Erdogan spiegato a fumetti
di Can Dundar , di Can DundarMusa Cart, caricaturista del quotidiano Cumhuriyet, del quale sono stato direttore editoriale fino a sei anni fa, fu condannato a un’ammenda per diffamazione al presidente della repubblica Erdogan, allora primo ministro, per averlo disegnato come un gatto ingarbugliato in una matassa. I vignettisti della rivista satirica Penguen, in sostegno al loro collega, prepararono una copertina in cui Erdogan era rappresentato nelle vesti di diversi animali. Lui fece causa anche a loro. Più tardi, durante una festa di laurea, alcuni studenti universitari misero quella copertina su uno striscione. La stessa notte la polizia fece incursione nelle loro case, furono arrestati e giudicati per diffamazione.
Musa Cart, caricaturista del quotidiano Cumhuriyet, del quale sono stato direttore editoriale fino a sei anni fa, fu condannato a un’ammenda per diffamazione al presidente della repubblica Erdogan, allora primo ministro, per averlo disegnato come un gatto ingarbugliato in una matassa. I vignettisti della rivista satirica Penguen, in sostegno al loro collega, prepararono una copertina in cui Erdogan era rappresentato nelle vesti di diversi animali. Lui fece causa anche a loro. Più tardi, durante una festa di laurea, alcuni studenti universitari misero quella copertina su uno striscione. La stessa notte la polizia fece incursione nelle loro case, furono arrestati e giudicati per diffamazione.
il disegnatore Anwar è l’autore del graphic novel Erdogan. Il nuovo sultano (Nutrimenti, 320 pagine, 24 euro, traduzione di Gloria Ansaldo) (Getty Images)
Bastano questi esempi a dimostrare a che punto arrivi l’intolleranza di Erdogan nei confronti della satira. Oggi in Turchia disegnare caricature simili richiede grande coraggio. È un po’ anche per questo che quando ho deciso di scrivere una biografia di Erdogan ho scelto di farlo in forma di fumetto (Erdogan, il nuovo sultano, Nutrimenti editore). Perché conosco la forza delle illustrazioni. Per l’antipatia di Erdogan nei confronti della satira. Per distinguerla dalle altre biografie. Per mostrare che il graphic novel è una forma di giornalismo promettente. Per raggiungere le nuove generazioni.
Quest’anno Erdogan festeggia il suo ventesimo anno al potere. È già il leader più longevo della storia della Turchia, persino più longevo del fondatore della Repubblica Atatürk. Dietro questo successo politico ci sono diverse dinamiche: dalle relazioni internazionali all’economia, dal fattore religioso alla psicologia sociale. Ma certamente grande importanza rivestono anche i fattori personali. La trasformazione di un bambino povero che sogna di diventare calciatore in uno degli autocrati più potenti del mondo è una favola che promette di insegnare molto a tutti. Nel libro ci siamo posti l’obiettivo di mostrare, sullo sfondo del racconto della sua vita, i fattori politici, sociologici, economici, diplomatici, psicologici e religiosi che hanno favorito la sua scalata fino alle vette del potere.
Ad accompagnarmi in questo viaggio è stato Mohamed Anwar, che è vissuto sotto un altro regime (in Egitto, ndr), è stato perseguitato, arrestato, costretto a lasciare il proprio Paese: proprio come me. A farci incontrare è stato questo passato comune ma anche la determinazione di cambiare quel passato in un futuro democratico. Abbiamo pensato che più si conoscono gli autocrati contro cui lottiamo, più sarà facile sconfiggerli e impedire la formazione di regimi simili. Perciò nello scrivere il libro abbiamo preferito comprendere più che demonizzare.
Potete immaginare quanto questo sia stato difficile per uno come me, la cui vita privata e professionale è stata completamente distrutta da Erdogan. Soltanto per aver scritto una notizia – vera – che non gli è piaciuta, oggi sono condannato a più di 27 anni di carcere, ho scontato mesi di prigione, ho subìto un attacco armato, sono stato costretto a vivere lontano dalla mia famiglia, tutti i miei beni sono stati sequestrati. Ma dall’altro lato sono un giornalista che ha imparato a mantenere la distanza con l’argomento trattato, che ha fatto dell’oggettività una regola professionale. Scrivendo il libro ho dovuto fare sforzi per non permettere alla prima identità di avvelenare la seconda. Essere catturati dall’onda d’odio diffusa da Erdogan comportava il rischio di trasformarsi in lui; persino in prigione ho cercato di evitarlo.
La cosa importante era cercare di comprendere l’origine del populismo che ha contagiato il mondo come un virus; capire come Erdogan abbia costruito il proprio potere, cominciando con promesse liberali, e poi a poco a poco gettando la maschera e trasformando il suo governo in un regime oppressivo. L’importante era mostrare che grande errore abbiano commesso i Paesi occidentale, Usa in primis, appoggiando i jihadisti islamici in funzione anticomunista e così spianando la strada a leader come Erdogan. L’importante era discutere degli effetti spaventosi che la commistione tra religione e politica ha sia sulla politica sia sulla religione. E mostrare come le grandi ambizioni possano essere nascoste con trucchi da quattro soldi, che però riescono a ingannare non solo le grandi masse, ma anche la comunità internazionale. Mostrare come qualcuno che non crede nella democrazia possa utilizzarla per annientarla. E, più importante ancora, era mettere in guarda le giovani generazioni sulla fragilità della democrazia, che può essere distrutta facilmente se non si è decisi a combattere per difenderla.
Abbiamo cercato di fare tutto questo con un linguaggio il più oggettivo possibile, con dati concreti basati su documenti e testimonianze. Stiamo preparando il secondo volume, in cui racconteremo gli anni dopo la conquista del potere di Erdogan. Il primo è stato stampato in tedesco e in turco; ma nonostante il grande interesse suscitato in Germania, non è stato permesso che la versione turca circolasse in Turchia, benché non esista alcun divieto ufficiale. Spero che dopo la versione francese anche quella italiana – nell’Italia in cui la crescita del populismo è un argomento molto discusso – trovi interesse da parte del pubblico.
(traduzione di Giulia Ansaldo)