornendogli anche le prime gocce di veleno, prima che riescano a farselo da soli".

Due cigni neri maschi: allevano insieme la prole (Getty images) 

L'adozione dei pulli sperduti

Però solo il nostro supercervello consente scelte genitoriali libere: per esempio adottiamo figli non nostri o addirittura cuccioli di specie diverse. "In realtà le adozioni sono diffuse in natura, anche fra non imparentati. Gli uccelli palustri avocette, Recurvirostra avosetta, per esempio, portano nel loro nido ogni pullo sperduto che trovano, così come adottano orfani le femmine di leone marino, elefante o scimpanzé. Fra i gorilla lo fanno anche i maschi. E non mancano casi di adozioni interspecifiche in natura: cebi che hanno preso fra loro un piccolo di uistiti, delfini tursiopi che hanno adottato cuccioli di peponocefalo (un altro cetaceo), e persino una leonessa che ha adottato un leopardino. È vero che geneticamente adottare è controproducente, ma aiuta le giovani madri a fare pratica e comunque il vantaggio di essere molto sociali, compensa lo svantaggio di allevare, ogni tanto, piccoli non propri".

E succede anche che siano coppie omosessuali ad allevare i cuccioli. "In molte specie, soprattutto di uccelli, si formano coppie che riescono anche a riprodursi. Per esempio i cigni neri maschi, Cygnus atratus, inseminano una femmina, la fanno deporre e poi la scacciano prendendone il posto: una sorta di gravidanza surrogata. Fra gli albatros di Laysan, Phoebastria immutabilis, spesso sono invece le  femmine a formare coppie monogame: una delle due si fa inseminare dal maschio e poi con la compagna alleva i pulli, l'anno successivo sarà la compagna a farsi inseminare e l'altra ad aiutare".

Sul Venerdì del 23 settembre 2022