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Nella testa di chi non ha votato

Michele Serra in un disegno di Gipi 
PER POSTA. Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. La crisi della politica e l'astensionismo della sinistra
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Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele, proprio non riesco a concepire l'astensionismo di sinistra in una situazione post(?)pandemia, di guerra nel cuore dell'Europa con minaccia di escalation nucleare, di un prossimo governo postfascista e populista in Italia, come non ne abbiamo mai visti dalla fine della II Guerra Mondiale. Governo che sarà benedetto dalla Russia di Putin. Sicuramente la politica si è allontanata dal popolo, ma neanche quest'ultimo può dirsi estraneo ed innocente in merito. Siamo diventati più cinici, più consumatori che cittadini, più egoisti, più chiusi nei nostri rinco-smartphone e sugli a-social. In una gara al ribasso con la politica. In attesa dell'uscita del nuovo iPhone, che promette di cambiarci la vita. "Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti", cito il grande Fabriz…

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele, proprio non riesco a concepire l'astensionismo di sinistra in una situazione post(?)pandemia, di guerra nel cuore dell'Europa con minaccia di escalation nucleare, di un prossimo governo postfascista e populista in Italia, come non ne abbiamo mai visti dalla fine della II Guerra Mondiale. Governo che sarà benedetto dalla Russia di Putin. Sicuramente la politica si è allontanata dal popolo, ma neanche quest'ultimo può dirsi estraneo ed innocente in merito. Siamo diventati più cinici, più consumatori che cittadini, più egoisti, più chiusi nei nostri rinco-smartphone e sugli a-social. In una gara al ribasso con la politica. In attesa dell'uscita del nuovo iPhone, che promette di cambiarci la vita. "Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti", cito il grande Fabrizio De André. Il resto lo scopriremo solo vivendo, sempre per restare in tema.

Gianni Antonacci

Caro Antonacci, rispondo alla tua lettera senza conoscere l'esito delle elezioni. Comunque siano andate, male, malissimo o benino (queste le tre opzioni alla vigilia) concordo con quello che dici: non è possibile distinguere, come se fossero due mondi separati, politica e popolo. In crisi non è solamente la politica, è lo spirito di comunità, la voglia di associarsi e di spendere qualche energia per la cosa pubblica. Si usa dire, in questi casi, che il volontariato non è affatto in crisi, che milioni di italiani dedicano tempo agli altri. Ma il volontariato è una cosa molto diversa: è una scelta individuale, un'esperienza della persona, una risposta "privata", utile e importante, al disastro pubblico. È una specie di privatizzazione della politica che comunque non colma la voragine progettuale e ideale nella quale si dibatte la Polis, o ciò che ne rimane. Anche a me, in questo quadro desolante, fa specie l'astensionismo di sinistra. Ne intuisco le ragioni (lo sfinimento, la delusione) ma pure io lo inquadro nella deriva individualista che tende a spezzare i vincoli sociali in favore degli umori e dei malumori individuali. Votare è, per lo meno, un'occasione per uscire di casa e provare, ognuno come sa e come può, a incrociare la propria opinione con quella degli altri. Votare significa partecipare a una discussione, ritenerla, anche quando è scadente, indispensabile. Non votare equivale a scegliere la scena muta, le labbra cucite, le braccia incrociate, l'alzata di spalle. Lo hanno fatto milioni di italiani, tra i quali quelli di sinistra sono, per quanto mi riguarda, i meno comprensibili, perché la sinistra, almeno in teoria, è la componente politica più disposta a socializzare, a battersi, a parlare, nonché, sempre in teoria, la meno individualista. E l'astensione è il trionfo dell'individualismo.

Sul Venerdì del 30 settembre 2022