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Teatro. Emma Dante: "Il mio amarcord per rievocare gli Happy Days della televisione"

Manuela Lo Sicco e Sabino Civilleri in una scena di Ballarini, dalla Trilogia degli occhiali, che sarà sviluppato per Il tango delle capinere 
Con "Il tango delle capinere" Emma Dante attinge ai personaggi dello spettacolo di una sua trilogia, "Ballarini", per mettere in scena la vita di una coppia e quindi l’intera storia di una generazione
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La memoria si spalanca a passo di tango, un "arrastre" per rivivere una vita assieme e una sigla di tg per riappropriarsi di un amore. È Il tango delle capinere che Emma Dante farà danzare ai suoi attori, Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, coppia di anziani che ripercorre i propri anni, per il nuovo spettacolo che debutterà al Teatro Biondo di Palermo a gennaio. Una produzione internazionale che, oltre al Biondo, schiera Emilia Romagna Teatro, Teatro di Roma, Carnezzeria, Théâtre des 13 vents, Centre dramatique national di Montpellier, Ma scène nationale. Il nucleo di partenza è quello di Ballarini, pezzo della vecchia Trilogia degli occhiali, che adesso la regista-drammaturga ha sviluppato come un ultimo giro di giostra nei ricordi della protagonista.

La regista Emma Dante, 55 anni (Getty images) 

Come si trasforma Ballarini in s…

La memoria si spalanca a passo di tango, un "arrastre" per rivivere una vita assieme e una sigla di tg per riappropriarsi di un amore. È Il tango delle capinere che Emma Dante farà danzare ai suoi attori, Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, coppia di anziani che ripercorre i propri anni, per il nuovo spettacolo che debutterà al Teatro Biondo di Palermo a gennaio. Una produzione internazionale che, oltre al Biondo, schiera Emilia Romagna Teatro, Teatro di Roma, Carnezzeria, Théâtre des 13 vents, Centre dramatique national di Montpellier, Ma scène nationale. Il nucleo di partenza è quello di Ballarini, pezzo della vecchia Trilogia degli occhiali, che adesso la regista-drammaturga ha sviluppato come un ultimo giro di giostra nei ricordi della protagonista.

La regista Emma Dante, 55 anni (Getty images) 

Come si trasforma Ballarini in spettacolo compiuto e autonomo?
"Ballarini faceva parte di una trilogia, erano tre performance, testi appena accennati. Adesso si coniuga in Tango delle capinere, da una vecchia canzone di Nilla Pizzi, diventa uno spettacolo con la ciccia, più corposo e più elaborato anche drammaturgicamente. Ballarini non aveva testo, era un tourbillon musicale febbrile che travolgeva i protagonisti. Ora questa operazione a cuore aperto che faccio scava nella vita dei protagonisti: voglio costruire dei momenti di riflessione di una vita, la nostra vita, quella della nostra generazione".

In che modo?
"Racconterò la televisione di quando eravamo bambini, è la storia dei nostri genitori quando erano giovani, rivedremo le cose che facevamo da bambini. C'è un bellissimo percorso a ritroso che faranno questi due vecchietti: i due in realtà sono giovani con maschere da vecchi ma in un attimo ritornano ragazzini, poi diventano due quarantenni poi due sessantenni davanti alla tv. Sono come un carillon che sprigiona una musica capace di evocare la memoria. Questo spettacolo contiene la nostalgia della nostra vita, quello che è passato davanti ai nostri occhi. Ed è importante per me che sia interpretato da Sabino e Manuela, una coppia, anche nella vita, che ha cominciato con me, sono diventati genitori, e sono ancora con me dopo vent'anni".

La televisione come "madeleine" di un'epoca, quindi?
"Sì, ci sarà un momento dedicato alla televisione. Quando i due si sposano sono gli anni del boom, riascolteremo le sigle dei programmi, pezzi del telegiornale, quando ce n'era uno soltanto, c'erano le telenovelas, la tv dei ragazzi a orari ben precisi, l'ora di Happy Days o di Starsky e Hutch: era un rituale piazzarsi davanti alla tv quando stava per cominciare il programma a cui tenevamo, era un altro mondo. Sarà un momento di amarcord che farà piacere a quelli nati prima del Duemila".

Anche in Pupo di zucchero c'era un vecchio che riviveva la sua vita in un giorno...
"Però lì il vecchio resta vecchio, non c'è un riscatto reale, vive con la sua solitudine dall'inizio alla fine. Tango delle capinere racconta la vita di due giovani sposi, la loro è una vecchiaia artificiale che subito viene spazzata via per lasciare posto alle facce vive. E alla fine lei rimette il marito nel baule assieme agli altri oggetti importanti della sua vita in questo suo ultimo capodanno".

C'è un filo rosso che attraversa molti suoi spettacoli e svela un interesse per gli anziani, compreso il film Via Castellana Bandiera. È così?
"La vecchiaia è uno stadio della vita importantissimo perché custodisce il passato del mondo. Per me gli anziani che riescono ad arrivare fino in fondo sono patrimonio dell'umanità, sono casseforti di cose preziose. Però devi saper trovare la combinazione per aprire una cassaforte, se uno si ferma all'apparenza di una persona malandata il tesoro non lo troverà mai".

Che cosa sta venendo fuori del suo nuovo film Misericordia tratto dall'omonimo spettacolo?
"Misericordia è un film su un ragazzo problematico, lo stesso dello spettacolo, Simone Zambelli. Lo devo ancora montare e capire dove va, che cosa dice: ho un sacco di materiale bellissimo da fare suonare e assemblare".

E invece che cosa s'è inventata per I dialoghi delle Carmelitane di Poulenc che aprirà la stagione dell'Opera di Roma a novembre?
"È un'opera che avrei voluto fare da tanto tempo perché mi piace il sacrificio delle suore che resistono fino alla fine e non tradiscono la loro vocazione, anche questa una cosa rara. Ho cercato di capire chi erano le carmelitane prima di essere suore: io quando vedo una suora penso sempre com'è il suo corpo sotto le vesti, come si muove, se ha avuto dei momenti in cui si è sentita bella davanti allo specchio. E allora mi sono immaginata queste carmelitane nella loro intimità: ci sono momenti in cui dietro le porte delle celle ci sarà una donna anziché una suora".

Programmi?
"Farò Rusalka alla Scala, poi la ripresa di Vespri a Bologna, stavolta nella versione italiana, e la ripresa di Bohème al San Carlo. Sono opere che ho amato e che per fortuna non sono morte dopo il debutto. Ma la mia vita sarà concentrata sul film, che non mi farà dormire: quando finisci una giornata nella tua testa continui a montare, pure mentre cucini, perché la testa non è uscita dalla sala montaggio e la notte, quando c'è buio, è il momento peggiore. E allora nella mia testa continuo a montare".

 

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