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Maud Ventura: facciamo fuori il principe azzurro

Maud Ventura (@Celine Nieszawer-Leextra-L’Iconoclaste) 
Intervista alla giovane scrittrice francese, che nel bestseller "Mio marito" ironizza sulle ossessioni amorose delle sue coetanee. "Anche le più femministe"
3 minuti di lettura

Parigi. "Io e le mie amiche siamo tutte femministe, impegnate e indipendenti, ma alla fine siamo ancora lì a sognare il principe azzurro". Maud Ventura, ventottenne parigina ma di lontane origini italiane, è impietosamente lucida e severa nei confronti della sua generazione, nata alla fine del secolo scorso e oggi molto attiva nel movimento MeToo. La giovane scrittrice si è imposta all'attenzione del pubblico francese con Mio marito (SEM, traduzione di Mauro Cazzolla), divertente romanzo che l'anno scorso ha vinto il Premio per l'opera prima e ha fatto molto discutere critici e lettori. Il che non stupisce, dato che si tratta di un atipico romanzo d'amore coniugale, ricco di doppi fondi, false piste e manipolazioni, che trasforma i sogni e gli stereotipi della felicità di coppia in ossessioni soffocanti, oscillando di continuo tra il riso e le lacrime.

"Qualche anno fa mi ero innamorata, ponendomi molte domande a cui non sape…

Parigi. "Io e le mie amiche siamo tutte femministe, impegnate e indipendenti, ma alla fine siamo ancora lì a sognare il principe azzurro". Maud Ventura, ventottenne parigina ma di lontane origini italiane, è impietosamente lucida e severa nei confronti della sua generazione, nata alla fine del secolo scorso e oggi molto attiva nel movimento MeToo. La giovane scrittrice si è imposta all'attenzione del pubblico francese con Mio marito (SEM, traduzione di Mauro Cazzolla), divertente romanzo che l'anno scorso ha vinto il Premio per l'opera prima e ha fatto molto discutere critici e lettori. Il che non stupisce, dato che si tratta di un atipico romanzo d'amore coniugale, ricco di doppi fondi, false piste e manipolazioni, che trasforma i sogni e gli stereotipi della felicità di coppia in ossessioni soffocanti, oscillando di continuo tra il riso e le lacrime.

"Qualche anno fa mi ero innamorata, ponendomi molte domande a cui non sapevo dare risposta" spiega la spigliata scrittrice che di mestiere si occupa di podcast per una radio. "M'interrogavo sull'amore, sulla sua durata, sulla vita in coppia, sulle passioni troppo divoranti, senza riuscire a chiarirmi le idee. Allora ho creato un personaggio molto diverso da me - una donna di quarant'anni, sposata con due figli, adagiata in una tranquilla vita borghese  - e le ho messo in testa tutti i miei dubbi".

La protagonista è una donna ossessionata dall'amore e dal marito, è divorata dai dubbi e dall'incertezza...
"La sua è una storia di disperata dipendenza. È dominata da una passione che la rende prigioniera. Ed è talmente ossessionata dal marito e dal bisogno di essere amata che a poco a poco perde il contatto con la realtà, diventando triste e infelice".

Si direbbe che sia soprattutto innamorata dell'idea di essere innamorata, più che di un uomo particolare. È così?
"Nel romanzo avanzo diverse ipotesi per spiegare i comportamenti maniacali della mia eroina. Una di queste è proprio quella per cui la protagonista sarebbe innamorata dell'amore, inteso come passione assoluta che divora tutto e in cui l'altro scompare. Nonostante sia il centro di tutte le sue preoccupazioni e dei suoi pensieri, del marito non sappiamo quasi nulla. La protagonista dichiara di amarlo alla follia, ma non spiega mai perché, né dice cosa la attiri in quell'uomo che non a caso non ha nome, perché l'idealizzazione finisce per farne scomparire l'identità e la dimensione reale. Senza dimenticare che l'ossessione amorosa può essere anche un modo per fuggire dalla realtà, giacché ciò che occupa totalmente il nostro spazio mentale, divorandoci dall'interno, finisce per allontanarci dalle domande più importanti su noi stessi e sul mondo in cui viviamo".

Diversi lettori hanno letto il romanzo in chiave ironica...
"Mi piace l'idea che possano coesistere diversi livelli di lettura. In alcuni momenti si ha la tentazione di leggere tutta la vicenda in modo ironico, in altri invece la lettura può aderire completamente al dramma della protagonista. Nel libro ci sono sia l'ironia che la tristezza. Alcuni hanno letto il romanzo come una farsa, ma molte lettrici si sono riconosciute nelle ossessioni e nelle angosce della protagonista".

La ripetitività della vita coniugale ha un potenziale romanzesco?
"Certo. Io non ho bisogno di avventure rocambolesche per scrivere una storia, il quotidiano può essere di per sé molto romanzesco. Mi interessa soprattutto ciò che si nasconde dietro l'apparente normalità, dietro quello che sembra perfetto e tranquillo. Guardo come la normalità dura nel tempo, come si trasforma, come resiste o come crolla. Poi certo, non mi dispiace rimettere in discussione certi stereotipi, esprimere una visione del mondo più critica. Ma attenzione, non è un saggio. Ho raccontato questi problemi perché mi toccavano personalmente, perché ero prigioniera di una contraddizione. Mi rendevo conto che nonostante il mio livello d'istruzione, l'indipendenza finanziaria, la consapevolezza femminista, stavo sempre lì ad aspettare i messaggi del mio compagno e speravo solo che mi chiedesse di sposarlo. Insomma, ho voluto affrontare certi stereotipi per rimettere in discussione innanzitutto me stessa".

Ma oggi c'è ancora bisogno di rimettere in discussione il mito del principe azzurro?
"Penso proprio di sì. Anche se ciò può stupire, è un mito ancora molto presente, che resiste anche tra le mie coetanee, donne trentenni, colte e indipendenti, che continuano a sognarlo. Come se la riflessione femminista si fosse fermata davanti alla porta della vita sentimentale, senza osare affrontare gli stereotipi che la costituiscono. Invece, anche la vita di coppia deve diventare uno spazio di riflessione per rimettere in discussione le idee preconcette. Il femminismo deve affrontare la questione sentimentale".

Come dovrebbero essere le relazioni di coppia?
"Il vero amore ha bisogno di uguaglianza, fiducia e comunicazione. La coppia che riesce ad evitare i rapporti di forza alla fine è più felice. Purtroppo però domina un immaginario diverso. Le serie televisive propongono solo amori fatti di passioni, sofferenze e conflitti, dove le donne sono inevitabilmente attratte da uomini che mentono e sono violenti. Gli sceneggiatori ci propongono solo relazioni di conflitto, dominazione e dipendenza, come se fossero le uniche possibili. Io invece credo in un amore alla pari, armonioso, dove non ci sia bisogno di mentire".  

Cosa pensa del movimento Metoo?
"Ne penso solo bene, perché ha permesso di far luce su abusi che finora erano stati taciuti e nascosti. Liberare la parola delle donne su queste dolorose realtà è stato molto importante. MeToo è una vera rivoluzione e sono felice di appartenere alla generazione che la sta realizzando, ma naturalmente c'è ancora molto da fare per ripensare le relazioni con l'altro sesso. Gli uomini si sono sentiti attaccati perché non hanno voluto rimettersi in discussione e rinunciare ai loro privilegi. Il nostro però non è un attacco gratuito contro di loro, è solo bisogno di uguaglianza, vogliamo gli stessi diritti. E per vincere questa battaglia ogni mezzo è utile, compresa la letteratura. E io faccio solo quello che so fare: scrivere romanzi".

Ha l'impressione che le relazioni tra uomini e donne stiano evolvendo nella direzione auspicata?
"A volte sì, a volte no. Soprattutto ho l'impressione che si debba sempre ricominciare da capo".

Sul Venerdì del 30 settembre 2022