Walter Ganapini: così porterò San Pietro a impatto zero
di Massimiliano Di Giorgio , di Massimiliano Di GiorgioROMA. I pellegrini del Giubileo 2025? Armati di borraccia e kit di prodotti biodegradabili, istruiti a dovere da un'app del cellulare sui comportamenti ecologici virtuosi per ridurre al massimo l'impatto climatico dell'evento in Vaticano. Il primo Anno santo green della storia comincia a prendere forma, grazie a un comitato di esperti voluto da papa Francesco. Hanno già cominciato a studiare l'impronta ecologica del complesso di San Pietro e degli edifici annessi: da quanta energia serve a quanti rifiuti, anche quelli organici che passano per le fognature vaticane e romane, si producono.
Per il momento, non si parla di istituire un "numero chiuso" per i pellegrini, anche se "il tema di governo dei flussi&…
ROMA. I pellegrini del Giubileo 2025? Armati di borraccia e kit di prodotti biodegradabili, istruiti a dovere da un'app del cellulare sui comportamenti ecologici virtuosi per ridurre al massimo l'impatto climatico dell'evento in Vaticano. Il primo Anno santo green della storia comincia a prendere forma, grazie a un comitato di esperti voluto da papa Francesco. Hanno già cominciato a studiare l'impronta ecologica del complesso di San Pietro e degli edifici annessi: da quanta energia serve a quanti rifiuti, anche quelli organici che passano per le fognature vaticane e romane, si producono.
Per il momento, non si parla di istituire un "numero chiuso" per i pellegrini, anche se "il tema di governo dei flussi" andrà affrontato, ammette Walter Ganapini, scelto dal Vaticano per coordinare il comitato. Tra gli addetti ai lavori e nel mondo dell'ambientalismo, Ganapini è una autorità. Membro onorario del comitato scientifico dell'Agenzia europea dell'ambiente, 71 anni, emiliano, di formazione chimico, cattolico per fede e di sinistra in politica, ha un curriculum lunghissimo: all'Enea con Umberto Colombo nei primi anni Ottanta, tra i fondatori di Legambiente, ex presidente di Greenpeace. Specializzato, diciamo così, in rifiuti. In Italia, ha fatto il tour delle "emergenze-immondizia". Nel 1995 era assessore all'ecologia a Milano con il sindaco leghista Marco Formentini. Nel 1998 il premier di centrosinistra Romano Prodi lo chiamava a rilanciare l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente. Nel 2008, eccolo assessore "tecnico" all'ambiente in Campania da Antonio Bassolino. Ma si è occupato anche della monnezza romana: nel 1997, quando al Campidoglio c'era Francesco Rutelli, ha istituito la prima raccolta differenziata dei rifiuti a Roma, cioè il sistema dei cassonetti verdi, bianchi e blu che resiste ancora oggi.
Ora Ganapini è tornato nella Città Eterna per occuparsi dei rifiuti prodotti dai pellegrini e per trovare il modo di abbattere le emissioni a effetto serra a San Pietro il più presto possibile. Non da solo, ma insieme a una dozzina di esperti di clima, ambiente, economia, organizzazione e altre discipline, tra cui una sola religiosa: suor Helen Alford, una domenicana laureata in Ingegneria a Cambridge e oggi preside della facoltà di Scienze Sociali all'Angelicum. A chiamarlo in Vaticano è stato un altro ambientalista come lui, emiliano come lui, ma in tonaca: il cardinale Mauro Gambetti, vicario per la Città del Vaticano e a capo della Fabbrica di San Pietro. Nel 2017 Gambetti era Custode del convento di San Francesco di Assisi, e in quella veste chiese a Ganapini di trasformare il complesso religioso umbro in un modello di sostenibilità ambientale: oggi la plastica è bandita e i locali vengono riscaldati e rinfrescati grazie a una centrale di trigenerazione all'avanguardia.
"C'è una premessa da fare, sono figlio di operai ma sono stato tirato su in gioventù da don Giuseppe Dossetti, che ha sempre praticato con forza la distinzione dei ruoli e dei poteri, anche nei rapporti tra Stato e Chiesa".
Diciamo che è stato questo Papa ad averla riportato in chiesa, o no?
"In effetti sono rinato, quando nel 2015 è uscita l'enciclica Laudato sì, in cui si spiega che la Terra è la casa comune, l'unica che abbiamo, e non ha risorse infinite. In realtà, già nel 1999 con altri quattro o cinque chiamati dall'allora direttore della Pastorale sociale monsignor Paolo Tarchi, demmo vita al Gruppo di lavoro per la salvaguardia del Creato. Allora non eravamo neppure in grado di prevedere che il percorso verso l'irreversibilità del cambiamento climatico sarebbe stato così drammaticamente veloce. Eravamo a 350 parti per milione di CO2 nell'atmosfera quando si lanciarono i primi allarmi, ma nulla si fece. Oggi a 420 ppm l'irreversibilità è arrivata, e a 450 cominciano i rischi di estinzione della specie".
Quali decisioni avete già preso per il Vaticano?
"Cominciamo a fare il bilancio di massa e di energia: quanta energia si usa, da quali fonti arriva. Bisognerà misurare anche le emissioni: quelle solide, quelle liquide, quelle gassose. Questa analisi ci aiuterà a capire le priorità su cui intervenire, qual è l'attuale stato dell'ambiente nell'area, compresa la biodiversità. Studieremo l'irraggiamento solare e in che quadrante climatico si colloca tutta la zona. Entro due mesi dovremo avere i risultati delle analisi".
E poi? Parliamo di un posto visitato da milioni di persone.
"Questo è l'elemento cruciale. C'è un tema di governo dei flussi e quindi bisognerà immaginare un cambiamento della logistica a monte. Ma è solo uno dei temi sul tavolo, dall'illuminotecnica alla gestione dei residui organici generati nelle strutture e dai pellegrini...".
Non penserete mica al numero chiuso a San Pietro.
"Non sono in grado di dirlo e non mi compete. Ragioneremo sui numeri che arriveranno. L'intenzione è quella di offrire questa piattaforma di conoscenze, di buone pratiche e di difficoltà, al confronto con tutte le organizzazioni di fede, in un dialogo interreligioso".
Il tempo non è un po' scarso, visto che siamo ormai quasi alla fine del 2022?
"È vero. Sentiamo la terribile importanza del fattore tempo, perché il cambiamento climatico incombe e accelera. Ma contiamo di avere i primi elementi progettuali entro quest'anno, per partire poi con gli aspetti applicativi".
Lei ha avuto anche l'esperienza della monnezza romana.
"Senta, io la soluzione l'avevo già indicata nel 2002 a Walter Veltroni e poi, nel 2013, a Ignazio Marino: serve la raccolta spinta dei rifiuti porta-a-porta. E non aggiungo altro".
Sul Venerdì del 30 settembre 2022