La serata particolare della sinistra radicale
di Riccardo Staglianò , di Riccardo StaglianòRoma. La cosa più paradossale, adesso, è quel "sounds good", l'ok definitivo con cui Noam Chomsky aveva risposto all'invito ad un dialogo, una prima mondiale, tra lui e Ken Loach ospiti in videoconferenza dei ragazzi del Cinema America. Paradossale perché è stato proprio l'audio a tradire il celeberrimo linguista che, nonostante innumerevoli tentativi di rianimazione della connessione, non è riuscito a farsi sentire. Lasciando in video solo il regista campione della working class, ovviando ai problemi audio via telefono, ha dato prova di una pazienza infinita e di una modestia magistrale quando si è infine congedato dicendo "scusate se non sono Chomsky che è molto più saggio di me, ma buon primo compleanno comunque!". Alludeva al primo anniversario della Sala Troisi, il cinema di Trastevere magnificamente ristrutturato e rivitalizzato da quei ragazzi che prima hanno occupato il Cinema America, poi …
Roma. La cosa più paradossale, adesso, è quel "sounds good", l'ok definitivo con cui Noam Chomsky aveva risposto all'invito ad un dialogo, una prima mondiale, tra lui e Ken Loach ospiti in videoconferenza dei ragazzi del Cinema America. Paradossale perché è stato proprio l'audio a tradire il celeberrimo linguista che, nonostante innumerevoli tentativi di rianimazione della connessione, non è riuscito a farsi sentire. Lasciando in video solo il regista campione della working class, ovviando ai problemi audio via telefono, ha dato prova di una pazienza infinita e di una modestia magistrale quando si è infine congedato dicendo "scusate se non sono Chomsky che è molto più saggio di me, ma buon primo compleanno comunque!". Alludeva al primo anniversario della Sala Troisi, il cinema di Trastevere magnificamente ristrutturato e rivitalizzato da quei ragazzi che prima hanno occupato il Cinema America, poi hanno fatto scuola con il cinema gratis in piazza e infine hanno trasformato una sala sul viale del tramonto in quella di maggior successo in Italia, con tanto di sala studio aperta 24 ore al giorno.
Doveva essere una festa. La notte del "left pride". Con due icone globali della sinistra che, a cinque giorni dal voto, avrebbero provato in extremis una trasfusione di passione nell'anemica campagna elettorale nostrana. Sotto gli auspici di questo collettivo di ventenni, la cui maglietta bastava per attirare le botte di fascisti locali, riusciti nell'impresa di convocare i due grandi vecchi. Doveva essere una ventata di ottimismo in zona Cesarini, ed è finita come con il pulmino elettrico di Letta che sul più bello l'ha lasciato per strada. È la riprova di un problema tecnologico dei progressisti, retaggio dell'amore-odio che Marx mette per iscritto nel Frammento sulle macchine, o l'ennesima metafora triste di una sconfitta annunciata?
"Il peggio arriverà domenica"
Il cronista, per giocare a carte scopertissime, era andato per raccontare un campione non rappresentativo di popolo di sinistra che, nonostante i sondaggi, non voleva saperne di arrendersi. Ma, col magone, deve testimoniare la bandiera bianca issata da Valerio Carocci, il motore a energie infinitamente rinnovabili del collettivo. Passato da un ancora speranzoso "gente, ogni cosa si risolve, Chomsky ha le casse spente ma sua moglie sta cercando di riavviarle...E comunque non è niente rispetto al peggio che arriverà domenica!" a un affranto "abbiamo fatto forse il passo più lungo della gamba", tra gli incoraggiamenti di un pubblico che sembrava aver colto il valore profetico del dissolvimento dell'ultima illusione di riscatto.
D'altronde, già prima del forfait, la serata aveva offerto un altro fuori programma. Nell'attesa del collegamento, aveva fatto irruzione un manipolo di giovani anarchici che, srotolando uno striscione nero, chiedevano l'abolizione del 41 bis e del carcere tutto, denunciando la detenzione di Alfredo Cospito, in prigione dal 2013 per aver gambizzato un manager Ansaldo e per altri reati violenti. Lo staff prima ha provato a fermarli ma poi li ha lasciati raggiungere il boccascena per leggere un comunicato. D'altronde anche loro, il futuro Piccolo America, sono nati occupando. Così le reazioni più forti sono venute dal pubblico, già spazientito dal ritardo di un'ora rispetto all'inizio previsto alle 19.30. Quando parte un sonoro "vaffanculo" dal fondo della platea, un'elegante signora in seconda fila si scatena: "Ma come, volete negare che ci siano anarchici in galera? Sono nauseata da questa gentaglia veltroniana che passa la vita al Maxxi (il museo romano diretto da Giovanna Melandri, ndr). Che orrore! Roma fa schifo! Questo cinema fa schifo! Io me ne vado", ma poi è rimasta.
Già, che cosa pensano queste trecento persone che si sono gettate come piranha sui biglietti da 7 euro, andati esauriti in un quarto d'ora dalla pubblicazione online? Sondo gli umori nell'affollatissimo foyer che, se non a cellula resistenziale, si candida a diventare cluster Covid. Per Leonardo e Giovanni, studenti di giornalismo di 22 e 23 anni, la sinistra ha sbagliato comunicazione e i manifesti di Letta si prestavano troppo a diventare meme contro di lui. Sì, ma nella sostanza? "Non sono riusciti a denunciare Berlusconi come il finto nuovo né a spiegare che la flat tax danneggia gli operai". Su cosa avrebbe dovuto puntare il Pd non riescono a dirlo, ma voteranno Si/Verdi, magari Possibile. Federico, prof universitario di filosofia in pensione, ha doglianze più classiche: "La sinistra ha abbandonato i suoi interlocutori naturali. Si è affezionata al governo. E Letta è un lacché della Nato mentre, quando ero nel Pci io, chiedevamo di uscirne. Detto questo il momento è troppo tragico: voterò comunque Pd". Paolo, cinquantottenne dipendente pubblico, accusa la sinistra di aver consentito che le tv commerciali "spegnessero il cervello degli italiani" e di aver ignorato l'ambiente. Nicolò Scarano, trentenne esperto di comunicazione, è qui per "l'evento culturale", non per il rassemblement della sinistra irriducibile. Anzi: non crede proprio che il pienone sia merito solo loro: "Sono ragazzi che abitano in centro, non i poveri che la sinistra ha dimenticato e fatto allontanare". Samantha, studentessa e lavoratrice, pensa già al 26 settembre: "Se davvero dopo Letta verrà Bonaccini il Pd sparirà. Come fanno a non capirlo? I 5S, facendo la sinistra, crescono".
C'è anche un drappello di amici tornati da un dibattito tra Fabrizio Barca e Lucio Caracciolo non lontano da qui. Voterebbero Pd di corsa se solo avesse candidato l'ex ministro e animatore del Forum disuguaglianze ma, non avendolo fatto, per la prima volta in vita loro, sette su otto sono ancora indecisi su chi scegliere e c'è chi vagheggia di "astensione motivata", una maniera un po' dadaista ma rispettabilissima di mettere a verbale il proprio rifiuto. Uno racconta di Federica Mazzoni, prima segretaria del Pd a Bologna, che all'insediamento ha trovato un buco di quasi 4 milioni di euro dovuti a una certa larghezza tra emolumenti e altri comfort: "E parliamo del meglio della geografia dem: si rende conto?".
Non ci resta che Riff-Raff
Torniamo in sala. L'ottantaseienne Ken Loach, reduce da un'ora di tentativi di connessione dietro le quinte, appare sorridente a tutto schermo. La conversazione, da Roma, avrebbe dovuto essere guidata dalla combattiva Asia Leofreddi, della rivista Confronti. Però il dissesto telematico manda tutti in confusione. Provano a interpellarlo sull'importanza della gentilezza ma il maestro non registra ("È una domanda?"). Quindi sui principi cardine dietro a un'azione politica progressista. Loach ha le idee chiare, non da oggi: "L'essenza della società è il conflitto. E la classe al potere è senza scrupoli. Dobbiamo combatterla sapendo che non rispetterà alcuna regola per vincere". E il ruolo politico del cinema? "Raccontare storie semplici in cui le persone possano identificarsi. Una famiglia, un lavoro, un conflitto che illumini tutta la società". È la sua indiscussa specialità. Domande lunghe, arrovellate, che diventano interminabili per la linea periclitante. Dalla sala il giornalista Corrado Formigli chiede come recuperare le periferie, tendenti a destra: "Per rassicurare gente impaurita e sfiduciata non basta un centrosinistra troppo tenero col potere, serve una vera sinistra". Sindacati, la capacità di unirsi, recuperare un approccio internazionalista. Rimpiange Corbyn, "non difeso dai suoi". Gli chiedono di Assange, dell'importanza dei dissidenti, ma registra solo la seconda parte: "Dissidenti? Tra noi ci chiamiamo compagni. Vogliamo l'uguaglianza. Che le persone abbiano un tetto sulla testa. Il cibo sulla tavola. Una pensione quando invecchiano. È molto semplice". E qui gli applausi partono, ma non scroscianti come li avevo immaginati. Il padrone di casa, Carocci, torna sul palco. È rosso in viso, demoralizzato. Si scusa, si prende tutte le sue responsabilità come generalmente i politici non fanno. Dietro al fiasco un ruolo devono averlo giocato i 93 anni del padre della grammatica generativa, ancora lucidissimo sia per iscritto che in recenti video ma probabilmente meno autonomo sui dispositivi elettronici. Loro, signorilmente, negano (l'indomani Chomsky ha risposto per mail a Loach sulla necessità di avere "leader all'altezza": "Contano di più moltitudini di sconosciuti"). Mentre un po' di pubblico sciama, parte Riff-Raff, classico loachiano del '91. Storia della vita agra di Steve che, nel cantiere edile dove ha trovato lavoro, ha quasi meno diritti che nel carcere che pure ha conosciuto. Il proto forgotten man della poetica del regista che il Pd ama al cinema ma, a sentire il foyer, tende drammaticamente a dimenticare nella vita vera. Magari al prossimo giro farà meglio.
Sul Venerdì del 30 settembre 2022