Amore e libertà in Iran
di Vittorio Lingiardi , di Vittorio LingiardiI biglietti elettronici scaricati sul cellulare per entrare nelle sale della mostra del cinema di Venezia, una volta utilizzati, li eliminavo. Ma quello del film di Jafar Panahi, condannato a sei anni di prigione per propaganda antigovernativa, l’ho conservato: un amuleto affettivo per proteggere il cinema e la sua libertà. E il ricordo di un film duro e poetico: Gli orsi non esistono (Khers nist), da ieri in tutti i cinema (nel numero scorso del Venerdì Paola Zanuttini aveva intervistato la protagonista, Mina Kavani, ndr). Un’opera politica d’amore che racconta le storie parallele di due coppie e del controllo che il potere esercita su di loro. Un film coraggioso che parla dell’Iran amandolo e per questo non perdonando la prepotenza di chi lo governa e la superstizione di chi ancora vive secondo arcaiche credenze oscurantiste.
Nell’ormai consueta dimensione di cinema nel cinema i diversi piani narrativi si intrecciano fino a scomparire l&r…
I biglietti elettronici scaricati sul cellulare per entrare nelle sale della mostra del cinema di Venezia, una volta utilizzati, li eliminavo. Ma quello del film di Jafar Panahi, condannato a sei anni di prigione per propaganda antigovernativa, l’ho conservato: un amuleto affettivo per proteggere il cinema e la sua libertà. E il ricordo di un film duro e poetico: Gli orsi non esistono (Khers nist), da ieri in tutti i cinema (nel numero scorso del Venerdì Paola Zanuttini aveva intervistato la protagonista, Mina Kavani, ndr). Un’opera politica d’amore che racconta le storie parallele di due coppie e del controllo che il potere esercita su di loro. Un film coraggioso che parla dell’Iran amandolo e per questo non perdonando la prepotenza di chi lo governa e la superstizione di chi ancora vive secondo arcaiche credenze oscurantiste.
Nell’ormai consueta dimensione di cinema nel cinema i diversi piani narrativi si intrecciano fino a scomparire l’uno nell’altro: il regista, interprete di se stesso, metafora viva della fantasia che sopravvive alla censura, dirige il film via computer (la linea prende e non prende) da un paesino dell’Iran; la troupe allestisce il set delle riprese oltreconfine in una città turca; attorno a queste due location esplodono storie che trasformano la realtà in invenzione e viceversa. Passaporti veri, passaporti falsi, matrimoni combinati, giuramenti sacri, confini, denunce. Due movimenti psichici si alternano: la voglia
di fuggire e quella di restare. C’è una scena emozionante in cui Panahi, di notte, viene accompagnato clandestinamente al confine tra Iran e Turchia: basterebbe un passo, ma lui torna indietro. L’importante è lottare, non smettere di filmare, testimoniare che “gli orsi non esistono”. Sono le nostre paure l’alimento dei tiranni. Tra finzione e realtà, ironia e tragedia, il film dipana la sua fiera matassa d’amore e libertà. Panahi è una ragazza di Teheran che si taglia i capelli.
Sul Venerdì del 7 ottobre 2022